Un contratto per chi? Vota NO

Sul rinnovo del 14 novembre del CCNL Turismo con AICA e Federturismo

Il 14 novembre scorso è stata sottoscritto il rinnovo del CCNL per i dipendenti dell’industria turistica, con AICA e Federturismo, a 42 mesi dalla scadenza. Il contratto avrà durata fino al 31 gennaio 2018.

Il 18 gennaio 2014, quando fu rinnovato il CCNL del Turismo con Confcommercio, fummo profetici nel sottolineare che avrebbe indebolito il settore nel suo insieme. Quel rinnovo contrattuale determinò un sostanziale indietreggiamento sul piano salariale e della flessibilità, e soprattutto fu sottoscritto soltanto d una parte del padronato, tenendo fuori le grandi catene alberghiere raccolte in Confindustria e la ristorazione collettiva rappresentata da Fipe e Angem. La scelta allora compiuta dai gruppi dirigenti della Filcams CGIL, e da Fisascat e Uiltucs, fu quella di scambiare un aumento salariale decisamente modesto, 88 euro parametrati al 4 livello, concedendo alle aziende alberghiere mano libera per quanto concerne l’organizzazione del lavoro: turni, riposi e orario, peggiorando considerevolmente la vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Malgrado tali concessioni le parti datoriali legate a Confindustria e alla ristorazione collettiva, non sottoscrissero lo stesso il rinnovo contrattuale. Il padronato ha quindi dimostrato di avere le idee chiare, rispetto agli obbiettivi che si prefigge di raggiungere: frammenta i contratti nazionali con tantissime associazioni di categorie che competono tra loro, per abbassare salari e diritti ai lavoratori, mentre il sindacato anziché unificarli accetta la politica della controparte.

In un perfetto gioco delle parti, l’essersi alternati alla sottoscrizione dell’accordo, ha infatti consentito da un lato a Confindustria di ritardare il pagamento economico per 42 mesi, a Fipe ed Angem di uscire dal contratto, a Federalberghi (Confcommercio) di tornare a riaprire la partita contrattuale richiedendo indietro una parte degli aumenti di salario, che presumibilmente i lavoratori e le lavoratrici dovranno scontare nel prossimo rinnovo contrattuale. Mentre i lavoratori e le lavoratrici delle grandi catene alberghiere intascheranno gli 88 euro con un ritardo di 42 mesi, in tre rate (l’ultima verrà erogata a Gennaio 2018), i lavoratori e le lavoratrici della ristorazione collettiva invece continueranno ancora ad essere sprovvisti del rinnovo contrattuale.

Ci sembra del tutto evidente che l’aver sottoscritto un accordo a distanza di 42 mesi, quindi ben oltre la durata triennale del contratto, darà nuova linfa alle richieste padronali di allungare i rinnovi dei contratti abbassando in questo modo il salario dei lavoratori e delle lavoratrici. In aggiunta a questo oggettivo pericolo, siamo preoccupati del fatto che Federalberghi sicuramente riconvocherà le organizzazione sindacali al tavolo della trattativa per discutere del salario erogato dalle sue aziende. Su questa partita, non vogliamo che si riproduca lo schema disastroso imposto ai lavoratori ed alle lavoratrici del Commercio, con la sospensione dell’erogazione del salario su input padronale.

Sarebbe gravissimo se, in virtù di una richiesta di Federalberghi per rimettere in discussione quanto già erogato con la sottoscrizione del CCNL del 2014, Filcams, Fisascat e Uiltucs decidessero di accettare una trattativa senza sentire i lavoratori e le lavoratrici.

Inoltre, i lavoratori e le lavoratrici interessati oggi da questo rinnovo perdono un pezzo sostanziale di salario rispetto ai colleghi di Federalberghi, in quanto è mancata l’erogazione della vacanza contrattuale da parte delle aziende di Confindustria, che avrebbe avuto la funzione di lenire la perdita di salario causato dal ritardo considerevole del rinnovo contrattuale.

Per questo motivo, e per il fatto che la ristorazione collettiva ancora non ha il rinnovo del contratto, ci sembra inappropriato parlare di passi in avanti compiuti per una ricostruzione dell’unità contrattuale. In un contesto nel quale in ogni tornata contrattuale si concede maggiore flessibilità e si conseguono modestissimi risultati salariali – i quali come abbiamo visto nel Commercio possono essere in ogni momento messi in discussione dal padronato – la partita della difesa del contratto collettivo nazionale volge verso la sconfitta. Non si può continuare a giustificare gli arretramenti normativi e salariali con la scusa che i padroni volevano di più, come fatto con il comunicato stampa sul rinnovo del CCNL del Turismo appena sottoscritto; non si può sbandierare ai quattro venti come conquista dei lavoratori e delle lavoratrici l’aver ottenuto dalle aziende il diritto di informazione; diritto che poi vige solamente sulla carta.

L’altra questione che ci preme sottolineare riguarda la partita dell’assistenza integrativa sanitaria. Questo strumento, inserito nei rinnovi contrattuali sia nazionali sia di secondo livello ormai da diversi anni, sta sempre di più diventando uno strumento sostitutivo, e non integrativo, del diritto alla salute, in assenza di una strategia sindacale di difesa della sanità pubblica. Sta proprio diventando un dispositivo funzionale allo smantellamento della sanità pubblica e alla sua privatizzazione. Inoltre, come già accaduto con il rinnovo per Federalberghi, anche i lavoratori e le lavoratrici delle grandi catene dovranno contribuire a pagare la sanità integrativa, che prima invece era tutta a carico delle aziende, con 2 euro mensili. Quindi, anche il monte salariale che entrerà a regime nel 2018, non sarà di 88 euro come sostenuto, ma meno a causa della partecipazione al pagamento della sanità integrativa.

Il nostro giudizio sul rinnovo sottoscritto, quindi, non può essere che negativo. Non si inverte la tendenza, ormai consolidatasi, su partite di vitale importanza per i lavoratori e le lavoratrici quali salario e flessibilità. Purtroppo, a causa di questa concertazione al ribasso, la sottoscrizione dei rinnovi sta diventando sempre di più conveniente al padronato che, in ogni partita contrattuale, erode pezzo dopo pezzo, senza soluzione di continuità, i diritti e il salario. Se vogliamo realmente difendere dall’attacco governativo e padronale lo strumento fondamentale del CCNL, dobbiamo cambiare radicalmente la posizione dell’organizzazione, che appare sempre di più modellata verso le logiche padronali. Senza un atteggiamento e una politica di riconquista di importati pezzi contrattuali, come per esempio l’organizzazione del lavoro e aumenti salariali consistenti, non riusciremo a difendere il CCNL.

Come dimostrato dalle pesanti contestazioni verso Cgil Cisl e Uil avvenute nell’integrativo in Fincantieri e nel contratto dell’igiene ambientale, nel mondo del lavoro si comincia a percepire un cambio di tendenza da parte dei lavoratori e delle lavoratrici che non vogliono più accettare le logiche padronali e rivendicano un sindacato combattivo. Bisogna incoraggiare questa tendenza, ma per farlo la Cgil deve uscire dall’impostazione concertativa e subalterna al disegno padronale.

Basta con i contratti che restituiscono salario e diritti, alle assemblee che si terranno chiediamo ai lavoratori ed alle lavoratrici di votare NO.

il sindacato e’ un’altra cosa- OpposizioneCgil in FILCAMS

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