SU LA FESTA! Il bilancio e la proposta politica

sindacatoaltracosa - opposizione cgil

La 3° festa del sindacatoaltracosa-opposizione CGIL, il 26 e 27 agosto, è stata un momento importante di condivisione e confronto, prima della ripresa di settembre. Mai come quest’anno, date le circostanze e il recente terremoto, la parola “festa” è stata più che altro sinonimo di “dibattito e discussione”. Un momento di conferma delle ragioni che ci uniscono e che ci convincono a andare avanti, già testimoniate nella nostra assemblea dell’8 luglio a Firenze. Un momento, quindi, anche di riaffermazione della nostra identità.

Considerando il poco tempo che abbiamo avuto per organizzare la festa (dalla fine di giugno in poi), siamo soddisfatti della partecipazione e dell’impegno da parte di tutte e tutti in questi due giorni. Un ringraziamento particolare va, ovviamente, alle compagne e ai compagni di Viareggio che ci hanno ospitato e che hanno dato un contributo essenziale alla festa.
Ancora più importante il ringraziamento che facciamo all’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, che sono intervenuti portando il loro contributo. Un contributo fondamentale da parte di chi lotta da 7 anni per avere giustizia di una strage che doveva essere evitata e che dovrebbe essere di esempio a tutti quelli che, anche in questi giorni post-terremoto, si accontentano delle lacrime di coccodrillo.

La festa è stata l’occasione per condividere e lanciare un programma di lavoro per l’autunno, a partire dai due dibattiti di venerdì e sabato pomeriggio e dal coordinamento nazionale di sabato mattina. Le parole d’ordine su cui costruiamo il nostro impegno nei prossimi mesi si concentrano sul NO al referendum costituzionale e sul tentativo di ricomporre e generalizzare le lotte in corso, a partire dalle vertenze contrattuali aperte (locali, settoriali e nazionali).

Sul No al referendum costituzionale abbiamo deciso di lanciare una campagna pubblica. Da una parte, per schierare la Cgil in modo netto e esplicito sul voto NO, presentando e sostenendo ordini del giorno nei direttivi e negli organismi CGIL a ogni livello (a partire da quelli nazionali), perché senza un suo schieramento attivo nella prossima campagna elettorale la sua posizione di merito, pur critica, rischia di essere priva di efficacia. Dall’altra, soprattutto, cercando di costruire una campagna tra le lavoratrici e i lavoratori: producendo nostri materiali e occasioni di informazione, ma soprattutto promuovendo e sostenendo ovunque possibile comitati e coordinamenti nei posti di lavoro; assemblee nelle fabbriche, nelle aziende e nelle scuole; ed anche, se possibili, scioperi e iniziative di mobilitazione di delegati e delegate.

Il tentativo di ricomporre e generalizzare le lotte in corso deve fare i conti con la dispersione del conflitto territorio per territorio, stabilimento per stabilimento, come dell’offensiva in corso da parte di governo e padronato sui CCNL (pubblico impiego e metalmeccanici in particolare). Ma soprattutto che deve confrontarsi con la passività della CGIL, con il suo rifiuto ad unificare scioperi e vertenze (nei territori tra le tante realtà in crisi e ristrutturazioni, sul piano nazionale fra i diversi settori). Di più, deve confrontarsi con un modello contrattuale, proposto da Cgil Cisl e Uil e ripreso nelle piattaforme delle varie categorie, che risponde principalmente agli interessi delle controparti (accettando un pieno controllo padronale su orari e organizzazione del lavoro, oltre che assumendo pienamente gli obbiettivi dell’efficienza, della produttività, del welfare contrattuale). E con una strategia confederale di difesa di un impianto salariale nazionale che, nella sua declinazione concreta, è assolutamente fallimentare (vedi ultimi CCNL come quello dell’igiene ambientale e le empasse raggiunte nel Pubblico impiego e nei Metalmeccanici).

Sul piano dei contratti nazionali chiediamo quindi fermezza su tutti i tavoli aperti, a cominciare da quello dei metalmeccanici (continueremo a chiedere lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma) e quello dei pubblici (basta con dichiarazioni su presunte positive aperture del Governo, che un minuto dopo bisogna smentire). Al tempo stesso, crediamo sia necessaria una radicalizzazione dei contenuti, che parta dalla messa in discussione del modello Cgil Cisl e Uil. Tutti gli ultimi contratti nazionali, e spesso anche aziendali, hanno portato bassi aumenti salariali e contemporaneamente perdita di diritti. Ne è un esempio clamoroso il contratto aziendale di Fincantieri, firmato prima dell’estate e passato soltanto di misura tra i lavoratori. Zero euro di aumento (nonostante gli alti profitti di uno dei più grandi gruppi industriali italiani), a fronte di una maggiore incertezza del premio e della trasformazione di una parte salariale fissa addirittura in buono spesa nonchè del taglio di diritti importanti, tra cui quello della pausa mensa a metà del turno. Rincorrere le controparti su questo terreno, accettando accordi di restituzione è sbagliato ed è una parte del problema. Il 40% di No all’accordo Fincantieri dovrebbe essere di monito a chi lo ha firmato, soprattutto alla Fiom.
Di fronte a questo serve rimettere in discussione i contenuti delle vertenze e soprattutto tenerle unite. Le vertenze contrattuali sono infatti intrecciate tra loro. La divisione costruita ad arte tra pubblico e privato alimentata da una odiosa e falsa campagna contro i lavoratori pubblici va respinta. Le vertenze vanno unificate e generalizzate e la Cgil dovrebbe il prima possibile proclamare lo sciopero generale.

Il governo è in difficoltà e perde consenso. Lo dimostrano le sue paure sul referendum. Sarebbe il momento di costruire una grande opposizione nel paese, intrecciando il NO al referendum, le vertenze contrattuali aperte e il tema altrettanto importante delle pensioni, rispetto al quale la proposta Renzi sul “prestito” va semplicemente rispedita al mittente organizzando la mobilitazione.
Non abbiamo nessuna illusione sul fatto che la Cgil, alle prese peraltro con complicati equilibri interni nella formazione della nuova segreteria anche in vista del prossimo Congresso, si faccia protagonista di questa stagione. Ma continueremo a insistere sulle nostre posizioni provando a organizzare come abbiamo sempre fatto il dissenso, a partire dai posti di lavoro, in rapporto ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori. Annunciamo da subito che organizzeremo, come abbiamo fatto in Fincantieri, l’opposizione di fronte a tutti gli accordi che taglino salari e diritti.

Altrettanto colpevole, infine, ci pare il silenzio della Cgil sulla guerra e sulla sciagurata decisione del governo italiano di intervenire in Libia.

Entro la prima settimana di ottobre è nostra intenzione chiudere anche il percorso di ridefinizione interna dei nostri organismi, a partire dall’esecutivo e dalle sostituzioni che ancora restano da fare nei direttivi e negli altri organismi CGIL. Il 13 di settembre è convocato il coordinamento nazionale a Bologna che discuterà i documenti organizzativi presentati l’ 8 luglio a Firenze, e convocherà l’assemblea nazionale (presumibilmente entro la metà di ottobre) per concludere questa fase straordinaria di discussione interna e essere finalmente pronti a riprendere il nostro impegno quotidiano, come sempre in direzione ostinata e contraria.

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