Nota su direttivo nazionale FLC e ODG

Report Direttivo Nazionale FLC Cgil del 11 e 12 novembre 2015

Lo scorso 11 e 12 novembre si è tenuto a Roma il Direttivo nazionale della FLC. La relazione ha evidenziato sin da subito l’arretramento della linea. Da una parte si è esplicitato, come mai prima, il vincolo della presenza CISL per la ripresa delle mobilitazioni. Dall’altro si è inaugurato una nuova fase, nella quale la resistenza alla 107 sfuma nella contrattazione. E’ cioè una relazione di capitolazione alle contingenze (contratto e unità CISL), in cui qualunque prospettiva di lotta viene subordinata ad una pressione dal basso che si è fatto di tutto, sinora, per non far emergere.
Non a caso nel dibattito i settori della maggioranza più legati al movimento della scorsa primavera hanno sottolineato la necessità ma anche la difficoltà di far salire la pressione dal basso, come i limiti dell’unità sindacale con la CISL. La necessità di condurre ancora la battaglia sulla 107, perché la resistenza scuola per scuola è ancora in corso. Il prezzo significativo pagato dall’unità sindacale (abbiamo scelto il Quirino quando potevamo riempire il Palasport), e la necessità di stabilire un limite oltre il quale non si può andare. Non a caso nel dibattito i settori della maggioranza più moderati hanno incassato il risultato politico ottenuto, sottolineando il pieno accordo e l’apprezzamento per la relazione. E’ infatti sostanzialmente passata la linea su cui hanno insistito negli ultimi direttivi e nella struttura di comparto scuola. Contrastare la 107 con e nel contratto (e non in altre iniziative), in quanto l’opposizione diretta contro la legge 107 è oramai primitiva. Dialogo con tutti, ma l’asse è quello confederale, evitando fughe avventuristiche.
Noi, come OpposizioneCGIL, abbiamo sottolineato il gelo dell’autunno, determinato dalle sconfitte dello scorso anno e dalle scelte di questo settembre. L’abbandono della lotta sull’art 18, la conclusione nel nulla della lotta dello scorso autunno ha diffuso passività e rassegnazione nel mondo del lavoro, lasciando poi isolato il movimento della scuola in primavera e contribuendo significativamente alla nostra sconfitta. Ma non solo. Questo nuovo regime nel mondo del lavoro privato pesa oggi sulle condizioni generali di lotta ed i rapporti di forza tra le classi. Nelle scuole c’era un’aspettativa diffusa di un autunno di resistenza. Un aspettativa creata da annunci su ricorsi, referendum, lotta scuola per scuola, scioperi L’aspettativa che si sarebbe bloccata la 107, almeno parzialmente. O perlomeno che si sarebbe provato a bloccarla, non che la si sarebbe regolata con contratto. Poi le indicazioni sono state diverse: il Quirino, il primo giorno che non sono state bloccate le lezioni, il corteo e lo sciopero che non sono arrivati mai. Confusione e sbandamento. Una resistenza scuola per scuola difficile, frazionata e su linee ambigue. Adesso arrivano PTOF, Comitati di valutazione, chiamata diretta. Cioè un’ulteriore frazionamento, strutturale. Abbiamo privilegiato l’unità sindacale a discapito dell’unità del movimento. Un prezzo alto: Pantaleo dice sempre che non è che quando fischiamo la gente torna in piazza. Appunto. Non è che ora fischiamo e la gente viene a Roma il 28 novembre. Serve coprire quello iato tra parole (svolta autoritaria e antidemocratica, massimo attacco ai diritti) e fatti (neanche un ora di sciopero). Ripartire da appello all’unità di lotta contro 107 (piattaforma del 6 settembre e adesione assemblea del 29 novembre a Roma), dall’adesione allo sciopero del 13 novembre.

Questo l’ordine del giorno presentato, alternativo a quello della segreteria:

PER RIPRENDERE LA LOTTA, PER RICOSTRUIRE UN MOVIMENTO GENERALE A DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA E FERMARE LA 107

La ripresa dell’anno scolastico ha visto in difficoltà il movimento della scuola. La stagione si era aperta con la promettente assemblea nazione di Bologna (6 settembre)) ed una piattaforma condivisa: contestazione della 107 nelle scuole, rifiuto incarichi aggiuntivi, sospensione dei Comitati di Valutazione e utilizzo dei fondi nel Fis/Mof; manifestazione nazionale e sciopero della scuola.

Le settimane successive sono però state dominate dal disorientamento. Diverse organizzazioni sindacali che hanno partecipato al movimento della scorsa primavera, e che allora hanno contribuito al suo innesco ed al suo sviluppo, hanno sostanzialmente deciso di appoggiare l’implementazione della Legge 107 (dalla CISL allo SNALS). Questa scelta, intrecciandosi con le preoccupazioni e titubanze a rompere l’unità sindacale, ha contribuito in modo determinante a questa confusione: tutte le organizzazioni sindacali maggioritarie, compresa la Flc, non hanno indicato un chiaro percorso di lotta, riversando invece nei territori indicazioni ambigue sul contrasto scuola per scuola della controriforma (vedi anche solo il titolo del documento unitario: risparmiare alla scuola gli effetti più deleteri della legge 107).

In questi mesi il governo ha quindi provato ad implementare la sua controriforma. Con mille problemi: molti provvedimenti sono contraddittori, inapplicabili o in contrasto con leggi precedenti, si prestano a interpretazioni diverse e talvolta sono anti-costituzionali. In molte scuole si sviluppa una resistenza diffusa alla 107, intralciando per quanto possibile l’applicazione delle norme e dei dispositivi previsti dalla Legge. Il governo è quindi in difficoltà ed ha dovuto rimandare l’applicazione di alcuni provvedimenti.

La necessaria lotta nelle singole scuole però non basta. E’ fondamentale che l’insieme del mondo della scuola faccia sentire la propria voce, come lo scorso anno. E’ necessario cioè riprendere la lotta a livello nazionale, per sospendere i Comitati di Valutazione e la differenziazione istituto per istituto dei suoi criteri di erogazione, trasferendo immediatamente tutti i relativi fondi nel Fis/Mof; per cancellare i super-poteri dei Dirigenti Scolastici, a partire dalla chiamata diretta; per l’assunzione di tutti i precari aventi diritto; per abrogare i finanziamenti privati alla scuola pubblica e l’alternanza scuola lavoro; per conquistare veri aumenti salariali, rifiutando la beffa della proposta governativa (meno di di 8 euro lordi) e recuperare quanto perso in questi sette anni di blocco del contratto.

Per riaprire una prospettiva concreta a queste rivendicazioni, comprese quelle contrattuali, bisogna riprende una vera mobilitazione nazionale, superando questa fase di incertezza e sbandamento. Bisogna dare un segnale diverso, in controtendenza.

Per evitare che questo smarrimento si insinui nell’immaginario collettivo di docenti e ATA, si impasti con la frammentazione della cattiva scuola e determini un senso diffuso di isolamento e passivizzazione, scomponendo la capacità di resistenza della categoria.

Per evitare che l’arretramento generale di questo gelido autunno, senza un’ora di sciopero e senza nessuna mobilitazione ricompositiva, permetta al governo di sfondare definitivamente sul fronte della contrattazione, del diritto di sciopero, della compressione del salario sociale (sanità e welfare) e della detassazione di rendite e profitti (TASI e IRPEG), oltre che di una revisione autoritaria della Costituzione, approvata a tappe forzate e con una maggioranza stentata.

E’ necessario dare un segnale diverso. Ora. Subito. Per questo il Direttivo nazionale della FLC

– approva la piattaforma di mobilitazione dell’assemblea nazionale dei movimenti della scuola (Bologna, 6 settembre 2015, con la partecipazione di oltre 60 associazioni e comitati);

– invita tutte le altre organizzazioni sindacali, associazioni e comitati a ricostruire un fronte unitario contro la legge 107, riprendendo un percorso di mobilitazioni e di scioperi nei prossimi mesi;

– decide per questo di contribuire da subito a tutte le iniziative di lotta in campo, a partire dal sostengo e dalla partecipazione allo sciopero della scuola indetto per il prossimo 13 novembre 2015.

Anna Della Ragione, Francesco Locantore, Luca Scacchi

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