Almaviva. Ci risiamo!

sindacatoaltracosa SLC

Dopo l’accordo stipulato il 31 Maggio, che sembrava scongiurare i licenziamenti a fronte di un peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario, i lavoratori di Almaviva Contact sono richiamati a “dover ottemperare” a nuovi e ulteriori sacrifici.
Il settore dell’outsourcing continua ad essere preda di un mercato senza regole, dove le clausole sociali, se applicate come nella vertenza Gepin, diventano uno strumento per ricattare ulteriormente i lavoratori e utilizzare le crisi aziendali per abbassare profili orari e livelli contrattuali, aumentare la precarietà e l’instabilità sui perimetri occupazionali e non ricondurli ad un situazione analoga a quella originaria. Clausole così applicate insieme al Jobs Act, non risolvono alcun problema, anzi acuiscono ancora di più le contraddizioni; in questo contesto le internalizzazioni nei committenti rappresentano la VERA soluzione alle annose crisi sociali che attanagliano il settore.

Pensiamo che le responsabilità di questo contesto sono da ricondurre ad un mercato senza regole certe legato a dinamiche di profitto e alla direzione aziendale che continua a considerare i lavoratori un problema, piuttosto che una risorsa. In questi mesi  subiamo ulteriori offensive ai diritti e al salario dei lavoratori: l’azienda reclama la restituzione delle “remunerazioni” delle ferie maturate in regime di cds ma non godute nel periodo di competenza e trasformate poi in ferie interamente retribuite, oltre la totale restituzione delle ferie cds in regime di contratto di solidarietà di tipo B. Insomma, vuole far pagare le proprie inadempienze amministrative e contabili ai lavoratori che di tale situazione non hanno mai avuto ne conoscenza ne responsabilità ALCUNA.
Non bastavano i cambi orario non pagati con la maggiorazione, la mancata applicazione dell’articolo 56 del CCNL (ovvero l’elemento di garanzia retributiva, per i lavoratori che non hanno il secondo livello di contrattazione), il continuo stress da lavoro correlato, i colleghi dell’outbound pagati per il talking time e non per le ore di Lavoro in azienda: in queste settimane l’azienda sta obbligando i lavoratori a trasferimenti COERCITIVI, continuando l’opera di divisione tra sedi già presente nello schema dell’accordo del 31 maggio. Ci riferiamo ai colleghi di Palermo, della commessa Enel, persa da Almaviva a causa delle gare al massimo ribasso, a cui va tutta la nostra solidarietà. Riteniamo inaccettabile porre logiche aziendali davanti alle necessità e agli interessi iperlegittimi di intere famiglie messe alle strette dal ricatto occupazionale. Chiediamo che le istituzioni locali e nazionali si facciano carico del dramma sociale siciliano e trovino una soluzione per il mantenimento territoriale dei posti di lavoro, mentre noi agiremo affinchè le organizzazioni sindacali rispecchino nelle loro azioni le rivendicazioni dei lavoratori e li coinvolgano nelle scelte, nonostante la sordità mostrata dai massimi dirigenti delle stesse e dall’azienda, dopo l’esito, trasversale da ogni sede, dell’ultimo referendum.

Almaviva Contact, inoltre, dopo anni di proclami e denunce contro il fenomeno delle delocalizzazioni ha deciso di iniziare una nuova “avventura” in Romania. Potenzialmente potrà decidere di spostare i volumi di traffico delle attività nazionali, scelta, che riteniamo pericolosa per il futuro del nostro lavoro, mettendo a rischio la serenità e la prospettiva di anni e anni di esperienza maturata in cuffia. A ciò si aggiunge la crociata che l’azienda sta attuando, contravvenendo al CCNL, per l’attuazione del controllo da remoto e l’utilizzo dei dati personali-individuali ponendo la questione come elemento imprescindibile, dirimente e competitivo per il mantenimento del perimetro occupazionale e dell’accordo, con l’intento di fare da esempio per tutto il settore, annullando quindi l’iniziale gap contrattuale, a discapito della serenità lavorativa, l’elemento principale su cui costruire qualità e coinvolgimento di gruppo. Come lavoratori abbiamo dimostrato di non essere disposti a dover subire ulteriori pressioni psicologiche ancor di più in un contesto in cui le aziende ritengono, oltremodo e illegittimamente, i lavoratori poco produttivi e dove non si intravede nessuna intenzione di investire sul settore.

Ci aspettiamo un autunno caldo e ci batteremo affinché la CGIL assuma un atteggiamento conflittuale e rivendicativo. Costruiremo, a partire dai luoghi di lavoro, un percorso che attraverso il protagonismo dei lavoratori, riunioni e assemblee intensifichi le azioni volte alla proclamazione di uno SCIOPERO GENERALE DEL SETTORE unificando le numerose vertenze con il rinnovo del contratto nazionale che per noi si caratterizza con il recupero di tutto ciò che abbiamo perso in questi anni, comprese le maggiorazioni sul lavoro flessibile e straordinario, l’applicazione intera delle clausole sociali, i minimi contrattuali per l’aggiudicazione degli appalti, un piano chiaro e serio per i consolidamenti orari e gli investimenti.
La crisi la paghi chi l’ha creata.. SCIOPERO GENERALE!!!

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