L’esercito privato di riserva della scuola pubblica

Marco Lentini, rsa e Direttivo FP CGIL Torino

Ultimamente, un numero sempre maggiore di scuole pubbliche utilizza gli educatori professionali in sostituzione  (non in integrazione) degli insegnanti di sostegno. In alcuni casi le proporzioni risultano… abnormi: 15/20 insegnanti  e 10/15 educatori…. circa il 50% dell’organico…

Questo consente ai dirigenti scolastici interessati  la possibilità di disporre a proprio piacimento di un vero e proprio esercito di manodopera di riserva a costo zero, cui, eventualmente, imporre orari e mansioni incompatibili con i profili rilevati dalla normativa vigente e dai CCNL di settore. Il caso più frequente è rappresentato dal divieto di compresenza fra insegnante di sostegno ed educatore. Si tratta con tutta evidenza di un’imposizione illegittima, vista la non corrispondenza delle mansioni, delle prestazioni, delle competenze… Ciò accade nonostante la L.104/’92, restando intatta la differenza fra “incarico sul caso” e “incarico sulla classe”, ammetta la presenza a scuola di personale incaricato di funzioni assimilabili a quelle del personale docente solo in riferimento alle disabilità sensoriali, sulle quali sono abilitati ad operare gli educatori in possesso dell’ulteriore qualifica/titolo di “assistenti alla comunicazione ed alla autonomia…” .

Ora, oltre alla gravità della questione in termini generali (visto che una parte rilevante degli oneri finanziari connessi al diritto allo studio degli studenti diversamente abili viene, in questo modo, a gravare sui bilanci degli altri enti territoriali…) sono in aumento i casi di comportamenti intimidatori messi in atto nei confronti di educatori cui si prospetta unicamente la drammatica scelta tra il sottostare ad illegittime  imposizioni e la perdita del posto di lavoro… conseguenza, questa, diretta ed inevitabile, visto che a questi lavoratori  si applicano in toto le regole viventi  c/o Il comparto privato.

D’altra parte, regioni, comuni, consorzi… si prestano sempre più frequentemente a questa sorta di “scambio improprio” con la scuola statale, traendone il vantaggio non indifferente di poter tagliare i costi dell’assistenza a loro carico vincolando la remunerazione degli interventi al rispetto del calendario scolastico. In questo modo, lavoratori “a tempo indeterminato” vedono contrarsi la retribuzione annua a 30/32 settimane,  oltre cui non esiste null’altro che la cassa integrazione in deroga  (se va bene..), la collocazione a zero ore retribuite durante i periodi di inattività degli istituti e/o il licenziamento immediato ed inappellabile per giustificato motivo oggettivo.

La situazione sopra sinteticamente descritta si protrae da anni nell’indifferenza dei sindacati confederali e di tutte le istituzioni coinvolte, cui fa da contraltare il timido interesse dimostrato dai sindacati autonomi, disponibili ad attivare iniziative concrete solo a fronte di denunce formali avanzate dai soggetti principalmente chiamati in causa… vale a dire proprio quegli educatori che pagherebbero, in prima persona e nell’immediato, la loro temeraria azione rivendicativa. E così, lentamente ma inesorabilmente, prosegue la “spending review” dei diritti fondamentali. La Costituzione ne annovera, fra gli altri, due di non minore importanza, interconnessi ma chiaramente distinti l’uno dall’altro  (appunto… 2):

– il diritto/dovere all’integrazione scolastica.

– il diritto all’assistenza.

Le cattive prassi consolidate, gli intrecci occulti, la logica del “mercato ovunque e a qualsiasi costo” impone una scelta: O uno… O l’altro Così come, nel silenzio assordante e complice di tutti, si consuma l’ennesima violazione del diritto ad un lavoro che non sia solo costrizione esistenziale, ma anche ambito principale in cui si svolge e realizza la personalità umana.

 

Marco Lentini

Educatore professionale rsa Fp Cgil

direttivo provinciale Fp Cgil Torino (Il sindacato è un’altra cosa – opposizione Cgil)

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