In Francia si lotta. In Italia va tutto bene

Sergio Bellavita.

Il grande movimento di lotta contro la loi El Khomri che ieri grazie allo sciopero generale proclamato dalle centrali sindacali francesi ha manifestato nuovamente tutto il suo straordinario potenziale, si prepara a nuove importanti battaglie. Il 3 maggio la proposta di legge che precarizza il lavoro e riduce le tutele dal licenziamento approderà all’assemblea nazionale. Inutile dire che per noi, nella desolante scomparsa di Cgil Cisl Uil dal terreno delle mobilitazioni per la riconquista dei diritti perduti, guardare con grande attenzione alla Francia è importante. Una vittoria del movimento potrebbe avere , con buona pace dei mass-media nostrani che occultano scandalosamente questa lotta di popolo, un effetto contagio anche nel nostro soporifero paese. Ne abbiamo un bisogno clamoroso considerato che la pesantissima cura dell’austerità su salari, pensioni e diritti da noi è passata praticamente senza nessuna vera opposizione sociale. E’ da qui che bisogna ripartire, dalla amara constatazione di una incapacità dei movimenti, che pure si sono manifestati in questi anni nel nostro paese, a conquistarsi quell’autonomia indispensabile alla costruzione del conflitto, alla riappropriazione di coscienza e contropotere. A Parigi si lotta mentre in Italia l’atto più eversivo del sindacato più grande è la raccolta firme per una nuova campagna referendaria. Ciò rende bene l’idea della profondità della crisi della Cgil. Dai contratti nazionali di lavoro, alle pensioni, alla difesa dello stato sociale, nel nostro paese non c’è aperto nessuno scontro che parli davvero alla condizione di chi lavora o a quella di chi giustamente pretende, a prescindere dal lavoro, il diritto ad una vita dignitosa. La ritrovata unità di Cgil-Cisl-Uil è fondata sul comune bisogno di legittimazione da parte del governo e del padronato, sul bisogno estremo di ruolo nel paese davanti alla perdita di ogni credibilità agli occhi dei lavoratori. Non si parla più di bassi salari, di disoccupazione, della precarietà condizione perenne per milioni di giovani e non solo. E’ un’unità di vertice, ostile alla ripresa del conflitto, alla rottura delle compatibilità date. Così, ironia della sorte, alcuni sindacalisti della Cgil salutano con gioia e passione il movimento di lotta francese, dimenticandosi che davanti alla riforma Fornero, la più brutale di sempre sulle pensioni, sono state dichiarate 3 ore di sciopero…In Francia si lotta, in Italia va tutto bene…

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