Intervista a Dino Greco. FCA. Vedo con sconforto…

Intervista realizzata da Sergio Bellavita

Incontriamo telefonicamente Dino Greco, una vita in Cgil con un ruolo di assoluto prestigio, fino alla segreteria generale della CGIL di Brescia, per dialogare con lui su quanto sta accadendo in Fiom e in Cgil dopo la sancita “incompatibilità” dei delegati Fca che scioperano contro i sabati comandati in contrasto con il punto di vista ufficiale dell’organizzazione. Nei giorni scorsi abbiamo lanciato una campagna di adesioni solidali al comitato Fca ”incompatibile”. Tra le centinaia di adesioni c’è quella di Dino Greco

Caro Dino, intanto grazie per la tua adesione al comitato, questo fa di te un incompatibile come sai. Che cosa pensi del giudizio di incompatibilità espresso dal collegio statutario sull’appartenenza a un comitato di lotta ed alla Cgil?
Vedo con sconforto che vi è chi legge l’articolo 7 dello Statuto della Cgil, quello che affronta l’argomento dell’incompatibilità, con le lenti del legulèio, cioè del burocrate incapace di misurarsi con i problemi politici, intollerante del dissenso e perciò propenso a liquidarli con atti amministrativi. C’è in questo atteggiamento una forte inclinazione autoritaria, che non è mai espressione di forza, ma di debolezza. C’è poi un paradosso che riguarda gli attori di questa vicenda. Mi viene in mente quel febbraio del 2014, quando Camusso chiese al collegio statutario se l’insubordinazione di Landini – colpevole di avere dichiarato che il pessimo accordo sulla rappresentanza sottoscritto da Cgil, Cisl e Confindustria non avrebbe vincolato la Fiom – non si configurasse come “incompatibile” con le regole dell’organizzazione e non fosse sanzionabile. L’attacco frontale di Camusso contro la Fiom sarebbe stato inimmaginabile in qualsiasi altra stagione della Cgil e rivelò quanto fosse compromessa la possibilità di una decente dialettica interna. Ora, per una sorta di contrappasso, è la Fiom ad agire nello stesso modo. Con l’aggravante che qui non è in gioco il futuro politico di un dirigente sindacale, ma il destino umano, esistenziale di semplici lavoratori ora esposti come non mai alla vendetta del padrone.

Crediamo, senza nulla togliere alla gravità del giudizio del collegio statutario, che il comitato intersindacale non sia l’elemento reale dello scontro che si è aperto tra l’organizzazione e le rsa di stabilimenti importanti Fca. In gioco c’è la stessa libertà di costruire e praticare il dissenso, il diritto all’opposizione, in alcuni casi lo stesso diritto di sciopero se esercitandolo rischi l’espulsione dalla tua organizzazione. A Termoli è la maggioranza dei delegati a proclamare scioperi, eppure la Fiom li disconosce…
Proprio così: in gioco c’è quel diritto individuale di sciopero che in altri tempi esercitavano i lavoratori più sindacalizzati, seppure in minoranza, quando lo Statuto dei lavoratori era di là da venire e si rischiava in proprio. Sono quei compagni che hanno scritto le pagine più gloriose e produttive della nostra storia recente.
Se, come pare, la dichiarazione di incompatibilità apre le porte ai provvedimenti di espulsione, quale che sia l’organismo territoriale chiamato ad assumere il provvedimento, ci troveremo di fronte ad una lacerazione grave, ad una vulnerazione democratica del più combattivo sindacato operaio difficilmente riassorbibile e carica di conseguenze per il futuro.

Il Testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio ha nei fatti esteso a tutto il mondo del lavoro il modello Marchionne, quello varato a Pomigliano per capirci. Un modello che nega la democrazia e la libertà sindacale e impedisce l’opposizione organizzata agli accordi. Credi ci sia un legame tra il Testo Unico e la vicenda dell’incompatibilità?
Quando fu sottoscritto l’accordo di Pomigliano ci fu chi si affannò a spiegare che si trattava di un ‘unicum’. Poi venne l’accordo di Mirafiori e il successo fece capire ai padroni, a tutti i padroni, che hanno ottime antenne per comprendere quando il momento è propizio, che era giunta l’ora di sfondare e di segnare una cesura storica con il passato. Il Testo Unico contiene, intrinsecamente, lo sviluppo di un modello neo-autoritario che presiede alle relazioni industriali. Esso è fatalmente destinato ad influenzare il modo stesso di pensare e di agire dei sindacalisti e già se ne vedono gli effetti.

La tua esperienza in Cgil ha attraversato anche fasi difficilissime nel rapporto tra organizzazione e sua base, lavoratori e delegati. Quanto sta accadendo ha dei precedenti ?
Non mi pare proprio, anche se vedo, ormai da tempo, che si sta ruzzolando su un piano inclinato molto pericoloso. La stessa reattività delle strutture di base del sindacato è sempre più tenue ed episodica. C’è paura fra i lavoratori e si coglie fra loro un senso di impotenza che il sindacato non contrasta e a volte alimenta per giustificare la propria inerzia. Non è dunque un caso se alle pulsioni burocratiche e repressive corrisponde la più prolungata fase di implosione delle mobilitazioni e della lotta sindacale dell’intera storia repubblicana.

Pensi che l'”incompatibilità” rischi di produrre un evento costituente di una nuova Cgil?
In realtà sono tanti gli elementi che stanno dislocando la Cgil fuori dal baricentro della propria storica cultura politica e sociale. L’asfissia democratica, l’insofferenza per il dissenso, l’intolleranza per la dialettica interna, l’arroccamento nel proprio fortilizio sono però atti di autolesionismo che alla fine non risparmieranno nessuno.

 

Per avere informazioni o aderire in modo solidale al Comitato FCA leggi qui

 

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