Genova: Terzo valico, mazzette e devastazione ambientale

TERZO VALICO: MAZZETTE, CORRUZIONE E DEVASTAZIONE AMBIENTALE.… E I LAVORATORI COME STANNO?

A fine ottobre sono stati arrestati tutti i vertici del Cociv. Mazzette e corruzione per l’affidamento di appalti sui lavori del Terzo Valico. I vertici politici delle istituzioni locali, da Toti a Doria, da Giampedrone a Bernini, si sono subito preoccupati e prodigati per difendere la “grande opera”, ritenuta imprescindibile e necessaria, dicendo che i lavori devono andare avanti comunque, a prescindere e anche velocemente.

Nessuno di loro si è preoccupato di quanto affermato dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi in conferenza stampa secondo cui “la galleria a Cravasco potrebbe non essere stata eseguita correttamente” e quindi possa presentare carenze strutturali, a causa dei materiali scadenti utilizzati, secondo quanto si evince dalle intercettazioni (“Cemento-colla e calcestruzzo a caz …”). Certo che potrebbero venir loro i brividi se si fermassero invece a ricordare il crollo di un blocco di cemento, avvenuto all’interno della stessa galleria di Cravasco nel marzo 2015, in cui rimasero feriti, uno in modo grave, due operai che là dentro lavoravano. Cosa aveva mai causato quel crollo? Non si sa … Nessuno di loro, che dovrebbero essere tra i garanti della salute e della sicurezza pubblica, si è preoccupato delle condizioni di sicurezza, per i cittadini e i lavoratori, di quelle opere, che potrebbero essere a grave rischio. E di cosa si è invece preoccupato l’assessore regionale Giampedrone, che ha rifiutato di incontrare i cittadini della Valverde che gli hanno chiesto per mesi un incontro, preoccupati per la presenza di amianto nel cantiere della galleria di Cravasco? Evidentemente preferiva l’interlocuzione coi vertici Cociv, che invece lo prendevano in giro sulle assunzioni di manodopera locale: «Possiamo dirgli che adesso, con il tunnel Vecchie Fornaci facciamo una bella garetta, in cui inviteremo sicuramente delle imprese liguri. Non so quale, tanto non prenderà alcun lavoro… eh eh… ma pazienza…». (Intercettazione di Ettore Pagani, ex numero due di Cociv – vedi:

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/10/29/ASrVdLuE-imprese_invitiamo_vincono.shtml

Ma anche le direzioni sindacali si sono caratterizzate per continuare a mantenere ancora in queste settimane un atteggiamento di corto respiro. Se davvero risulta che siano stati disattesi i protocolli sulla legalità e quelli sulle ricadute locali di natura economica e occupazionale, sottoscritti con le Organizzazioni Sindacali, non occorrerebbe allora rivendicare l’applicazione di incisive sanzioni e di contromisure, anziché limitarsi a dichiarare “che, quando ci si trova davanti a intercettazioni nelle quali si parla anche di materiali che servono a mettere in sicurezza l’opera, si auspica che si faccia chiarezza” e che “ci sono 600 lavoratori a rischio” occupazione (ma i soggetti politici favorevoli all’opera non ne avevano promesso 4.000?) in caso di stop ai lavori? Per quanto comprensibile, noi crediamo che questa preoccupazione sull’occupazione si situi in un orizzonte molto limitato, basato sulla sola immediatezza dell’oggi e niente più. Intanto, se davvero ci sono preoccupazioni sulla messa in sicurezza dell’opera, occorrerebbe non solo richiedere chiarezza ma rivendicare che siano accertate le condizioni di sicurezza per i lavoratori nella galleria di Cravasco, prima di eventualmente proseguire i lavori, e, insieme, la garanzia del salario attualmente percepito da tutti i lavoratori che lì vi operano perché non un euro sia messo a carico di chi lavora e che non ha alcuna colpa su tutto il giro di mazzette e corruzione. Ma soprattutto, a nostro avviso, all’interno del movimento sindacale occorrerebbe piuttosto aprire una riflessione più ampia. Una riflessione sull’intero sistema delle Grandi opere che, oltre alle problematiche più generali relative alle scelte strategiche e alle devastazioni ambientali, risulta essere un sistema in cui è ormai ampiamente verificato quanto vi sia connaturato un pesante groviglio di corruzione. Per cui anche i lavori del Terzo Valico, come ben dimostrano gli ultimi arresti, vengono spesso affidati a ditte che hanno problemi seri con la giustizia, che utilizzano materiali scadenti, scambi di favori, mazzette e illeciti vari pur di massimizzare i profitti, portando tra l’altro un numero di posti di lavoro locali davvero minimo e mettendo a rischio la salute e sicurezza degli stessi lavoratori. Ma non basta! Perché occorrerebbe riflettere sul bassissimo rapporto esistente tra numero di lavoratori utilizzati per la realizzazione del Valico (appunto poche centinaia) e spreco di soldi pubblici stanziati per lo stesso (6,2 miliardi di Euro). E allora occorrerebbe piuttosto rivendicare un diverso utilizzo degli stessi fondi pubblici per creare assai più numerosi posti di lavoro in opere più importanti e utili alla pubblica collettività. La stessa Camera del Lavoro – CGIL di Genova, nell’ottobre del 2012, organizzò un Convegno dal titolo “Tutela del territorio: sicurezza per i cittadini, sviluppo per l’economia e il lavoro”, e indicava in 1 miliardo di euro la cifra necessaria per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio genovese, sostenendo che “… mettere in sicurezza la città produrrebbe in termini occupazionali oltre mille posti di lavoro per 10/15 anni, oltre naturalmente alla salvaguardia di cittadini e imprese …”.

Ci si dovrebbe allora chiedere quante migliaia di posti di lavoro si potrebbero quindi creare con i 6,2 miliardi del Valico. E quanto territorio di tutta la provincia di Genova potrebbe essere messo in riassetto idrogeologico, compiendo sì davvero una Grande Opera necessaria e utile alla collettività. E le rivendicazioni sindacali dovrebbero essere conseguenti.

FERMARE IL TERZO VALICO E’ NECESSARIO, UTILIZZARE I FONDI PUBBLICI PER LE OPERE UTILI E’ POSSIBILE!

Genova, novembre 2016

Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL        Esecutivo provinciale Genova 

(Massimo Dalla Giovanna – Aurelio Macciò – Giuseppe Vassallo)

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