Almaviva. No ai licenziamenti e ai diritti al massimo ribasso

sindacatoaltracosa - SLC

2511 licenziamenti: un numero, una statistica aziendale, una linea nera a cui ci si deve attenere. Eppure in quel numero c’è, uno per uno, il destino lavorativo di intere famiglie, considerate da Almaviva Contact come un problema di cui disfarsi, un avanzo che non garantisce più profitti.
L’azienda così decide il 5 Ottobre di riaprire le procedure di licenziamento concentrando tutti gli esuberi sulle due sedi su cui ritiene i suoi margini non più sostenibili, quelle di Napoli e di Roma, continuando a considerare, come nell’ultimo accordo, le sedi dell’azienda diverse tra loro e quindi sanzionabili singolarmente e decidendo di investire prioritariamente sul territorio di Palermo “magicamente” diventato principale sede iper-produttiva ma su cui grava la minaccia di trasferimenti coercitivi per i lavoratori a causa della perdita della commessa Enel. Le motivazioni che adduce ai licenziamenti sono legate ad una serie di condizioni che ormai da tempo non si verificano ma che oggi esplodono con tutta la drammaticità della chiusura di interi stabilimenti: la mancanza di regole certe sull’aggiudicazione delle gare d’appalto (le cosiddette gare al massimo ribasso), le delocalizzazioni, la perdita dei ricavi. Insomma il mercato in cui agisce l’azienda non è regolamentato, il Governo latita, l’azienda intanto delocalizza essa stessa in Romania, e le conseguenze le pagano i lavoratori con i licenziamenti e con una gestione dei volumi sempre più discriminante e artefatta tra sito e sito e relativi committenti.
Il Mezzogiorno e Napoli la sua capitale, i lavoratori e le loro famiglie non possono assolutamente permettersi questo atto scellerato, la continua deindustrializzazione, la chiusura di intere aziende e fabbriche, la compressione delle libertà democratiche e produttive.. una bomba sociale!
L’azienda recrimina inoltre anche la mancata attuazione dell’accordo specifico sul controllo da remoto e sull’uso aziendale dei dati individuali della produttività e della qualità.
Su questo punto siamo e saremo molto chiari: i lavoratori non possono subire ulteriori pressioni, ulteriori aumenti dei ritmi di lavoro, i nostri livelli qualitativi sono alti, i fondi per la formazione vengano utilizzati per formare tutti i lavoratori senza discriminazioni e senza intaccare il salario!
Negli ultimi anni tante, troppe volte, scioperi e manifestazioni hanno poi portato ad accordi peggiorativi. I lavoratori meritano strategie ed azioni sindacali complessive all’altezza dei costanti attacchi!
Siamo consapevoli che questa sfida interessa tutto il comparto TLC e perciò riteniamo che sia necessario uno SCIOPERO GENERALE DEL SETTORE che metta al centro le numerose vertenze con il rinnovo del contratto nazionale che per noi si caratterizza con l’affermazione di alcuni principi e il recupero di tutto ciò che abbiamo perso in questi anni: le maggiorazioni sul lavoro flessibile e straordinario, l’applicazione intera delle clausole sociali, il diritto alla privacy, i minimi contrattuali per gli appalti, un piano chiaro e serio per i consolidamenti orari e gli investimenti. L’Azienda è Una, non siamo più disposti a cedere il nostro lavoro, i nostri salari, i nostri diritti, la nostra dignità!!
Nemmeno un posto di lavoro in meno!! Al lavoro e alla lotta!!

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