Ancora su Fca. Chiedo alla FIOM di rispondere.

articolo di Paolo Brini

Il proseguo del caso riguardante i 16 compagni RSA Fiom del gruppo FCA giudicati incompatibili dal Collegio Statutario della Cgil, le discussioni nei direttivi e nei corridoi, i post su Facebook di diversi dirigenti della Fiom che si sono susseguiti ecc, permette ormai di chiarire in maniera inequivocabile quali sono i due punti di fondo di tutta la questione.

In primo luogo la pretestuosità dell’accusa riguardante la loro adesione al fantomatico “coordinamento” giudicato parasindacale. Pretestuosità ben sintetizzata dall’affermazione ripetuta alla nausea in questi giorni in Fiom: “Avete visto? Non abbiamo ancora espulso nessuno e non vogliamo espellere nessuno”. Sentendo una frase del genere viene da domandarsi perché allora intraprendere la strada dell’interpello. Forse che non si conoscono le conseguenze di una tele atto? E non si scarichi la responsabilità della scelta (che pure non è affatto poca) solo sul segretario della Fiom Molise e sul “reggente” della Fiom Basilicata. L’ultimo Comitato Centrale ha chiarito definitivamente che l’iniziativa ha goduto dell’avvallo della Fiom nazionale.

La questione è che si sta usando questo giudizio di incompatibilità come spada di Damocle (o velato ricatto che dir si voglia) sui delegati per imporre loro il vero obbiettivo alla base di tutta la vicenda. Impedire agli RSA di proclamare sciopero se non condiviso da segretari e segreterie.

Non è forse vero? Allora chiedo a tutta la Fiom di rispondere alla seguente domanda. Può un delegato proclamare sciopero anche da solo, anche con il parere contrario dell’organizzazione?

Il leitmotiv di tutti i dirigenti che parlano della vicenda è il seguente: “dopo che si è discusso se la fiom decide di non fare sciopero ci si deve adeguare e non si possono proclamare scioperi, punto”. Cari compagni, questa posizione sì che viola non solo lo statuto della Cgil, ma ancor prima il diritto di sciopero sancito dalla Costituzione. Se poi si aggiunge che per di più a Termoli è la maggioranza della Rsa a proclamare gli scioperi si capisce bene l’inconsistenza e pretestuosità di tutta questa storia.

Ogni delegato, ma anche ogni singolo lavoratore, ha il diritto costituzionale di poter proclamare sciopero liberamente, anche da solo. Chiedo dunque, la Fiom ha intenzione di venire meno al rispetto di questo diritto? Se così è lo si dica chiaramente e ce ne si assuma la responsabilità. Se così non è, si ponga fine immediatamente a tutta questa vicenda e si ritorni a discutere su un piano esclusivamente politico.

I vertici della Fiom pretendono di risolvere la questione esigendo che i 16 RSA da un lato dichiarino di non aderire più al coordinamento e dall’altro accettino di sottomettersi alla decisione dell’organizzazione in merito agli scioperi. In una parola si esige che questi RSA non solo rinuncino alle proprie idee ma che si umilino pure.

Compagni non scherziamo. Sul coordinamento incriminato, che, lo ripeto come già sottolineato anche dai compagni di Termoli e Melfi in un loro post su Facebook di qualche giorno fa, non è mai esistito se non sulla carta (dato che si è riunito una sola volta 10 mesi fa), siete in grado di dimostrare che è davvero un coordinamento parasindacale e non un coordinamento di delegati e lavoratori come a centinaia ne abbiamo visti e vediamo nella storia della Fiom? Siete in grado di portare alla prova dei fatti un solo volantino in cui è questo coordinamento benedetto, e non gli RSA Fiom nella loro piena e libera autonomia, a proclamare gli scioperi a Termoli e Melfi dimostrandone così la parasindacalità? Siete in grado di dimostrare che sia avvenuto un solo incontro con l’azienda o con chicchessia in cui è stato questo coordinamento benedetto a svolgere ruolo di trattante e non le RSA Fiom nella loro libera autonomia? Se sì, allora avete pieno titolo e ragione di chiedere a questi compagni di uscire da quel coordinamento. Ma se così non è, e sapete tutti bene che non lo è, smettetela di sventolare la sentenza del collegio statutario come strumento di pressione disciplinare e accettate un confronto esclusivamente di merito che non pretenda di imporre ma aspiri a convincere.

Infine un’ultima considerazione. Ci si stizzisce e scandalizza tanto per la “durezza” delle discussioni spesso fatte con questi compagni. Chiunque ha lavorato in catena di montaggio e conosce i metalmeccanici sa perfettamente che quando si discute non si va per il sottile, e che se si pretende di stare ad un pranzo di gala si ha decisamente sbagliato categoria. Il problema di fondo che nessuno si sta ponendo è un altro. Com’è possibile che illustri dirigenti della Fiom non abbiano la capacità di conquistarsi una autorevolezza sufficiente agli occhi dei propri delegati da essere in grado di mantenere la discussione su un piano costruttivo, magari pure convincendoli della correttezza della propria linea, ma al contraio devono passare alle vie “giudiziarie” interne? Com’è possibile che un segretario generale arrivi perfino a dissociarsi pubblicamente dagli scioperi proclamati dalla maggioranza di una sua RSA senza che questo ingeneri ad ogni livello dell’organizzazione un moto di indignazione ed un intervento immediato degli organismi politici competenti?

Un delegato è sempre in ultima analisi un lavoratore che con coraggio e dedizione presta il suo tempo, anche quello libero, alla causa dell’emancipazione della classe lavoratrice con spirito militante. Un funzionari e ancor più un dirigente è chiamato a svolgere questo compito a tempo pieno. Pertanto ciò che è giusto concedere ad un delegato di fabbrica, non si può altrettanto fare per un segretario. L’assenza totale di autorevolezza da parte di pezzi significativi del gruppo dirigente della Fiom è il vero problema e la vera causa che ha scatenato questa pessima vicenda.

Paolo Brini

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