Atti di forza contro il diritto di sciopero.

Il presidente della Commissione di garanzia (anti)sciopero, in linea con tutte le azioni della Commissione da quando è stata costituita, ha deciso di annullare il diritto di sciopero.
Questa volta la scusa sembra buona: i sindacati dei trasporti maggiormente rappresentativi (dell’osservanza alle scelte padronali), ovvero Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, hanno firmato un accordo che limita ulteriormente questo fondamentale diritto, già gravemente bloccato dalle franchigie decise dalla L. 146/90, e lo hanno fatto senza sentire il parere di nessuno, permettendosi di interferire con scelte che riguardano principalmente il territorio romano ed arrivando all’assurda scelta di renderlo esigibile “a fini di efficacia generale”.
Presto fatto: per tutta la durata del Giubileo la Commissione ha esteso a tutti i “…settori di servizi pubblici, diversi dai trasporti, essenziali per lo svolgimento degli eventi giubilari..” i lacci contenuti in quello scempio di accordo.
Cosa possono fare, ad esempio, i dipendenti di AMA, guidati, ai loro massimi vertici, da dirigenti incapaci e alcuni in passato anche inquisiti? Lo leggiamo nell’accordo: dovranno garantire la piena collaborazione con le pubbliche amministrazioni e con i gestori dei servizi. E se hanno qualche diritto da difendere? Silenzio o sanzioni.
E cosa dire dei lavoratori metalmeccanici che fanno le manutenzioni alla metropolitana e che non sono soggetti a restrizioni sullo sciopero perché non sono dipendenti di settori pubblici? Niente mobilitazioni, la Commissione li equipara agli altri e vieta lo sciopero.
E se dopo otto anni senza contratto i dipendenti del servizio di trasporto non si volessero accontentare del misero aumento ottenuto dallo stesso segretario che ha firmato la moratoria? Risponde sempre lo stesso accordo: “…prevenzione della conflittualità…per depotenziare le vertenze…”!
I dipendenti del Comune che hanno respinto l’accordo sul secondo livello salariale (alcuni di loro si trovano ad aver perso già oltre i 2000 euro dall’inizio dell’anno), come possono rivendicare quanto gli spetta? Non possono, sono essenziali per il Giubileo!
Però un risultato l’accordo lo porta a casa: “le parti si impegnano a costruire un sistema di relazioni sindacali qualificate e responsabili”. Sarebbe a dire: prima il sistema di relazioni era squalificato, ora chi sciopera per ottenere un diritto è un irresponsabile, mentre è sempre molto responsabile chi sfrutta i lavoratori anche grazie all’appoggio di chi dovrebbe garantire neutralità, come la stessa Commissione.
A Roma il cerchio si chiude: niente cortei per decisione del Prefetto, niente mobilitazione nei trasporti per decisione del ministero, niente sciopero negli altri settori per scelta del presidente della commissione, tutto con l’avallo del sindacato.
Non basta, come fa la Cgil del Lazio, dichiararsi contrari all’estensione delle franchigie ad altri settori e dirsi d’accordo sul protocollo dei trasporti, da cui in realtà prende le mosse la decisione autoritaria della Commissione. E non serva a nulla chiedere per mesi tavoli di confronto, che non vengono concessi, alla ricerca della chimera della contrattazione d’anticipo.
Non resteremo con le mani in mano ad aspettare che anche il governo ci metta del suo per peggiorare ulteriormente la situazione, come ha fatto nel caso dei lavoratori del Colosseo.
L’unica via è quella della mobilitazione insieme a tutti i soggetti che sono determinati ancora a lottare per non essere calpestati, e in questa battaglia la Cgil non può restare indietro: sarebbe percepita come inutile o, peggio, come complice.
Per il coordinamento de
“Il sindacato è un’altra cosa-opposizione Cgil”
di Roma e del Lazio
Giulio De Angelis

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