Limitazione del diritto di sciopero nei musei.

articolo di Eliana Como

Il 23 febbraio le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dello istituzioni hanno firmato presso l’ARAN un’intesa che ricomprende l’apertura al pubblico dei musei e degli altri luoghi della cultura nelle norme che regolamentano – cioè limitano – il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Essenziali come gli ospedali e la fornitura di energia! La norma prevedeva già limitazioni per servizi che – pure importanti e vitali per una società – di essenziale tanto da dover venire prima del diritto di sciopero non hanno niente. Così come già prevedeva la limitazione nei servizi di tutela del patrimonio artistico. Da oggi, però, tra i servizi essenziali soggetti a restrizione del diritto di sciopero – durante tutto l’anno – ci sarà anche l’apertura al pubblico di musei, ville e siti archeologici. Speriamo che prima o poi non si consideri essenziale anche la grande distribuzione commerciale o la produzione di automobili!
Non c’è dubbio, sia chiaro, che nel paese di Leonardo, Michelangelo e Raffaello l’arte dovrebbe essere un bene da tutelare sopra ogni cosa. E dovrebbe essere insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado (anche negli istituti professionali, certo). E i siti archelogici dovrebbero essere conservati più di pietre preziose, Pompei non dovrebbe cadere a pezzi, le metropolitane non dovrebbero passare sotto i Fori Imperiali e Santa Maria Antiqua, per dirne una, non dovrebbe essere chiusa per restauro da decenni. Altrettanto non dovrebbe mai essere possibile che quadri di Pisanello e Mantegna vengano rubati come se niente fosse e Caravaggio non dovrebbe essere impunemente trafugato dalla Mafia per regalarlo a qualche politico… ricordate la Natività rubata 40 anni fa dall’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo a Palermo e solo da pochissime settimane sostituita da una copia alla presenza solenne del capo dello Stato? Ecco!
Ma posso continuare, perchè è altrettanto sacrosanto che nel paese di Roma, Venezia e Firenze i musei dovrebbero essere i primi al mondo per fruizione, servizi e allestimento. E invece no, nemmeno per sbaglio. Lasciando stare i Musei Vaticani, che sono al terzo posto ma che non sono certo dello stato italiano, il primo museo italiano al mondo per numero di visitatori – gli Uffizi – è soltanto al 20° posto della classifica. Seguito da Palazzo Ducale a Venezia addirittura al 36°. E Palazzo Massimo a Roma non rientra nemmeno nei primi 100, così che la Venere di Milo al Louvre è vista da circa 10 milioni di persone all’anno, il Discobolo di Mirone da meno di 300mila!
Insomma, sono i numeri a dare conto del disinvestimento totale dello stato italiano nei confronti del suo immenso patrimonio artistico. Un disvalore assoluto che grida vergogna!
Eppure, quando si tratta di diritti sindacali, improvvisamente l’arte e il patrimonio artistico del Bel Paese diventano addirittura “servizio pubblico essenziale”, come tale rigorosamente sottratti alla libertà di sciopero e la vergogna non è lo stato che non investe sull’arte e sul turismo in genere, ma i lavoratori che pretendono i loro diritti!
D’altra parte, non era difficile immaginarlo, vista la strumentalissima polemica fatta pochi mesi fa sulla chiusura del Colosseo per una assemblea sindacale. Assemblea che non era uno sciopero evidentemente e che era stata richiesta in anticipo e regolarmente autorizzata, ma che è servita a diffondere nella stampa e nelle televisioni l’allarme scioperi! E al grido di “licenziamoli tutti” far passare l’idea di un paese piegato dalle proteste dei lavoratori dell’arte e della cultura, in cui non soltanto fosse possibile ma addirittura necessario ridurre ancora il diritto di sciopero. La “misura è colma” dichiarò in quei giorni il ministro delle attività culturali e del turismo. E ci mancherebbe! Non vorremmo mica lasciare orde di turisti ad aspettare sotto il sole – senza niente altro da poter visitare, poveretti, nel cuore di Roma – perchè alcune lavoratrici e lavoratori si riuniscono in assemblea per parlare del loro contratto!
Insomma, era chiaro che la propaganda del governo su quella vicenda puntava dritto all’accordo firmato l’altro giorno, che limita appunto il diritto di sciopero nei musei.
Ma la domanda è un’altra. Ma perchè la Cgil ha firmato quell’accordo?

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