A.Zasso. Sui voucher

di Achille Zasso

Nelle giornate del 7 e 8 gennaio 2017 da alcuni giornali e reti televisive è stata diffusa la notizia sull’uso da parte della Cgil (ed in particolare del Sindacato Pensionati Italiani CGIL) di un meccanismo basato sul principio del funzionamento dei buoni-voucher, allo scopo di remunerare le prestazioni e le attività lavorative corrisposte da pensionati e pensionate chiamati a svolgere lavori come “collaboratori” e “volontari” nelle Leghe e nelle Sedi dello SPI o in altre Strutture della CGIL.
Ciò ha lasciato “Il sindacato è un’altra cosa-Opposizione CGIL” (pensionati) profondamente preoccupato e incollerito per le negative conseguenze e per i risvolti deteriori che una prassi del genere – qualora fosse confermata – inevitabilmente determinerebbe nell’organizzazione.
Perfino da dirigenti politici della maggioranza parlamentare (anche se con inammissibile ritardo) è stato ammesso: il governo deve governare a iniziare da un intervento sui voucher (eliminandoli, n.d.r.), poi con una tutela nei confronti dei licenziamenti (reintroducendo l’art.18, n.d.r.).
Pure il presidente della Repubblica ha parlato dell’uso improprio dei voucher.
La CGIL ha raccolto oltre 3 milioni di firme per un referendum che prevede tra le altre cose di abolire alcune norme sui voucher introdotte dal Jobs Act, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi.
Il Jobs Act del governo Renzi è intervenuto sui voucher solo alzando da 5 a 7 mila euro netti la cifra massima che è possibile guadagnare tramite voucher in un anno.
I voucher si prestano a moltissime forme di abuso. Una delle più evidenti consiste nell’utilizzare il voucher per “mascherare” un lavoratore in nero. Il gestore di un locale potrebbe impiegare un dipendente per otto ore di lavoro e acquistare un voucher in modo da retribuirlo regolarmente soltanto per una frazione del periodo effettivamente lavorato. In caso di visita di un ispettore del lavoro, gli basterebbe esibire il voucher e giustificare così la presenza del lavoratore proprio nel momento della visita.
I voucher sono sinonimo dello sfruttamento dei lavoratori sia per quanto riguarda la quantità delle retribuzione, sia per quanto si riferisce alla disciplina e alla normativa negative che introducono nei rapporti di lavoro anomali e di infima qualità.
Va perciò criticata, contrastata e soppressa la natura stessa dei voucher, anche al di là delle irregolarità che possono essere commesse nel loro utilizzo.
In alcuni critici del lavoro precario l’idea prevalente è che lo sfruttamento e il lavoro povero sono da ostacolare solo nella misura in cui nascondono lavoro irregolare e non perché sono lavoro “in negativo”, sono “non lavoro”, forme di sfruttamento, di degrado e di abbrutimento del soggetto umano.
Secondo alcuni, tra cui il presidente dell’INPS Tito Boeri (nemico delle pensioni calcolate col sistema retributivo e fautore di un disastroso e penalizzante sistema contributivo da introdurre per tutti: giovani, lavoratori attivi e pensionati che hanno già lasciato il lavoro) la crisi economica ha probabilmente avuto un ruolo importante perché ha costretto molte persone che hanno perduto la loro occupazione precedente ad accontentarsi di “mini lavori”.
La contraddizione insanabile e l’incoerenza schizofrenica della linea della CGIL e dello SPI è quella di promuovere un referendum per l’abolizione dei vaucher e al tempo stesso riconoscere ai propri militanti e attivisti il lavoro sindacale svolto con il sistema perverso che con il referendum si vuole abrogare.

9.1.2017,  Achille Zasso

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