Fisac. Sulla carta dei diritti

intervento del Coordinamento Roma e Lazio dell’area IlSindacatoE’Un’AltraCosa in FISAC-CGIL nell’ambito dell’assemblea sulla carta dei diritti universali del lavoro organizzata dalla categoria regionale lo scorso 15 marzo a Roma

La proposta di legge  presentata dalla segreteria della Cgil come “carta dei diritti universali” interviene sui temi dello scontro di questi anni: le deroghe della contrattazione, la rappresentanza sindacale, i licenziamenti, la precarietà.
Sennonché la presentazione di una proposta di legge (con eventuali referendum su punti specifici) elude il terreno dove si decidono effettivamentequesti meriti.
Questo terreno piaccia o meno è il terreno della lotta. Lo confermano le piazze francesi che la scorsa settimana si sono riempite di centinaia di migliaia di lavoratori e di giovani in sciopero e in lotta contro il cosiddetto Jobs Act versione Hollande.
La proposta della Cgil si pone a metà strada tra il tentativo di ripristinare alcune tutele cancellate dagli ultimi governi e l’effettivo adattamento al quadro disegnato dalle controriforme (per fare alcuni esempi, la proposta della Cgil assume il testo unico del 10 gennaio sulla rappresentanza, che è il modello Marchionne,  ammette il lavoro con i voucher pur contestatissimo nelle dichiarazioni ufficiali, propone l’allungamento della prova fino a 9 e 15 mesi per “venire incontro alle esigenze di flessibilità”).
La proposta di legge è corposa. E’ un intero programma di governo sulle materie del lavoro.
Efficacia a parte, è un’operazione politica, e la Cgil ha tutto il diritto di promuoverla. Piuttosto non si comprende perché in altre occasioni si pretende di stabilire distinzioni artificiose tra azione sindacale e azione politica, per dare la scomunica a iniziative che in realtà non sono condivise e che vengono ostacolate nel merito.
L’idea che i lavoratori organizzati nel sindacato non possano accedere alla politica, se non nella direzione segnata da chi mette queste limitazioni, è deleteria: noi crediamo che i lavoratori debbano rivendicare il proprio protagonismo su tutti i meriti che li riguardano.
Come ci riguarda la nuova guerra alla Libia, tema sul quale è necessario aprire una discussione tra i lavoratori e far sentire la nostra voce contro le devastazioni causate dai nostri governi in una larga fascia di paesi e contro un’altra guerra.
Al di là delle strumentalità, l’unica distinzione è tra l’iniziativa che promuove la ripresa di una mobilitazione vera , e le iniziative formali che al di là degli spot non chiamano in campo alcuna mobilitazione.
Cosa ha fatto la Cgil in questi anni?
Contro l’offensiva dell’ultimo governo Berlusconi i lavoratori metalmeccanici hanno tentato di contrastare l’attacco al CCNL.Ma la Confederazione ha lasciato che i metalmeccanici scioperassero da soli quando invece erano in gioco gli interessi di noi tutti, così concorrendo a isolare la lotta della Fiom. E’questo uno dei punti centrali della nostra critica congressuale alla segreteria confederale.
Poi la stessa Fiom ha tirato i remi in barca, e nessuna lotta è stata opposta dalla Cgil, questa volta Fiom compresa, agli attacchi del governo Monti e alla legge Fornero. Infine contro il governo Renzi c’è stato lo sciopero del 12 dicembre, del tutto in ritardo rispetto ai tempi e ai nodi dello scontro, dove per noi è chiaro che l’inefficacia non appartiene allo sciopero in sé (come viene ripetuto ogni volta) ma a come lo sciopero viene indetto e organizzato, oppure disorganizzato.
Insomma in questi anni la Cgil non ha messo in campo alcuna mobilitazione generale, e ora lancia una raccolta di firme, come se fosse credibile lasciar passare una gragnuolata di leggi antioperaie senza alzare foglia, pensando di andare poi in parlamento e sistemare tutto.
Se veramente i diritti dei lavoratori sono “universali”, universale deve essere la lotta con la quale i lavoratori affermano il proprio protagonismo.
Vige al contrario  la regola che divide e separa i lavoratori, i sindacati, le vertenze per categorie, aziende, tipologie contrattuali.
E vediamo segnali inquietanti, come le sanzioni decretate dalla Fiom contro i propri delegati RSA di Melfi e Termoli, perché hanno aderito a un coordinamento di lavoratori della Fiat insieme ad altre forze sindacali e questo sarebbe incompatibile.
Noi confidiamo che su questa vicenda si realizzi la protesta più ampia.
Non si può parlare di “diritti universali” e poi dichiarare incompatibile l’unità dei lavoratori e dei sindacati nei quali i lavoratori si riconoscono. Nel documento congressuale “il Sindacato è un’altra cosa” è scritto che “la Cgil deve ricercare l’unità d’azione con tutti i sindacati conflittuali e i movimenti sociali”, tra questi anche quello contro le trivellazioni nell’Adriatico.
I non pochi voti del secondo documento (il 12% in Fiom) legittimano questa posizione.
Oltre tutto è una via obbligata: si è letto in questi giorni che alla UPS Cgil, Cisl e Uil della categoria dei Trasporti hanno costituito un’Associazione insieme al Cobas.
Anche i facchini delle cooperative della grande distribuzione, lavoratori immigrati e italiani, hanno iniziato a organizzarsi in piccoli sindacati. Io credo che lo avrebbero fatto volentieri anche nella Cgil. Quella Cgil che poi ha chiamato allo sciopero gli stessi dipendenti della grande distribuzione. L’ “universalità dei diritti” viene praticata se i sindacati della grande distribuzione sono i primi a prendersi in carico il rispetto dei contratti nella catena dei subappalti, se le sedi della Cgil si aprono ai facchini delle cooperative, se la Cgil è disposta a unificare le lotte e a organizzare la difesa di questi lavoratori insieme ai sindacati che essi si sono dati.
Vediamo invece che “la carta dei diritti universali” viene citata in un comunicato Fisac Unicredit che annuncia un accordo che ha tutelato i dirigenti. Ne prendiamo atto, ma chi prende in carico il problema di una insostenibile pressione quotidiana sui lavoratori, aggravata dal peso di una lunghissima catena gerarchica nell’epoca dell’informatizzazione (tanti a comandare e pochi a lavorare)? Vogliamo parlarne?
Si moltiplicano i casi di banche estere che ridimensionano e chiudono le succursali in Italia: Barclays, la spagnola BBVA, etc.. In un passato non troppo lontano abbiamo avuto il Fonspa, liquidato da Morgan Stanley. In tutti questi casi abbiamo decine e centinaia di licenziamenti, e mai la Fisac ha preso l’iniziativa per difendere questi posti di lavoro, limitandosi ad accompagnare trattative isolate per concordare la buonuscita. La cosiddetta soluzione di sistema, quella che preserva i posti di lavoro, esiste (e non ci  rammarichiamo per questo), ma solo se a volerla sono il governo e le grandi banche, come si è visto nel caso delle 4 banche fallite e degli intrecci tra management delle banche salvate e governo nazionale e locali.
Noi possiamo considerarci lavoratori più tutelati, ma ugualmente non riusciremo a difenderci se ci limitiamo a prendere in  carico le nostre questioni specifiche, mentre avanza nella società il peggioramento della condizione lavorativa generale di tutti.
I lavoratori precari, i finti lavoratori autonomi, gli atipici (giovani e non) non hanno bisogno di una Cgil che proclama diritti che restano sulla carta, ma di un vero sindacato generale che innanzitutto rompe con la paralisi della lotta imposta negli ultimi anni; di una vera lotta contro il Jobs Act per impedire a Renzi di presentarsi come il difensore dei lavoratori precari; di una contrattazione che non accetti mai più il doppio regime introdotto e presente nei contratti a danno dei nuovi assunti; di prendere in carico le lotte degli atipici sostenendo i loro sindacati (vedi UPS e grande distribuzione); di azzerare la separatezza dell’azione sindacale per aziende/categorie/contratti (una separatezza che isola e indebolisce ogni lotta a vantaggio del padronato).
I lavoratori più tutelati, per difendere se stessi, devono prendere in carico, con le proprie organizzazioni sindacali, le lotte dei lavoratori più ricattati, contro le situazioni di più indecente disumanizzazione del lavoro e anche se può sembrare che queste situazioni sono lontane e non ci riguardano direttamente.
Se il sindacato Confederale iniziasse a muoversi in questa direzione, i padroni e i governi la smetterebbero di fare sberleffi al sindacato (come ha fatto Renzi) e comincerebbero a preoccuparsi…
La proposta di legge sulla “carta dei diritti universali” svia da queste necessità. E dunque la nostra critica è sempre più vera, per una segreteria confederale che, dopo Berlusconi e Monti, non ha opposto alcuna credibile risposta di lotta all’offensiva del  governo Renzi.
Nello scorso congresso i nostri relatori in Fisac sono stati pochi. Tra questi alcuni giovani delegati ed è questa una nota fortemente positiva. Siamo stati assenti in intere province del  Lazio. E anche su Roma abbiamo coperto una parte minima dei congressi. Nondimeno il secondo documento ha raccolto nel Lazio oltre il 6% dei consensi.
Questo per noi significa che i nostri ragionamenti non sono così lontani dai pensieri di non pochi lavoratori e iscritti.

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