Documento presentato al Comitato Centrale

Il documento è stato presentato in alternativa a quello di Maurizio Landini ed è stato respinto con 8 voti a favore.

Il comitato Centrale della Fiom-Cgil ritiene la “nuova” proposta avanzata da Federmeccanica nell’incontro di ieri, 28 settembre, in nulla differente rispetto a quella precedentemente in campo. Anche se con parole diverse e per strade diverse anche questa, come la precedente, non garantisce gli aumenti salariali per tutti. Infatti l’assorbimento a partire dal 2017 di tutte le parti fisse della retribuzione da parte degli aumenti sui minimi implica l’annullamento di fatto dell’effetto degli aumenti non solo su tutti i lavoratori con una contrattazione di secondo livello che preveda parti fisse ma anche su tutti i futuri scatti di anzianità. Avere aumenti sui minimi progressivamente ridotti rispetto anche al già inaccettabile indice IPCA reale e per giunta a consuntivo (18 mesi dopo), crea un meccanismo di scala mobile al contrario per cui da un lato è certa la perdita del potere di acquisto dei lavoratori, dall’altro permette alle imprese di recuperare quei 73 euro che rivendicano di aver elargito in più rispetto a quanto pattuito nello scorso ccnl del 2012 che la Fiom anche per questo non aveva sottoscritto. Anche qualora si superasse la riduzione progressiva e l’IPCA fosse calcolato per tutti gli anni al 100% si avrebbe comunque un aumento di non più di 50 euro in tre anni e mezzo. Cirfra irrisoria e per di più ampiamente al di sotto di tutti i contratti firmati da altre categorie. A questo si aggiunga che la richiesta di avere d’ora in poi solo contratti aziendali che prevedano Premi di Risultato esclusivamente e totalmente variabili, è un colpo al cuore della contrattazione che soprattutto la Fiom ha portato avanti in questi decenni ed un ennesimo danno economico nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Su tutti gli altri temi non vi è alcuna modifica nemmeno formale. A partire dal principio di voler sostituire gli aumenti salariali con i buoni carrello e la sanità integrativa, cioè un pagamento in natura che creerebbe un danno contributivo enorme per i lavoratori oltre che un vincolo di fidelizzazione malsano del lavoratore all’impresa ed una restrizione enorme nella sua libertà di poter utilizzare il proprio salario come crede. Anche la richiesta di superamento delle 150 ore, un colpo alla dignità dei lavoratori, resta invariata, per non parlare dei temi di dissenso da noi posti sul ccnl separato del 2012.
Di fatto con questa proposta non solo si annulla il ruolo del contratto nazionale, ma anche il contratto aziendale diviene uno strumento totalmente subordinato alle esigenze delle aziende, scaricando il rischio di impresa sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici.
Per tutte queste ragioni il Comitato Centrale della Fiom proclama da oggi la ripresa della mobilitazione anche incrociandola con quella per il No al referendum costituzionale e contro l’accordo confederale appena firmato sulle pensioni. Il CC dà anche mandato alla segreteria, qualora nel prossimo incontro del 12 ottobre non venga abbandonata dalla controparte questa proposta, di proclamare immediatamente lo sciopero generale nazionale della categoria. Con Fim e Uilm se possibile, da soli in caso contrario.

Eliana Como, Paolo Brini, Serafino Biondo, Matteo Moretti, Francesco Doro, Giorgio Mauro

 

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