Un contributo. Andiamo avanti ma dobbiamo cambiare avanti

Pubblichiamo un contributo inviatoci da Dancelli Massimiliano (Fiom), De Marco Vincenzo (Fiom), Madoglio Alberto (Fisac)

I padroni, al solo scopo di mantenere intatti i loro profitti, hanno approfittato della crisi economica esplosa nel 2007 e di cui sono gli unici responsabili, per riprendersi tutto quanto i lavoratori avevano conquistato con lotte e scioperi a partire dagli anni sessanta-settanta: dall’art.18 al diritto di sciopero, dal contratto collettivo nazionale alla scelta del sindacato al quale poter aderire. Hanno creato eserciti di precari, disoccupati, lavoratori sempre più impoveriti e hanno allungato l’età pensionabile. Hanno di fatto distrutto progressivamente lo stato sociale. Conosciamo bene, per averle sempre denunciate, le responsabilità delle direzioni dei sindacati confederali, Cgil in primis. Nella sola logica di conservazione del proprio apparato burocratico, hanno contribuito a spegnere ogni focolaio di protesta e fatto concessioni di ogni tipo ai padroni, dall’accordo “vergogna” sulla rappresentanza sindacale in azienda (testo unico del 10 gennaio 2014), ai vari contratti firmati al ribasso (vedi chimici, alimentaristi e bancari) fino ai recenti accordi “unitari” sulle regole della contrattazione. Stesse responsabilità vanno attribuite al gruppo dirigente della Fiom. Dopo essersi barricata, per un lungo periodo e per i propri interessi burocratici, dietro un’opposizione di facciata, tanto ai padroni quanto alla Camusso, ha finalmente gettato la maschera mostrando una linea politica che poco o nulla si discosta da quella del resto dei vertici Cgil. L’accettazione del testo unico, osteggiata solo a parole, e la rinuncia alla lotta in Fiat contro il modello Marchionne, che ha avuto come massima espressione “l’espulsione” nei fatti dei delegati Fiom in FCA, colpevoli solo di aver organizzato le lotte nelle fabbriche del gruppo, la dicono lunga sulle reali intenzioni di Landini. La stessa piattaforma presentata per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici ne è un’ulteriore conferma. La nostra area congressuale ha sempre criticato la linea sindacale di tutta la Cgil e le manovre dei burocrati in capo al sindacato. Tuttavia i molti errori politici e strategici che abbiamo commesso dal congresso ad oggi, hanno permesso a Landini e alla Camusso di attaccarci apertamente, arrivando fino a colpire il nostro ex portavoce nazionale, riuscendo così a rompere gli equilibri interni dell’area e generando una crisi al nostro interno che dobbiamo necessariamente superare se vogliamo proseguire la nostra avventura in Cgil.

BILANCIO DI DUE ANNI DELL’AREA
Come dicevamo, è innegabile la gravità dell’attacco che i vertici di Fiom e Cgil hanno portato alla nostra area e correttamente dobbiamo continuare a denunciare la cosa in ogni occasione e in ogni sede. Allo stesso tempo è altrettanto innegabile la mancanza di una reale democrazia all’interno del sindacato, come dimostrato dalla chiusura sempre più progressiva di spazi nei nostri confronti, con allontanamenti di nostri compagni dai vari direttivi, sanzioni, minacce, brogli al congresso etc. Si sta cercando chiaramente di indebolire e porre al silenzio ogni forma di dissenso interno all’organizzazione eliminando ogni garanzia di pluralismo (al prossimo congresso, ha annunciato la Camusso, ci saranno regole più stringenti in tal senso). Dobbiamo purtroppo riconoscere che la democrazia che tanto rivendichiamo nella Cgil è spesso mancata all’interno della nostra stessa area e questo, crediamo, sia una delle cause della crisi che stiamo vivendo in questa fase. Sono mancati ampi momenti di discussione con la nostra base militante e simpatizzante, non sono stati organizzati momenti d’incontro con i lavoratori nelle realtà e nei territori dove eravamo deboli o totalmente assenti, si sono organizzate poche assemblee nazionali e tutte in giorni lavorativi, rendendo impossibile partecipare a chi non poteva usufruire di permessi o rimborsi. Tutte le decisioni sono state prese esclusivamente da un esecutivo calato dall’alto, non eletto da nessuno e composto solo da compagni con incarichi dirigenti a livello nazionale e regionale nelle varie categorie. Questa modalità altamente anti-democratica (nel senso più stretto della tradizione operaia) e verticistica, ha fatto sì che perdessimo totalmente contatto con tutti quegli iscritti che durante il percorso assembleare congressuale ci avevano visto come qualcosa di realmente alternativo. Abbiamo condotto tante battaglie, prevalentemente all’interno degli organismi dirigenti, ma queste battaglie, pur sacrosante, sono apparse poco utili agli occhi di molti di quegli iscritti che ci avevano sostenuto al congresso, che le vedevano solo come una disputa tutta interna all’apparato e nulla più. Abbiamo fatto senz’altro un’utile opera di denuncia e propaganda ma abbiamo subito all’interno delle strutture del sindacato una sconfitta dietro l’altra in quanto piccolissima minoranza. Tutto questo ha fatto sì che l’area non crescesse e non si sviluppasse tanto all’interno quanto all’esterno della Cgil. Al contrario si è indebolita ed ha scoperto il fianco agli attacchi della maggioranza generando il fuggi fuggi e l’abbandono di alcuni compagni, lo scoramento di altri e l’accentuazione delle divergenze tra le varie componenti dell’area stessa. Infine, la rinuncia ad una vera battaglia (ci si è fermati nei fatti alla sola critica), contro il testo unico sulla rappresentanza, giustificata con la necessità di continuare ad avere nostri compagni all’interno delle R.S.U., ha contribuito ulteriormente a normalizzare e ridimensionare la conflittualità all’interno dei luoghi di lavoro, rafforzando il controllo delle burocrazie e degli apparati sui lavoratori.

COSA FARE
La Cgil crediamo che sia un sindacato ormai tropo burocratizzato, istituzionalizzato e per questo non più riformabile ai suoi vertici, ma siamo convinti che ci possano ancora essere spazi per interloquire con la base onesta e ingannata degli iscritti. Possiamo proseguire la nostra avventura in Cgil, allo scopo di aprirci questi spazi e il primo passaggio deve essere la ricostruzione della nostra area passando necessariamente da un azzeramento degli organismi dirigenti attuali, per poter ripartire con nuove strutture elette dal basso. È necessario iniziare una discussione con i lavoratori che ci hanno appoggiato al congresso e con tutti quelli che non sono più convinti che Cgil e Fiom possano essere un baluardo a difesa dei propri interessi di classe. Dobbiamo quindi organizzare assemblee nei territori e nelle unità produttive dove sia possibile, allo scopo di eleggere delegati per dare vita ad una vera e propria assemblea nazionale di tipo congressuale all’interno dell’area, organizzata nei dovuti tempi e modi, in cui discutere i prossimi passaggi della nostra azione sindacale ed eleggere, con le più ampie modalità democratiche, le nuove strutture organizzative e direzionali. L’assemblea dell’8 luglio a Firenze deve essere il luogo in cui decidere i vari passaggi organizzativi. Dobbiamo lavorare per diventare un polo di aggregazione di tutto il sindacalismo conflittuale, nella prospettiva di costruzione di quel sindacato di classe necessario per respingere i pesanti attacchi di padroni e governo. Dobbiamo incoraggiare la creazione e la partecipazione a fronti comuni con chi si pone i nostri stessi obiettivi. Da soli non abbiamo possibilità e questo è stato uno dei più grossi errori commessi dalla nostra area, l’aver sempre snobbato o contrastato l’unico vero tentativo di creazione di un fronte di lotta in Italia: No Austerity. “Il fronte di lotta No Austerity”, è una realtà, legata alla rete sindacale internazionale, che raccoglie tanti attivisti sindacali e singoli dirigenti di lotte di diverse realtà e provenienza, uniti dal desiderio di combattere contro il nemico comune (governo, padroni e burocrazie sindacali), che si confrontano e collaborano, prendendo le decisioni in piena democrazia, nel tentativo di unire la classe lavoratrice per contrastare gli attacchi pesantissimi che sta subendo. Nel “fronte di lotta No Austerity” partecipano operai, ferrovieri e insegnanti della Cub, lavoratori delle cooperative del Si.Cobas, comitati e associazioni a difesa del territorio, il sindacato Usi, le “donne in lotta” a difesa dei diritti delle donne proletarie, lavoratori dell’FCA legati allo SLAI-Cobas, della Ferrari di Maranello e altri singoli attivisti legati anche alla nostra area.
Questa pensiamo possa essere la sola strada praticabile ad oggi se vogliamo provare a ricostruire una vera opposizione all’interno della Cgil e provare a stimolare il conflitto di cui c’è estremamente bisogno anche in Italia, seguendo il poderoso esempio dei lavoratori francesi in lotta da mesi contro il loro “job act”.

Promotori e primi firmatari:

Dancelli Massimiliano – Fiom
De Marco Vincenzo – Fiom
Madoglio Alberto – Fisac

Per adesioni m.dancelli@hotmail.it

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