Direttivo FP, 18 dicembre

report direttivo FP del 18 dicembre. A cura di A.Macciò

Report Comitato Direttivo nazionale FP del 18 dicembre e sintesi degli interventi dei compagni dell’Area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL”.

Lo scorso 18 dicembre era convocato il Comitato Direttivo nazionale della FP.
Oltre a una serie di altri adempimenti, prima del punto di discussione sulla situazione politica e sindacale, è stato approvato a maggioranza, con 5 voti contrari, tra cui i/le compagn* presenti dell’Area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL”, un Regolamento per l’elezione dei Comitati degli Iscritti nella FP CGIL. Il Comitato Direttivo nazionale, infatti, aveva già definito dalla scorsa primavera la costituzione generalizzata di queste strutture della CGIL sui posti di lavoro e comunque il loro rinnovo, anche prevedendo la necessità di delineare un percorso di progressiva cessione (per delega) della titolarità della contrattazione aziendale, attualmente prevista nei CCNL in capo alle Segreterie territoriali (oltre che ovviamente alle RSU, laddove esistenti), ai Comitati degli Iscritti.
Una necessità in qualche modo anche obbligata dalla riduzione delle risorse complessive di agibilità sindacali, compreso il numero di funzionari a disposizione. Da qui l’esigenza di emanare un Regolamento quadro per la costituzione e l’elezione dei Comitati degli Iscritti, sia per i settori del pubblico impiego che per quelli privati (Cooperative sociali, Sanità privata, Igiene ambientale, ecc.) organizzati dalla FP, che avverrà tra gennaio e aprile del 2016.
La proposta di Regolamento presentata dalla Segreteria nazionale non ha però trovato un riscontro unanime. In particolare, i/le compagn* della nostra Area sono intervenuti motivando la nostra contrarietà attraverso l’intervento del compagno Aurelio Macciò, di cui qui riportiamo la sintesi.

Intervento di Aurelio Macciò:
E’ sicuramente positivo che si proceda alla costituzione di strutture organizzate della CGIL sui posti di lavoro, nel segno di una capacità di autorganizzazione dei/delle lavoratori/trici iscritt* alla CGIL. Non può che esserne favorito il radicamento sindacale e la formazione di autonome capacità sui posti di lavoro. Ma probabilmente si tratta anche di una necessità ormai ineludibile, dato il restringersi di agibilità, risorse, numero di funzionari sindacali, ecc.
Che però ci si trovi ormai di fronte a una situazione obbligata traspare esplicitamente dalla lettura della proposta di Regolamento per l’elezione dei Comitati degli Iscritti qui presentata, dove appare evidente l’intenzione di cercare di mettere sotto tutela queste strutture sui posti di lavoro.
Già nella Premessa si fa riferimento allo “storico Accordo sulla Rappresentanza del 31 maggio 2013”. Al di là dell’aggettivazione enfatica, ricordo la contrarietà dei/delle compagn* dell’Area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL” a quell’Accordo e a quello successivo e applicativo del 10 gennaio 2014. Ma poi, scorrendo l’articolato, ci si imbatte, in diversi punti, su abusive forzature, rispetto a quanto definito nello stesso Statuto della CGIL, circa le prerogative che si attribuiscono alle Segreterie territoriali e agli apparati.
Qualche esempio. Lo Statuto della CGIL afferma che l’Assemblea degli/delle iscritt* sul posto di lavoro “vota la lista dei candidati per le elezioni delle RSU”. Qui invece si scrive che l’Assemblea ha “diritto di proposta per la formazione della candidature della Cgil”. Votare è poter direttamente decidere, non proporre … Oppure si scrive che il CdI “sviluppa la sua iniziativa in coerenza con i deliberati congressuali e degli organismi dirigenti di categoria e confederali”, una definizione che indica ingessatura e subalternità delle strutture della CGIL sui posti di lavoro, quando invece nello Statuto e nelle Delibere attuative dello Statuto i CdI vengono definiti “nel quadro di un’affermazione piena degli stessi, quali vere e proprie strutture orizzontali e verticali”, che “rappresentano una sede di elaborazione, discussione e verifica delle proposte e delle scelte della CGIL ai diversi livelli di categoria e confederali”.
Inoltre, in tutta una serie di passaggi, si indica l’obbligo di concordare decisioni e proposte, da parte del CdI, con la Segreteria territoriale: per l’elezione del coordinatore del CdI; su quali membri del Comitato degli Iscritti vadano inseriti in delegazione trattante; nel diritto di proposta all’Assemblea degli iscritti per le candidature della CGIL nelle liste dei candidati per le RSU; ecc.
L’ansia del controllo arriva a far scrivere nella proposta di Regolamento cose davvero “originali”, per esempio che “sono possibili autocandidature di singoli iscritti se sostenute da almeno il 15% degli iscritti” … quando nella lingua italiana “autocandidatura” si dice di un/una candidat* che si autopropone da sé … e se la candidatura è sostenuta “da almeno il 15% degli iscritti” (nel Comune di Milano rappresenterebbe una cifra pari a circa 450 iscritt*!) non si può certo definire come “autocandidatura”. E però non viene mai menzionata la possibilità prevista dallo Statuto della CGIL di presentare liste alternative se sottoscritte da almeno il 3% degli/delle iscritt* (e non il 15% …).
Infine, giustamente si indica che “Il Comitato degli Iscritti garantisce, nella sua composizione, la rappresentanza delle diverse condizioni lavorative/contrattuali”. Ma allora occorrerebbe spiegare perché questo Comitato Direttivo, lo scorso 27 aprile, ha votato, con il solo voto contrario dei/delle compagn* dell’Area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL”, il Regolamento FP CGIL Medici e Dirigenti SSN, che prevede l’elezione separata di un Comitato degli Iscritti per l’area contrattuale medica e di quella dei dirigenti nelle ASL, negli Ospedali, ecc., invece che, semmai, prevedere appositi collegi elettorali, per garantire sì la rappresentanza delle diverse tipologie contrattuali e la specificità dei diversi tavoli negoziali previsti in uno stesso posto di lavoro, che si tratti di alte professionalità come di precari/ie, ma nel quadro di politiche sindacali e contrattuali inclusive e complessive.
Per questi motivi dichiaro il voto contrario degli/delle compagn* dell’Area “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione CGIL” a questa proposta di Regolamento per l’elezione dei Comitati degli Iscritti.

La relazione sul punto sulla situazione politica e sindacale, svolta dalla segretaria generale Rossana Dettori, si è tra l’altro soffermata sulla vicenda dei rinnovi contrattuali e sulla “splendida” (così è stata definita) manifestazione di sabato 28 novembre. Un prodotto di quella manifestazione e della “mobilitazione” di questi mesi, sarebbe, secondo Dettori, il ripristino delle risorse per il FUA (Fondo Unico di Amministrazione), cioè per la contrattazione decentrata, comprese le indennità per turni, reperibilità, ecc., nei Ministeri, che il Governo e il Parlamento avevano tagliato quest’estate, non ripristinando le relative risorse in sede di approvazione della Legge di assestamento del Bilancio dello Stato, così come la soppressione, per ora congelata, di 23 Prefetture, con conseguenti tagli di uffici e servizi sul territorio. Inoltre è in corso di svolgimento la contrattazione con l’ARAN sulla definizione dell’accorpamento in 4 comparti contrattuali, propedeutica al rinnovo dei CCNL. Sembra che si arriverà a definirli secondo l’accorpamento proposto da CGIL, CISL e UIL: Sanità, Autonomie Locali e Regioni, Funzioni Centrali (Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti pubblici come INPS, INAIL, ecc.), area della Conoscenza (Scuola, Università, Ricerca, ecc.).
Dettori ha informato che il 13 gennaio dovrebbe essere convocata una riunione dei segretari generali delle categorie del pubblico impiego di CGIL, CISL e UIL per “riprendere” la mobilitazione, probabilmente prevedendo scioperi regionali per questa primavera per arrivare poi a uno sciopero generale della categoria a carattere nazionale. Circa il fatto che sia nel frattempo passata la Legge di stabilità per il 2016, Dettori ha indicato che abbiamo adesso l’occasione del DEF per il … 2017 che verrà presentato ad aprile …
Su questo punto della discussione è intervenuto il compagno Mario Iavazzi, di cui riportiamo qui la sintesi.

Intervento di Mario Iavazzi:
Obiettivamente la manifestazione unitaria del 28 novembre scorso è andata meglio di quanto si potesse prevedere. E’ una ulteriore indicazione di quanto, nonostante tutto, le lavoratrici e i lavoratori, o una parte di essi, non abbiano perso la speranza e siano disponibili ancora a seguirci. Da qui a dire che la manifestazione sia stata un successo ne passa. La vediamo e la sentiamo quotidianamente, in tante assemblee, la rassegnazione che c’è ma soprattutto il fatto che non se ne può più di queste iniziative definite “mobilitazione” ma che, di lotta, quella vera, non hanno nulla.
Ma soprattutto anche questa iniziativa ha visto un nulla di fatto: il Governo è andato avanti per la sua strada e la Legge di Stabilità sta per passare senza che si sia fatto nulla di serio per contrastarla. Anche i risultati determinano il successo di una iniziativa.
Oggi la segretaria generale ha dichiarato che il 13 gennaio proporrà a Cisl e Uil un percorso di lotta che prevede scioperi regionali fino a uno sciopero nazionale. Vedremo quale sarà la decisione e sarà un fatto positivo se si deciderà di procedere in tal senso. Non è mai troppo tardi per cambiare il segno e lanciare la lotta. Mi chiedo cosa farà però la FP Cgil se Cisl e Uil resteranno immobili come sempre.
Tuttavia, se così dovesse effettivamente essere, ancora una volta la mobilitazione verrà proclamata dopo l’approvazione della Legge di Stabilità e senza una piattaforma vera, peraltro mai discussa e votata nei posti di lavoro. Gli scioperi dovrebbero essere affiancati da altre azioni, quali il blocco dello straordinario, per uno stato di agitazione generale. Le stesse iniziative, presidi e cortei dovrebbero porsi l’obiettivo di ostacolare i lavori delle istituzioni, occupare i palazzi del potere nazionali e locali.
Sulla sanità la nostra categoria, nei fatti, non sta facendo nulla. Eppure lo smantellamento del SSN è sotto gli occhi di tutti. In questo settore l’alleanza con i cittadini sarebbe nelle cose. La stessa campagna per il “Giusto Orario” e la sacrosanta fine della deroghe sull’obbligo delle 11 ore di riposo tra un turno e l’altro rischiano di ricadere sulle condizioni di lavoro e sui servizi se non si mette in campo una lotta vera contro il blocco delle assunzioni in Sanità. Da questo punto di vista risulta incomprensibile che il 16 dicembre abbiano scioperato solo i medici. Una lotta giusta che se non diventa di tutti i lavoratori della Sanità rischia di essere vista come corporativa.
Ritengo, inoltre, sia grave che la vicenda del fallimento delle banche, oltre a rivelare ulteriormente il carattere di questo Governo che ha deciso di aiutare le banche piuttosto che i piccoli risparmiatori, non riapra una discussione rigorosa in merito al rischio della previdenza complementare per i lavoratori e non interrompa quella campagna che la nostra categoria, e tutta la Cgil, continua a promuovere a favore della pensione integrativa.
La scelta che il Direttivo della FP ha deciso di intraprendere nel Regolamento dei Comitati degli Iscritti indica, sul tema dell’autonomia dei gruppi dirigenti della Cgil eletti nei luoghi di lavoro e nell’equilibrio tra posti di lavoro e strutture territoriali, uno squilibrio tutto a favore delle seconde, la cui cosa rappresenta una torsione antidemocratica. Forse l’assenza di un regolamento antidemocratico era anche la ragione per cui i Comitati degli Iscritti non li rinnovava quasi nessuno? Lo stesso criterio che prevede l’autocandidatura del singolo iscritto qualora dovesse raccogliere il 15% delle firme indica che c’è una burocrazia che può decidere chi candidare e chi no, senza percorsi democratici.
Infine, la prima Assemblea Generale convocata per domani 19 dicembre rappresenta un pessimo inizio. Il peggior modo per valorizzare un organismo che, peraltro, a tanti di questa categoria ha lasciato perplessi e ha visto contrari il sottoscritto e l’Opposizione in Cgil alla Conferenza di Organizzazione, è esattamente quello che vedremo domani: un’assemblea-show il cui programma è già scritto, gli interventi già precedentemente individuati e senza spazio di dibattito e di discussione vera. Davvero peggio di così non poteva cominciare.

Il Comitato Direttivo ha anche provveduto ad approvare il Bilancio preventivo 2016 e il Piano di lavoro 2016 su proselitismo e tesseramento, entrambi approvati con l’astensione dei/delle compagn* della nostra Area. Abbiamo invece votato contro alcune sostituzioni e/o integrazioni proposte nel Collegio di Verifica e negli Ispettori, essendo la nostra Area stata esclusa, nel Congresso nazionale dello scorso anno ad Assisi, dall’insieme degli organismi di garanzia collegati al Comitato Direttivo, come “punizione” per aver presentato una lista alternativa per poter garantire alla nostra Area di non scendere, nella rappresentanza nel Comitato Direttivo nazionale, al di sotto anche dei risultati “ufficiali” che ci erano stati assegnati nelle Assemblee congressuali.

(report a cura di Aurelio Macciò)

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