Parma, 11 giugno: per rilanciare l’opposizione in Cgil

Dispositivo finale dell’assemblea di Parma del 14 giugno

In preparazione del coordinamento nazionale del 14 giugno a Bologna e dell’assemblea nazionale a Firenze l’8 luglio de Il sindacato è un’altra cosa, si è tenuta a Parma sabato 11 giugno l’assemblea dei compagni sottoscrittori del documento “Rilanciare l’opposizione in Cgil”.
Iniziativa più che opportuna anche perché nelle stesse ore l’ex coordinatore dell’area Sergio Bellavita portava a termine a Roma la sua scissione dalla Cgil e conseguente adesione all’Unione sindacale di base con un assemblea a Roma.
All’iniziativa di Parma hanno partecipato oltre una sessantina di compagni e compagne da tutto il paese e di tutte le categorie.
Operai metalmeccanici, dipendenti pubblici, insegnanti, facchini, draiver, lavoratirci della grande distribuzione e ancora tanto altro.
Il dispositivo che segue è stato approvato all’unanimità.

L’assemblea nazionale dei lavoratori che ne Il sindacato è un’altra cosa hanno sostenuto il documento “Per rilanciare l’opposizione in Cgil”, ritengono ingiustificate le critiche che dall’interno dell’area ci sono arrivate per la convocazione di questa riunione. Consideriamo che quando dei lavoratori e delle lavoratrici utilizzano il loro sabato libero per discutere dei conflitti sociali che li riguardano, meritino il rispetto di tutti coloro che in questo paese si battono per l’emancipazione delle classi subalterne, a partire dai compagni della nostra area sindacale.
Ci sono state anche in passato riunioni di componente senza che queste destassero alcuno scandalo. L’assemblea aveva uno scopo molto preciso: offrire un momento importante di confronto ai compagni che avevano sostenuto il documento il 12 maggio, delineare delle proposte e delle prospettive per la prosecuzione dell’opposizione in Cgil dopo l’uscita del coordinatore dell’area e di altri compagni con un ruolo dirigente in Cgil. Inoltre ci sembrava giusto che il nostro contributo all’interno dell’area venisse discusso democraticamente da tutti i firmatari e non solo dai compagni dell’esecutivo, tanto più che consideriamo quell’organismo delegittimato dalle numerose defezioni che si sono verificate dopo l’uscita del compagno Bellavita dall’area e dalla Cgil.
Si trattava per altro di una riunione pubblica, aperta sia ai sostenitori dell’altro documento che a tutti gli attivisti interessati a un confronto sulle prospettive del conflitto di classe nel nostro paese.
La crisi che sta attraversando “Il sindacato è un’altra cosa” richiede un approccio serio e approfondito. Anche se la scissione dalla Cgil guidata dall’ex coordinatore ha assunto dimensioni modeste, come modesta è la quantità di compagni che hanno deciso di non far più parte dell’area pur restando in Cgil, è evidente che la crisi che sta attraversando Il sindacato è un’altra cosa non può essere superata, con un semplice “andiamo avanti!”.
Quello che ha fatto emergere questa vicenda è che la strategia dell’opposizione portata avanti dall’ultimo congresso ad oggi, non ha rafforzato l’area ma l’ha indebolita e disgregata. Sarebbe per lo meno onesto, da parte di chi questa linea l’ha condivisa fino all’ultimo (eccetto la decisione di uscire dalla Cgil) di fare un bilancio che non sia elusivo della realtà.
Ma detto questo pensiamo altresì che grava su tutti i compagni e le compagne la responsabilità di rilanciare l’opposizione in Cgil, indipendentemente dai documenti presentati, e per fare questo è necessario avanzare un ragionamento rigoroso e rispondente alle necessità e ai nostri compiti futuri.
A tale proposito non possiamo che registrare positivamente che, pure in assenza di un bilancio autocritico, questa spiacevole vicenda abbia fatto emergere alcuni segnali di maggiore razionalità nel materiale pubblicato dall’area dopo l’uscita del compagno Bellavita.
Vogliamo così verificare se, chi scrive articoli che fanno appello all’unità dell’area, per criticare questa assemblea, ha realmente la volontà di perseguirla o invece “viola l’unità gridando che si cerca l’unità”.
Qui non esiste un “documento delle grandi fabbriche” che si oppone al “documento degli apparati e delle componenti politiche”. Tutti abbiamo sostenitori nelle grandi fabbriche, sostenitori nell’apparato e le nostre appartenenze politiche.
Gli uni non sono migliori degli altri per il semplice fatto che sostengono un documento o l’altro. E lo stesso potremo dire anche per i compagni che di recente sono usciti dalla Cgil. Porre la questione in questi termini è semplicemente puerile.
In qualsiasi posizione sindacale (dalla più radicale alla più moderata) a sostenerla ci sono operaie e operai industriali, dipendenti pubblici, autisti, commessi, operatori dei call-center, insegnanti, infermieri, precari, funzionari sindacali e tante altre figure che compongono il mondo del lavoro. I documenti della nostra area si qualificano in base alla loro capacità di agire e di rivolgersi a tutti i soggetti che compongono il mondo del lavoro. Anche per questo siamo un’area confederale e ci proponiamo come soggetto in grado di organizzare l’insieme della classe lavoratrice nel nostro paese. Lo sfruttamento non riguarda solo gli operai industriali ma l’insieme del proletariato in tutte le sue molteplici sfaccettature.
Condividiamo la necessità di fare uno sforzo perché in questa fase ci sia la più ampia convergenza nel perseguire uniti la battaglia che abbiamo deciso di proseguire in Cgil. Tanto più in un momento in cui si assiste a un risveglio del conflitto sociale nel nostro paese, con un gruppo dirigente della Cgil che si mostra a dir poco inadeguato a condurre la mobilitazione contro il governo, e il padronato, fino alle sue estreme conseguenze, sull’esempio delle grandi mobilitazioni che stiamo vedendo in Francia.
Per altro abbiamo l’obbligo di ricercare l’unità allo scopo di conquistarci il diritto (niente affatto garantito) a presentare un documento alternativo al prossimo congresso della Cgil.
Proprio per questo riteniamo che il modo migliore per agevolare l’unità dell’area, sia quello di coinvolgere nel modo più ampio possibile tutti i nostri militanti, un passaggio che consideriamo ineludibile, pena commettere gli stessi errori che ci hanno condotto a questa crisi
Al contrario dei dirigenti della Cgil, che giustamente critichiamo per questo, il gruppo dirigente di una opposizione classista deve avere il coraggio e la capacità, a due anni dall’ultimo congresso e in una evidente crisi di strategia, di aprire un confronto capillare e discutere nei dettagli con il corpo attivo e militante della nostra area, tutti gli aspetti che riguardano la nostra strategia e il nostro progetto.
Se invece si pensa di fare un’assemblea in autunno per decidere chi deve occupare i posti di chi se ne è andato, l’area è destinata ad andare da una sconfitta all’altra fino alla sua totale estinzione.
Per questo facciamo appello sia a quella parte di compagni dell’esecutivo che non sono presenti oggi, così come a tutti i compagni dell’area a non temere né rifuggire il dibattito tra noi ma ad aprire un confronto fraterno, costruttivo, possibilmente unitario e realmente democratico contro ogni ulteriore rischio di gestione autoritaria dell’area, dove le decisioni vengono prese solo da un nucleo ristretto di dirigenti, come si è visto troppo spesso negli ultimi tempi.
In direzione ostinata e contraria
ai vertici concertativi, ai padroni, ma non ai nostri militanti che hanno il diritto di prendere la parola e dire la loro in un dibattito democratico e strutturato.
A breve verranno rese pubbliche le considerazioni politiche e le proposte che sono state discusse e decise nell’assemblea.
Parma 11 giugno 2016

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