Forum diritti lavoro.Fca:lettera aperta a Landini

Riceviamo e pubblichiamo.

Lettera aperta Roma 21 marzo 2016 a Maurizio Landini Segretario Generale Fiom – Cgil

              Spettabile segretario Generale e caro Landini, ciascuno – innanzi a decisioni che si ritengono aberranti – reagisce come può e come sa. Alcuni contestano, altri strappano le tessere, noi ti mandiamo una lettera aperta. Lo scorso 7 marzo 2016 il Comitato Centrale della Fiom ha ratificato una delibera del Collegio statutario (quella del 2 marzo) in forza di un principio pacifico (anche se applicato rarissimamente, vista la sua eccezionalità) e cioè l’incompatibilità con l’organizzazione di quegli iscritti che “rompono l’unità della Cgil come soggetto contrattuale”. E però tale decisione del 7 marzo altro non è che l’alterazione e banalizzazione di una decisione ben più assurda ed ingiusta, e cioè la delibera del Collegio Statutario del 2 marzo. Ed essa – a propria volta – era comunque l’alterazione e banalizzazione di una condotta gravissima tenuta dai segretari del Molise e della Basilicata e cioè la loro denuncia fatta il 4 gennaio contro la maggioranza degli Rsa Fiom negli stabilimenti Fiat di Termoli e Melfi. E tale denuncia a sua volta nasceva dalla condotta più inqualificabile che un dirigente sindacale possa mai tenere: la denuncia a Marchionne, lo scorso 20 novembre, degli operai iscritti alla Fiom che avevano raccolto l’invito allo sciopero della Rsa Fiom dello stabilimento di Termoli e che per questo sono stati oggetto di contestazione e sanzione disciplinare. Tra i fatti del 20 novembre e la delibera del Comitato Centrale del 7 marzo molte parole sono state modificate, ma quello che non può cambiare è il reale punto dello scontro che è stato alla fine da voi ratificato. E per illustrarlo ci pare necessario e sufficiente rimettere nel giusto ordine gli eventi partendo dalla pretesa della Fiat di gestire le salite produttive non ampliando l’organico ma aumentando ancor più i carichi di lavoro tramite lo straordinario comandato nei giorni di riposo, e la decisione della maggioranza degli Rsa degli stabilimenti di Termoli e Melfi di indire lo “sciopero dello straordinario” nelle giornate del sabato. E di farlo in modo pienamente democratico cioè a maggioranza, nel rispetto dello Statuto della Fiom che all’art. 7 (dalla significativa legenda: “democrazia sindacale”) prevede come “per le decisioni di politica rivendicativa e contrattuale e le scelte organizzative, attinenti alla normale gestione della Fiom, é richiesta la maggioranza semplice”. E però ciò evidentemente non incontrava la linea politica dei rispettivi segretari regionali e quindi il segretario del Molise con comunicato del 20 novembre affisso in bacheca aziendale (e pertanto di fatto portato alla diretta conoscenza della Fiat) denunciava come illegittima la proclamazione dello sciopero (in quanto “non è stata discussa e condivisa democraticamente all’interno della Fiom Cgil, ma è una iniziativa esclusiva di alcune Rsa”) e quindi ingiustificata l’assenza dei lavoratori che vi avevano partecipato. Conseguentemente a far data dal 24 novembre la Fiat iniziava a contestare disciplinarmente ai lavoratori l’adesione allo sciopero come comportamento di “oggettiva gravità” da cui i “provvedimenti disciplinari contrattualmente previsti” . Tale decisione sollevava un generale scandalo ed una richiesta di intervento alla struttura nazionale e allora, per provare a pararla, i predetti Segretari regionali provvedevano a sporgere a propria volta la denuncia del 4 gennaio con la quale essi accusavano gli Rsa proprio di aver “promosso scioperi (in particolare sui sabati in straordinario) sempre senza confronto con le strutture e con l’insieme della rappresentanza aziendale Fiom, appropriandosi della sigla Rsa Fiom” assumendo “iniziative di lotta e conflitto al di fuori delle regole democratiche che governano la Fiom e la Cgil”, Ebbene proprio e solo questo è il punto dello scontro: la pretesa della dirigenza regionale Fiom di impedire alla Rsa di decidere a maggioranza le forme di lotta sul posto di lavoro e di volerlo fare con ogni mezzo, compresa la delazione! Ma è proprio ciò che il Collegio Statutario doveva nascondere e… oplà: dalla decisione del 2 marzo è scomparsa ogni valutazione sull’accusa di essersi “appropriati della sigla Fiom” (a chi altri ne spetta più legittimamente l’uso in azienda se non alla maggioranza degli Rsa eletti dai lavoratori iscritti?) e sull’accusa di aver promosso iniziative di sciopero “al di fuori delle regole democratiche” (a chi altri spetta più democraticamente l’indizione dello sciopero aziendale se non alla maggioranza degli Rsa eletti dai lavoratori iscritti?). Ma dato che evidentemente la “linea” delle segreterie regionali e quella del nazionale coincidono, la denuncia doveva essere accolta. E allora per farlo il Collegio Statutario ha dovuto ripescare un volantino di quasi un anno prima con cui si annunciava la costituzione di un “coordinamento” di lavoratori della Fiat (tra cui alcuni dei predetti rsa Fiom) con l’obiettivo di “riunire i lavoratori/ci, marciando uniti contro le divisioni…. condividendo iniziative di lotta e conflitto” al di là delle rispettive appartenenze sindacali, partitiche o associative. Ed è proprio e solo in tale desiderio di coordinamento e di costruzione di momenti unitari di lotta ad essere stata rinvenuta da parte del Collegio Statutario la ragione di incompatibilità dei predetti Rsa con la Cgil! Ma anche questa affermazione – pur cancellando ogni riferimento allo sciopero – era politicamente indigesta per il Comitato Centrale della Fiom che proprio nel coordinamento delle forze e nelle costruzione di iniziative unitarie ha centrato la propria efficace iniziativa politica degli scorsi anni. E quindi anche ogni riferimento a ciò veniva cancellato dalla delibera del Comitato centrale che – come detto – si è limitata a ribadire l’incompatibilità con la Fiom di chi “rompe l’unità della Cgil come soggetto contrattuale”, condotta di cui gli Rsa Fiom di Melfi e Termoli non sono stati neppure accusati, non avendo gli stessi davvero mai (neanche nelle ricostruzioni dei segretari regionali) utilizzato il proprio potere contrattuale di negoziazione se non nel più leale e diretto rapporto con la Fiom stessa. Avete cioè creato tre gradi di separazione spostando ogni volta il “fuoco” del problema, ma tu conosci perfettamente il reale oggetto della delibera del Comitato centrale, la conosciamo anche noi e il primo obiettivo di questa lettera aperta è contribuire a farla conoscere al maggior numero di persone possibili. Non vogliamo fare i falsi ingenui, sappiamo che la tenuta dell’organizzazione non è un pranzo di gala e che nella storia del movimento operaio non c’è nessuno che possa scagliare la prima pietra in ordine a scelte anche molto drastiche a fronte della salvezza delle strutture. Ma qui la questione è tutt’altra: il potere dei lavoratori iscritti di decidere tramite i propri rappresentanti eletti le forme aziendali di conflitto e comunque l’obbligo morale e politico di non mettere davvero mai a repentaglio quanti hanno aderito ad una proposta di lotta avanzata a nome della propria organizzazione, quand’anche non la si condivida. E si pone nel più significativo e simbolico contesto di repressione disciplinare del conflitto: la Fiat. Insomma qui in ballo non c’è l’unità dell’organizzazione, in ballo c’è l’anima dell’organizzazione. Ma nel vendere l’anima non c’è mai salvezza, ed infatti i prezzi che si pagano sono sempre molto superiori ai vantaggi immediati che si spera di ottenere. L’ordine non è ancora stato eseguito e noi vi preghiamo di continuare a ragionare prima di procedere con le espulsioni, vero spartiacque tra un prima e un dopo da cui sarà impossibile tornare indietro.
Avv. Carlo Guglielmi
Avv. Riccardo Faranda
Avv. Giuseppe Marziale
Avv. Arturo Salerni
Avv. Pasquale Crupi
Avv. Bartolo Mancuso
Avv. Antonio Carbonelli
Avv.Ameriga Petrucci

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