Un altro 8 marzo non serve!

Sul 25 novembre

di Eliana Como. E’ stato bello il 25 novembre del 2007, quando scesero in piazza a Roma 150mila donne contro la violenza maschile contro le donne e contro le strumentalizzazioni razziste e securitarie che si erano scatenate in quei mesi, con le ronde e i pacchetti sicurezza. Fu una bellissima manifestazione e fu bello, per quanto non facile, il percorso fatto per organizzarla, mettendo insieme esperienze e soggettività tra loro anche molto diverse. Dopo quella giornata passò, seppure a fatica, l’idea che la violenza contro le donne non ha confini e che l’assassino ha le chiavi di casa.  Da allora si iniziò via via nel linguaggio comune a parlare di femminicidio.
E’ stato bello anche il 25 novembre del 2013, quando per la prima volta abbiamo dichiarato lo sciopero delle donne contro la violenza degli uomini. Fu colpevole l’assenza della Cgil che si sfilò all’ultimo momento, ma fu bella la partecipazione di tante delegate e lavoratrici che aderirono comunque alla proclamazione di alcune sigle di base.
Non voglio rovinare la festa a nessuno, nè tanto meno a chi oggi ha indossato scarpe rosse, ma è  francamente meno bello quest’anno, anche se le bacheche di facebook sono piene di messaggi contro la violenza e anche se sicuramente si raccoglieranno fondi in televisione e ne parleranno i telegiornali, la Litizzetto, Barbara D’Urso e forse persino Renzi, per dire che a maggio il Governo ha presentato il Piano Straordinario contro la violenza sessuale e di genere (tacendo ovviamente il fatto che in esso proprio i centri antiviolenza escono fortemente depotenziati e il ruolo delle donne finisce per essere di nuovo quello di soggetti da prendere in carico in un’ottica ancora una volta emergenziale e – ca va sans dire – securitaria).
Non è altrettanto bello questo 25 novembre perchè le piazze sono vuote. Ci sono varie iniziative, belle sicuramente ma frammentate e confinate quando va bene ognuna nel suo piccolo. Non c’è nemmeno un tentativo di movimento che sia collettivo né tanto meno conflittuale e che provi a tenere insieme le tante realtà e i tanti collettivi di donne che ogni giorno (non uno solo!) lavorano contro la violenza contro le donne. Così, aldilà della retorica e delle lacrime di coccodrillo, non c’è conflitto e non c’è partecipazione.
L’autunno è freddo per tutti, è vero. Ma pensiamoci, perchè se è un bene che finalmente si parli della violenza contro le donne e se è un bene che ormai si usi comunemente la parola femminicidio, attenzione perchè il 25 novembre è già diventato mestamente un altro 8 marzo.
Senza partecipazione e senza conflitto, senza l’attività quotidiana dei centri antiviolenza, senza le lotte delle donne per la loro autodeterminazione nella vita quotidiana e nel lavoro
non si combatte il patriarcato e la cultura sessista dominante, dentro la quale sopravvive la violenza maschile contro le donne.
Non facciamo finta di niente, fino a quando toccherà di nuovo accorgerci che sono tutte e tutti contro la violenza contro le donne, basta che lei non sia bisessuale o non abbia i pantaloncini troppo corti, lui non abbia avuto un raptus, lei non se ne è andata via da casa prima etc etc.

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