Filcams. Il nostro dissenso sul bilancio

di Nando Simeone

L’articolo è pubblicato sul numero 6 del Notiziario sindacatoaltracosa in Filcams, marzo.

Nel  comitato  direttivo  del  9  Febbraio  è  stato presentato  il  bilancio  preventivo  del  2016.  La nostra  Area  Programmatica  ha  scelto  di  non votare a favore e di astenersi: abbiamo voluto esprimere il nostro dissenso non sulla fattibilità tecnica del Bilancio ma sull’aspetto politico.
Il  bilancio  preventivo  della  Filcams  CGIL  ha principalmente  due  fonti  di  entrata,  una  delle quali,  quelle  da  deleghe  volontarie  (fondi  che arrivano direttamente dagli iscritti attraverso la quota  tessera) è  pari  al  36%  del  totale.
Le altre  entrate,  il  64%,  provengono  da  quote  di adesione contrattuale (in ogni CCNL rinnovato tutti i lavoratori iscritti e non pagano una quota annuale solo ai sindacati firmatari), daicontributi previdenza e assistenza (parliamo   della   sanità   integrativa   e   della pensione   integrativa),  ed   infine  dagli Enti Bilaterali.
In  pratica  la  larga  maggioranza  dei  contributi della  Filcams  non  arriva  dagli  iscritti  ma  da finanziamenti diretti e indiretti dalla controparte,  dallo  stato  e  dai  lavoratori  a  cui prelevano obbligatoriamente una quota annuale. Questo è il vero punto di dissenso e la nostra fonte di preoccupazione: un sindacato come il nostro   che   non   si   regge   con   la   quota d’iscrizione  dei  propri  iscritti   può   essere realmente indipendente?
Quando una quota importante di finanziamento  arriva  dalla  controparte  o  dallo stato  questo  limita  fortemente  la  capacità  del sindacato  nell’esercizio  delle  proprie  funzioni, quello   di   difendere   i   lavoratori,   mentre   si accentua   la   dinamica   di   burocratizzazione dell’apparato sindacale, che anzichè rispondere  ai  bisogni  dei  lavoratori  rischia  di rispondere    solo    alla    logica    della    sua autoconservazione.
Le quote di adesione contrattuale rappresentano    un    fetta    importante delle entrate   (circa   32%): anche   questo   aspetto rischia     di     accentuare     la     dinamica     di burocratizzazione dell’apparato sindacale rispetto    agli    interessi    dei    lavoratori    e lavoratrici.  Se  si  sancisce  la  logica  che  solo attraverso  la  sottoscrizione  del  CCNL  si  può accedere  a  questa  importante fonte  di entrata economica, si è spinti verso l’accettazione del CCNL a prescindere,  anziché valutare l’effettivo contenuto dello stesso.  Tutti  i  contratti  nazionali,  in  questi  ultimi  anni, hanno  peggiorato  gli  accordi  e  le  condizioni precedenti.
Quando hanno conservato qualche  diritto  per  chi  già  al  lavoro,  hanno cancellato  quello  stesso  diritto  per  chi  veniva assunto.  Così  si  è  creato  un  doppio  regime contrattuale:   i   nuovi   assunti   sottopagati   e senza diritti, e i vecchi assunti che li perdono, un contratto dopo l’altro.
Se  quasi  1/3  delle  entrate  complessive  della categoria   provengono   da   questa   voce   è evidente che l’organizzazione,   non   solo   la Filcams,  essendo  questo  discorso  valido  per tutte le categorie della Cgil, è spinta a cercare di  chiudere  il  CCNL  a  tutti  i  costi.  Ma  come possiamo facilmente immaginare questa è una logica  perdente,  soprattutto  per  i  lavoratori  e lavoratrici  che  vogliamo  rappresentare,  e,  alla lunga, anche per il sindacato stesso.
Per  questo  la  nostra  Area  Programmatica  è costretta a lanciare un grido di allarme in ogni discussione sul bilancio. Vogliamo un sindacato  INDIPENDENTE,  dai  padroni  e  dai governi,  questo,  in  estrema  sintesi,  il  motivo del nostro dissenso.  L’indipendenza di classe del  sindacato  deve  partire  dalla  sua  piena autonomia  economica,  con  bilanci  pubblici  e trasparenti,  tutte  le  retribuzioni  dei  funzionari, fino  ai  livelli  più  alti,  devono  essere  legate  a quelle   dei   lavoratori   dipendenti e  seguirne l’andamento.
E’ evidente che un sindacato indipendente e di classe   non   potrà   che   essere   nello   stesso tempo profondamente democratico e di lotta, a partire dal  rifiuto delle RSA,  perché ovunque sia  possibile  le  rappresentanze  universali  di tutti  i  lavoratori  devono  essere  elette  su  base proporzionale  dove  tutti  sono  elettori ed eleggibili.
Ove  non  sia  possibile  fare  questo  elezioni  le RSA della CGIL e della Filcams in particolare, dovranno  essere  comunque  elette  da  tutti. Deve  essere  sancito  l’obbligo  di  referendum su tutti gli accordi,con il rispetto del pluralismo e il diritto al dissenso.
Ma,  soprattutto,  la  priorità  rimane  la  battaglia per  una  legge  sulla  rappresentanza  sindacale che  garantisca  il  diritto  delle  lavoratrici  e dei lavoratori a  scegliere da chi farsi rappresentare  e  a  votare  su  piattaforme  o accordi e  respingere ovunque  il principio incostituzionale per cui i diritti    sindacali spettano solo a chi firma gli accordi.
La  battaglia  dunque che facciamo  sulla  reale indipendenza economica del nostro sindacato,finanziato solo dai contributi volontari dei lavoratori e delle  lavoratrici non  può  che poggiarsi su un profondo rinnovamento democratico  e  partecipativo  dei  delegati  eletti democraticamente dai lavoratori, vero antidoto alla deriva moderata e verticista dell’organizzazione in cui militiamo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: