Pensioni. Dittatura della maggioranza Cgil a Lodi

ASSEMBLEA DELEGATI/E DEL 17 NOVEMBRE 2015 SULLE PENSIONI

Alleghiamo il documento conclusivo dell’Assemblea dei delegati del 17 novembre scorso, sul tema delle pensioni.
L’Assemblea era stata organizzata dall’Area di minoranza in Cgil, “Il Sindacato è un’altra cosa” ed era stato votato all’unanimità da tutti i delegati presenti, sia quelli appartenenti all’Area, sia quelli che fanno riferimento alla maggioranza della Cgil; successivamente il Documento è stato sottoscritto da delegati e funzionari dell’Area e anche della maggioranza della Cgil.
Lo si invia oggi, perché si attendeva di proporlo, discuterlo e votarlo nel primo Direttivo della Cgil di Lodi, che si e’ tenuto ieri 21 dicembre, dove però la Segreteria Cgil non lo ha ammesso alla discussione nel Direttivo.

DOCUMENTO CONCLUSIVO

I lavoratori e i delegati del Lodigiano, riuniti in Assemblea Pubblica il 17 novembre 2015, sul tema delle Pensioni,
esprimono quanto segue:
Il Paese è tutt’oggi immerso in una crisi economica senza precedenti, rispetto alla quale, nonostante gli annunci del Governo di una imminente ripresa, non si intravede l’uscita, sicuramente non per le condizioni in cui versano i lavoratori italiani, visto che la disoccupazione è ancora intorno al 13% ed in particolare quella giovanile si attesta ancora ben oltre il 40% ed anche per chi lavora il rischio di scivolare nella fascia della povertà è sempre più presente.
Il sistema produttivo del Paese è in condizioni pessime, con la perdita del 25% delle imprese manifatturiere e dei servizi e non si intravedono significativi miglioramenti.
In questi anni l’Italia, anche a causa dell’applicazione particolarmente convinta delle politiche d’austerity imposte dall’Europa e dalla Troica, da parte dei governi che si sono avvicendati, ha conseguito i minori tassi di crescita, i maggiori tassi di disoccupazione e gli aumenti più elevati di povertà e disuguaglianze, rispetto agli altri stati europei. Il nostro reddito pro capite, che ancora nella seconda metà degli anni ’90 era superiore alla media europea, adesso è inferiore del 16%.
Alla fine del 2011, nel bel mezzo della Crisi e con un sistema previdenziale in equilibrio economico strutturale e da tutti ritenuto come uno dei più virtuosi d’Europa, dal punto di vista dei conti dello Stato, il governo Monti/Fornero, sotto la spinta delle politiche d’austerity, varò l’ennesima “riforma” pensionistica, che ha prodotto disastri, che oggi sono sotto gli occhi di tutti, non solo per il drammatico fenomeno dei 380 mila esodati creati in un sol colpo, ad oggi tutt’altro che risolto, nonostante la Legge di Stabilità stia approntando la 7° salvaguardia.
Infatti la Legge Monti/Fornero sulle Pensioni, definita da molti come la più gigantesca operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano, col prelievo di circa 80 miliardi nel periodo 2013-2020, ha allungato oltre ogni limite conosciuto in Europa l’età del pensionamento, senza neppure porsi il problema di quei lavoratori che svolgono lavori usuranti e che dovranno in prospettiva lavorare fino alla soglia dei 70 anni. La “riforma” di fatto ingessa un mercato del lavoro già bloccato dalla crisi economica, perché la permanenza forzata sul lavoro dei più anziani costituisce una ulteriore barriera per l’accesso dei giovani. Ha fatto cassa, riducendo l’adeguamento all’inflazione anche per le pensioni di circa 1.200 € netti, provvedimento peraltro giudicato incostituzionale dalla recente sentenza della Consulta.
Questa “riforma” ha accentuato il processo già avviato dalle precedenti “riforme”, di creazione di un vero e proprio disastro sociale, che si concretizzerà in un grande numero degli attuali giovani che non riusciranno a maturare una pensione decente, perché il sistema contributivo, per garantire una pensione adeguata richiede una vita lavorativa continua, con retribuzioni adeguate ed aliquote contributive piene; il contrario di quanto accade ad una grande percentuale di giovani oggi.
Ed anche gli ultimi annunci, sia da parte del Presidente dell’INPS, sia da parte del Governo, su un’ulteriore modifica del regime pensionistico, non lasciano certo tranquilli, vista l’esperienza degli ultimi 20 anni.
Per tutto questo i delegati ed i lavoratori riuniti in assemblea, chiedono alla CGIL, possibilmente con le altre OO.SS., di rivendicare in modo chiaro ed inequivocabile l’abolizione della Legge Monti/Fornero sulle Pensioni, perseguendo gli obbiettivi del ripristino del diritto ad andare in pensione con i 40 anni di contributi senza penalizzazioni in base all’età di pensionamento; ricreare condizioni dignitose per le future pensioni, reintroducendo meccanismi che garantiscano pensioni pari all’80% della retribuzione con 40 anni di lavoro; la parificazione dell’età di pensionamento per vecchiaia delle donne del pubblico impiego a quella delle donne dei settori privati, riportando il requisito a quello pre-riforma Fornero, riconoscendo così il doppio lavoro che di fatto è a carico delle donne per la contemporanea gestione del lavoro di cura famigliare. Introdurre la possibilità per i lavoratori di decidere l’età di acceso alla pensione di vecchiaia, con un minimo di contribuzione e di età e senza penalizzazioni aggiuntive. Eliminare o modificare radicalmente il meccanismo dell’adeguamento alle speranze di vita, anche considerando le diverse tipologie di lavoro usurante.
Infine i delegati ed i lavoratori riuniti in assemblea non condividono e respingono l’idea di una campagna di adesione al sistema della previdenza complementare, attraverso il principio del silenzio-assenso, come previsto anche dall’ultima Piattaforma Unitaria di Cgil Cisl Uil: infatti ritengono che l’adesione dei lavoratori a forme di previdenza integrativa, con assoluta preferenza per i Fondi Pensione Negoziali, debba essere frutto di una scelta libera e consapevole.
Pertanto i delegati ed i lavoratori riuniti in assemblea, chiedono alla Cgil, in tutte le proprie istanze, a partire dal prossimo Direttivo della Cgil di Lodi, di mettere all’ordine del giorno la discussione su un’ampia mobilitazione finalizzata all’abolizione della Legge Fornero ed il rilancio delle richieste sopra sintetizzate, al fine di tornare ad un sistema previdenziale che garantisca gli attuali pensionati e una pensione decente a quelli futuri.

Lodi, 17 novembre 2015

APPROVATO ALL’UNANIMITA’

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