Metalmeccanici: torna l’unità ma il prezzo è altissimo

Sergio Bellavita

E’ ben più di una ritrovata unità d’azione quella che si è celebrata ieri in viale dell’Astronomia a Roma tra i segretari generali di Fim Fiom Uilm. La stampa da risalto all’evento. E se ne posso bene comprendere le ragioni. I metalmeccanici erano l’ultimo pezzo del panorama sindacale confederale a non aver assunto unitariamente lo spirito e la linea del Testo Unico del 10 gennaio sulla rappresentanza, con tutto il suo portato liberticida, corporativo e autoritario. La battaglia della Fiom è durata un decennio, dalla svolta di Sabatini del 2001 sino alla capitolazione alla Maserati di Grugliasco del 2011 con la firma sul contratto Marchionne, prima giustamente combattuto a Pomigliano e Mirafiori. Ben più di una battaglia sindacale, la Fiom è stata un riferimento sociale e politico per parte rilevante dei movimenti del nostro paese. Dal 2011 in poi il gruppo dirigente ha lavorato alacremente al rientro nei ranghi, sia sul terreno contrattuale perdendo ogni rigore e coerenza nell’iniziativa concreta, sia nel rapporto con la Cgil, i movimenti, la politica. Poi il congresso unitario del 2014, l’abbraccio con Susanna Camusso e quello mortale con gli accordi interconfederali che hanno accolto e esteso il modello marchionne a tutto il mondo del lavoro. Sino alla condivisione della debacle Cgil sul Jobs Act e alla piattaforma unitaria Cgil Cisl Uil sul modello contrattuale.
L’unità ritrovata oggi con Fim e Uilm non è come dice Paolo Griseri il frutto della durezza dell’attacco padronale. Federmeccanica aveva da subito chiarito che non ci sarebbero stati accordi separati. Le due diverse piattaforme erano in larga misura convergenti su diversi aspetti di fondo ma in particolare si partiva dal riconoscimento della Fiom degli accordi separati. Condizione indispensabile per la costituzione di un tavolo unitario di trattativa, come tutti sanno o dovrebbero sapere. La nuova unità è strategica. Cementata dalla contrattazione di restituzione unitaria di questi anni che ha rivisitato al ribasso salari e diritti e poggia sul modello del testo unico del 10 gennaio che non prevede più ne’ accordi separati, né’ democrazia sindacale. Sono del tutto superate le divisioni sul ruolo del contratto nazionale,sulla bilateralità, sul contrasto alla precarietà, sulla democrazia, sulle libertà sindacali e sui diritti dei lavoratori. Orpello di un passato che si vuole cancellare in fretta e furia perché persino la memoria è nemica dell’organizzazione. Lo testimonia anche il fatto che Fim fiom uilm, dichiarandosi disponibili a cedere parte della loro autonomia d’organizzazione, abbiano costituito un gruppo di lavoro sulle “regole”, cosa che non lascia ben sperare sapendo a quali riferimenti attingeranno.
A pensare male si fa sempre peccato ma è difficile non scorgere una relazione tra quanto sta accadendo in queste settimane in fiom. Le dichiarazioni di incompatibilità per i delegati Fca, l’attacco al diritto di sciopero ed al dissenso, ma soprattutto alla pratica del dissenso, tutto appare parte integrante della nuova fiom unitaria. L’unità con i vecchi avversari crea sempre nuovi nemici. Il prezzo per la conquista del contratto e del tavolo unitario in Fca rischia di essere altissimo,soprattutto per i lavoratori. La mobilitazione unitaria dei metalmeccanici che si prepara sul contratto non è dissimile da quella di tante categorie, ultima quella degli alimentaristi, tutta interna alle compatibilità date.
Con la chiusura della residua contraddizione dentro il sindacalismo confederale si accelerano tutti i processi in corso per l’affermazione del sindacalismo istituzionale e bilaterale. Quello cioè che ancora oggi, più di prima, vale la pena di combattere.

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