I fatti di Goro e lo sciacallaggio razzista

sindacatoaltracosa Emilia Romagna

I fatti di Goro, dove un “presidio di cittadini” ha impedito l’arrivo di una dozzina di profughe per evitare che il paese venisse “contaminato” da presenze estranee, merita qualche riflessione. Lo sdegno immediato, per il portato razzista e ripugnante della vicenda, non può bastare. Dalle notizie che arrivano dal ferrarese non di “spontaneo presidio popolare” si è trattato, ma di iniziativa politica leghista, in uno dei pochi territori emiliani in cui i salviniani hanno qualche radicamento. Questo non diminuisce la gravità del fatto né ridimensiona il consenso che certe parole d’ordine possono avere nei territori, però inquadra nella giusta luce l’evento e il contesto politico in cui matura.

Ma quello che ci preme sottolineare è il dato generale, con cui la società italiana si trova a fare i conti: le nuove migrazioni stanno impattando su un tessuto sociale già gravemente lacerato da 8 anni di crisi ; le pulsioni razziste (oltre allo sciacallaggio organizzato dai “presidi popolari” o dalle trasmissioni televisive monotematiche) sono spesso la reazione di paura degli italiani, davanti alla perdita di reddito, welfare, tutele e degrado urbanistico. E’ questo vale in tutta Europa: la crisi apre il baratro della guerra tra poveri, della competizione per accaparrarsi le risorse residue di spesa pubblica, della gerarchizzazione per linee etniche del mercato del lavoro, della “banlieunizzazione” dei territori.

In un continente invecchiato e impoverito, la deriva xenofoba può essere molto utile ai governi: migranti e profughi sono un capro espiatorio ideale per dirottare verso “il basso” la rabbia degli europei che dopo 30 anni di globalizzazione e di “integrazione europea” si sentono giustamente imbrogliati e disillusi . Sta a noi rovesciare questa mistificazione e indicare alle masse lavoratrici i veri nemici che hanno di fronte: i vertici del potere finanziario, bancario, industriale, le oligarchie tecno-burocratiche, il sindacalismo complice.

L’immigrazione non è “una risorsa” né una “opportunità”; è un dramma planetario fatto di miseria (in partenza e in arrivo), sradicamento, distruzione di nazioni e comunità, in una parola: imperialismo. Non dobbiamo rassegnarci a un mondo così, né limitarci alla retorica pelosa dell’accoglienza. Il capitalismo, oggi, è in grado di offrire solo precarietà e morte su larga scala e il compito di una forza sindacale matura è riuscire a spiegarlo, ogni giorno, alle lavoratrici ai lavoratori, l’unica forza in grado di invertire il corso delle cose.

sindacatoaltracosa in Emilia Romagna

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