Contratto Metalmeccanici: la proposta dei padroni è irricevibile

di Paolo Brini (Comitato Centrale Fiom-Cgil)

Avevano preannunciato che nell’incontro del 22 dicembre avrebbero presentato una loro proposta “organica” e così è stato. I padroni di Federmeccanica in 7 pagine hanno messo nero su bianco quale deve essere non solo il prossimo contratto nazionale ma quali d’ora in avanti dovranno essere i principi fondanti del nuovo modello contrattuale. Se con la concertazione 22 anni fa si passò dal salario inteso come variabile indipendente al salario quale variabile dipendente attraverso l’abolizione della scala mobile e l’introduzione dei Premi di Risultato legati agli andamenti aziendali, oggi i padroni vogliono di più. O meglio vogliono tutto. Il loro obiettivo di fondo è arrivare ad avere non solo il salario, ma il lavoratore stesso, nella sua interezza, quale variabile subordinata, non “alla” ma “della” Azienda. Al lavoratore viene cancellato il riconoscimento di qualsiasi identità e anche dal punto di vista formale o, come ha tenuto a sottolineare Federmeccanica, “culturale” egli diviene null’altro che una delle tante voci a bilancio. Quello coi lavoratori da accordo sindacale, si deve trasformare in un accordo di tipo commerciale come con qualsiasi altro fornitore.

I punti chiave della proposta di Federmeccanica

In questo nuovo modello la prima funzione del contratto nazionale a dover saltare è naturalmente quella di garantire aumenti salariali per tutti i lavoratori. La proposta padronale infatti non si limita a dire che non daranno soldi per tutto l’anno 2016, ma afferma che di aumenti nazionali non ce ne saranno mai più. In perfetta coerenza coi progetti del governo in merito al salario minimo, si vuole infatti introdurre il concetto di “salario minimo di garanzia” in sostituzione degli attuali “minimi contrattuali” quale cifra sotto cui nessuna retribuzione può andare. Il punto però è che i futuri aumenti verranno percepiti solo da coloro la cui retribuzione, sommando tutte le voci retributive fisse e continuative (minimi contrattuali, superminimi individuali e collettivi, scatti di anzianità, premi di produzione ecc), sarà sotto questa soglia. Tutti gli altri lavoratori vedranno questi aumenti semplicemente assorbiti. A detta di Federmeccanica stessa, ciò vuol dire che gli aumenti saranno dati al massimo al 5% dell’intera categoria!
Non solo. Si vuole stabilire già ora quanto e come verranno elargiti questi aumenti dei minimi di garanzia. Ovvero a posteriori, nel mese di luglio dell’anno successivo a quello di riferimento, e per l’ammontare esclusivo dell’aumento dell’inflazione reale, calcolata però col metodo truffaldino dell’indice IPCA. Per fare un esempio, nel 2015 avrebbe significato che i minimi di garanzia sarebbero aumentati dello 0,2%!
In sostanza attraverso tutto questo macchinoso fumo negli occhi si vuol sancire che da qui in avanti il contratto nazionale non darà più alcun tipo di aumento salariale a nessuno. Il principio deve essere che gli aumenti saranno solo di carattere aziendale e solo se l’azienda potrà o meglio vorrà darli. Infatti la chicca finale di questo impianto è che d’ora in avanti l’unico aumento salariale normato a livello nazionale sarà, forse, di 260 euro annui sotto forma di Premio di Risultato. Diciamo forse, perchè se i padroni delle singole aziende vorranno, bontà loro, lo erogheranno unilateralmente. Altrimenti potranno tranquillamente pagarlo ai lavoratori sotto forma di corsi di formazione o welfare aziendale. In compenso dal 2017 anche i 485 euro di elemento perequativo dati fino ad oggi a chi non ha contrattazione aziendale verranno compresi nei minimi di garanzia e quindi assorbiti. Dulcis in fundo spariranno gli scatti di anzianità poichè ogni parte della retribuzione deve essere demandata al livello aziendale. Sempre se l’azienda è disposta a concederlo.
Gli unici soldi (virtuali) che Federmeccanica è disposta a dare a livello nazionale sono quelli per la sanità e la previdenza integrativa e la “Formazione professionale”. Ovvero per quegli istituti che permettono agli imprenditori sia di fare ulteriori profitti che evadere legalmente il fisco. Con un abile partita di giro i soldi che danno con la mano destra se li riprendono con la sinistra. Al contrario il lavoratore, come se fosse al supermercato, avrà solo il diritto a sconti ed agevolazioni su spese sanitarie che da pubbliche stanno diventando sempre più private e a pagamento. Oppure contributi ad una pensione privata che a lui renderà poco e meno di quanto non facesse prima la pensione pubblica ma a chi investe i suoi soldi renderà moltissimo.
Coerentemente con questo impianto il resto del testo ha come obbiettivo quello di demolire i restanti cardini “politici” del CCNL così come nato dall’autunno caldo del 1969.
Emblematica la volontà di eliminare le cosiddette “150 ore”, una delle conquiste più importanti e simboliche degli anni 70 attraverso cui si sancì il diritto del lavoratore ad avere una propria cultura ed istruzione. Ad esse si vogliono sostituire 24 ore di formazione annue su temi di interesse aziendale. Ancora una volta il messaggio è chiaro. Il lavoratore non deve avere una “sua” cultura, perchè la cultura deve essere solo quella aziendale. Perciò la formazione che egli deve avere può essere solo quella che serve per generare maggiori profitti all’azienda.
Con la stessa logica di subordinazione all’impresa, si vuole legare il diritto all’uso delle ore di permesso per la legge 104 alle esigenze tecnico organizzative aziendali. Si stabilisce inoltre che dei 13 permessi personali che maturano annualmente, almeno 4 dovranno maturare solo in base all’effettiva presenza in azienda (ergo se ti ammali non puoi avere diritti). Altri 5 invece potranno essere semplicemente monetizzati anzichè concessi, qualora questo fosse di utilità all’impresa. Se a questo si aggiunge la proposta di armonizzare la maggiorazione degli straordinari al 50% per tutte le ore, ci troviamo di fronte non solo ad un aumento secco dell’orario di lavoro ma altresì ad un suo incentivo.
Dopo avere finto di piangere disperati per ben 3 incontri, lamentando che la categoria ha perso dal 2008 ben 250mila posti di lavoro, questa proposta dice spudoratamente che di quei disoccupati ai padroni non importa nulla. Il loro motto ancora una volta è “lavorate di più in di meno”. Marchionne insegna.
Il corollario finale non poteva che essere la richiesta di rende applicativo quanto previsto dall’accordo del 10 gennaio 2014. Il fatto che questo argomento abbia come titolo “Relazioni sindacali e Contrattuali” dice chiaramente come l’obbiettivo padronale sia quello di rendere esecutivo quanto ivi previsto in materia di “esigibilità” degli accordi ovvero di limitazione al diritto di sciopero.

La debole reazione della Fiom

Da quanto sopra descritto, chi scrive ritiene che tale documento sia assolutamente irricevibile in ogni sua parte. Per questo, pur avendo correttamente espresso la propria contrarietà in merito alla proposta salariale, ci pare che la risposta della Fiom al tavolo sia stata debole e poco efficace. Se da un lato può essere comprensibile il tentativo, in una prima fase del confronto, di non essere noi i primi a rompere definitivamente la trattativa, dall’altro crediamo che sia stato profondamente sbagliato affermare che il negoziato potrà continuare se verrà sciolto il nodo del salario. Così come riteniamo sia stata un’apertura fuori luogo aggiungere che al prossimo incontro la Fiom presenterà una propria controproposta altrettanto “organica”.
Primo perchè è evidente che Federmeccanica non sta bluffando e quindi non ha nessuna intenzione di rimangiarsi quanto richiesto. Per questo annunciare di voler presentare una propria “controproposta” dà il segnale sbagliato di una disponibilità ad accettare comunque il loro campo di gioco per trovare un accordo. Dal momento che non stiamo parlando di una diatriba sulle quantità degli aumenti ma su un intero impianto ideologico oltre che sindacale, l’unica ipotesi per un accordo è accettare una mediazione inaccetabile partendo dalle loro condizioni.
In secondo luogo proprio perchè si sta proponendo un coerente modello contrattuale, non vi è alcuna parte di esso su cui si possa trattare.
L’unica controproposta che la Fiom può avanzare è la propria piattaforma poichè, al di là del giudizio negativo su di essa di chi scrive, è comunque stata approvata da centinaia di migliaia di lavoratori. Certo, è innegabile che Federmeccanica, con una intelligente mossa tattica, abbia preso e fatte proprie alcune parti della piattaforma della Fiom. Questo dovrebbe senz’altro indurci a riflettere sulla poca bontà di alcune nostre richieste, ma soprattutto dovrebbe dirci quanto sia pericoloso mostrarsi alla controparte propensi a fare concessioni già in partenza. Emblematico l’esempio della nostra disponibilità all’assorbimento dell’elemento perequativo. Federmeccanica coglie la palla al balzo, ringrazia, incassa e ora noi siamo in difficoltà, perchè quella voce contrattuale ormai ce la siamo giocata. Altrettanto dicasi per le nostre aperture sulla sanità integrativa. La nostra tesi tanto ridicolizzata nella discussione in Fiom secondo cui se il salario viene inserito nella sanità integrativa non viene retribuito sui minimi, si è dimostrata vera nei fatti. Non è proprio quanto i padroni stanno proponendo? Niente sui minimi, centinaia di euro a MetaSalute. Diventa molto difficile ora per il nostro sindacato rifiutare la sanità integrativa e i suoi costi, dal momento che l’ha rivendicata.
Per questo, pena l’invischiarsi in un pantano da cui sarebbe molto difficile uscire, è necessario che dal Comitato Centrale del 7 e 8 gennaio esca una posizione chiara di rifiuto netto e categorico alla proposta padronale. Assieme a questo è necessario che la tornata di attivi regionali di delegati in programma nei giorni antecedenti il 21 gennaio servano per scaldare i motori e preparare l’inizio della mobilitazione.
Il comitato centrale deve pertanto dare mandato alla delegazione trattante, qualora la proposta di Federmeccanica non venga ritirata dal tavolo, di annunciare la proclamazione dello stato di agitazione, il blocco dello straordinario e un pacchetto di ore di sciopero che conduca allo sciopero generale nazionale di tutta la categoria.
La sfrontatezza della proposta padronale ci dice quanto alta sia la posta in gioco. Non un semplice rinnovo contrattuale, ma il futuro delle relazioni sindacali e del contratto nazionale. Ancora una volta è nei metalmeccanici che si decide quale sarà il nuovo modello contrattuale. Per questo la risposta della Fiom deve essere forte ed inequivocabile. Al “rinnovamento” contrattuale proposto da Federmeccanica dobbiamo rispondere con la riconquista del contratto nazionale come strumento di difesa e di acquisizione di diritti, salario, dignità e soprattutto identità di classe.

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