Sullo sciopero del 18 marzo

Esecutivo nazionale area “Il sindacato e un’altra cosa-opposizione Cgil”

 

Questa primavera è segnata dall’assenza di lotte generali promosse dalla
CGIL.
Non un ora di sciopero. Non un corteo. Nonostante il blocco dei contratti nel pubblico impiego, i tagli dei servizi sociali e del welfare universale nel bilancio 2016, nuove politiche di favore nella tassazione di rendite e padronato, l’entrata in vigore della Buona Scuola e dei Dirigenti Sceriffo, l’applicazione del Job act sui licenziamenti, i demansionamenti e il controllo del lavoro. Nonostante i nuovi venti di guerra che soffiano impetuosi nel paese.
La CGIL, invece di contrastare le politiche del governo e la strapotere dei padroni nelle aziende (favorito dalla crisi e dalla debolezza della risposta sindacale), firma contratti al ribasso, attacca il diritto al dissenso e si concentra su improbabili consultazioni interne, su primavere di carta e campagne referendarie. Davanti ad ogni attacco del governo, davanti all’approfondirsi della crisi in Europa e nel mondo, davanti all’arroganza confindustriale, continua ad abbandonare il campo delle lotte, del confronto, delle piazze.
Cosa aspetta la Cgil a lottare per difendere la condizione di lavoratori e lavoratrici? Cosa stiamo aspettando? Davanti al progressivo degrado della vita e delle condizioni di lavoro di tutti, davanti all’inasprirsi della crisi, è importante costruire una risposta collettiva e determinata: la massima partecipazione a tutte le iniziative di lotta in campo.
In questi giorni è prevista un’unica occasione di sciopero generale: quello indetto il prossimo venerdì 18 marzo da CUB, SI Cobas, USI-AIT e SGB, esteso a tutte le categorie pubbliche e private. Uno sciopero contro la guerra e gli interventi militari all’estero, contro l’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio, contro la politica economica e sociale del governo Renzi, contro il blocco dei contratti e l’aziendalizzazione della contrattazione.
Ci auguriamo che siano in molti a decidere di scioperare! Senza una spinta dal basso che costringa il movimento sindacale ad uscire dal pantano e dalla complicità ed a lottare sul serio, non cambierà mai nulla.

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