P.Brini. Metalmeccanici: no ad una piattaforma a perdere

Articolo di Paolo Brini, comitato centrale Fiom

Dopo il primo incontro tra le parti in cui i padroni hanno avuto la faccia tosta di chiedere la restituzione da parte dei lavoratori metalmeccanici di ben 75 euro e soprattutto dopo il Direttivo Nazionale Cgil dello scorso  6 novembre in cui la maggioranza del gruppo dirigente della Fiom ha votato a favore del documento finale proposto dalla Camusso in cui si esplicita un giudizio positivo politicamente prima che sindacalmente dell’accordo sul rinnovo del contratto dei chimici, risulta ancora più evidente quanto sia necessaria un’analisi attenta della piattaforma presentata dalla Fiom.

Il 21 ottobre Federmeccanica e Assistal hanno inviato a Fim-Fiom-Uilm una lettera con la quale si convocano in data 5 novembre i sindacati per l’avvio della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei meccanici. In quella lettera i padroni hanno ribadito di voler non un rinnovo ma un “rinnovamento” del contratto nazionale in cui il salario non viene più dato a tutti ma solo in base all’andamento delle singole aziende. Tutto deve essere di fatto demandato alla contrattazione aziendale.

Proprio di “un contratto nazionale profondamente rinnovato” e di “disponibilità all’innovazione” parla anche la premessa politica della piattaforma approvata dalla Fiom a Cervia il 24 ottobre. Una analogia di termini che certamente non può essere casuale né passare inosservata. Il merito stesso del testo varato a Cervia dai meccanici Cgil (con il voto contrario di 38 compagni tra cui chi scrive) avanza infatti delle aperture di principio le cui conseguenze, qualora si dovesse iniziare una trattativa vera, potrebbero essere molto pericolose.

I contenuti della piattaforma

Al di là delle analogie lessicali di non poco conto ci pare siano tre i punti di apertura qualificanti del testo licenziato dalla Fiom (sulla sanità integrativa tralascio per ragioni di sintesi rimando a un precedente articolo).

Innanzitutto si conferma che non vi è alcuna chiarezza su quale contratto nazionale si va a rinnovare, se quello del 2008 unitario o quello del 2012 separato. Dato che in politica come in natura il vuoto non esiste è chiaro che se non si esplicita nulla si intende rinnovare quello attualmente in vigore per la controparte. Il fatto poi che non si dica nulla nemmeno sulla gestione dei primi tre giorni di malattia lascia intendere che questo è un punto su cui come si suol dire “abbiamo mollato”.

Non solo. Per la prima volta si richiede in maniera esplicità l’applicazione dell’accordo del 10 gennaio 2014 nel suo complesso e non solo per la parte inerente il calcolo della rappresentanza. Si parla infatti di “validità ed esigibilità, come del resto previsto dall’accordo interconfederale del 10 gennaio 2014”. Questa apertura si concretizza, tra le altre cose, nella proposta di istituire clausole di raffreddamento del conflitto motivate addirittura come un elemento che in realtà rafforzerebbe il sindacato. Ciò perché, si dice, tali clausole impedirebbero azioni unilaterali non solo da parte sindacale, ma prima ancora da parte aziendale la quale non potrebbe imporre le proprie decisioni ma dovrebbe prima consultare le Rsu. Quando mai si è visto un sindacato ricorrere a un tribunale e portare a casa una sentenza favorevole su queste questioni? Le aziende approfittano sempre di una posizione di favore per colpire il diritto di sciopero e limitare la capacità di azione dei lavoratori. Qualsiasi limitazione all’azione unilaterale è sempre e solo a danno dei lavoratori.

Nello stesso accordo del 10 gennaio è inoltre presente un richiamo preciso alle “intese modificative” ovvero alle deroghe. Nella piattaforma si parla di “rinvii alla contrattazione aziendale”. Tale formulazione, spiegata sempre in maniera molto fumosa, rischia di essere nella pratica addirittura peggiore delle deroghe. Infatti mentre queste implicano quantomeno il partire da una norma chiara che può poi essere modificata, i rinvii (per come ci pare siano scritti) implicano invece di lasciare tutto in mano alla trattativa aziendale. Questo significherebbe andare esattamente nella direzione che le imprese vogliono di rendere il contratto aziendale di maggior rilevanza e frammentazione rispetto a quello nazionale anche sul piano normativo.

Salario: un’apertura di principio alla restituzione

Oltre a quelle suddette, l’apertura sul salario pare la più incomprensibile. Da un lato infatti si propongono aumenti da contrattare annualmente che per il 2016 si concretizza in una richiesta del 3% sui minimi tabellari. La richiesta si quantifica nella sostanza in circa 50 euro al mese in più per un 3° livello. La proposta in se potrebbe non essere male ma subito dopo si aggiunge che l’elemento perequativo di 485 euro applicato ad oggi a tutti coloro che non hanno altro salario al di fuori di quello nazionale sarà conglobato nei minimi. Ciò vuol dire che a chi percepisce questa voce salariale questi soldi saranno assorbiti nell’aumento che del caso si riuscirà a concordare. Il che significa che anche qualora si portassero a casa tutti i 50 euro di aumento, quei lavoratori avrebbero in realtà un aumento di soli 13 euro. Infatti se si dividono i 485 euro per 13 mensilità abbiamo un totale di 37 euro mensili che saranno compresi nei 50 di richiesta. Quindi in questo modo anzichè, come succedeva fino ad oggi, sommare l’elemento perequativo alla richiesta salariale, la si sottrae.

Si dice che in realtà la quantità di lavoratori interessata è molto esigua. Fosse anche vero tuttavia quello che conta è che così facendo si apre al principio della restituzione di parte del salario senza alcuna ragione. E’ ben noto inoltre che a precedenti di questo genere i padroni sono molto attenti e potranno usarla contro di noi al momento giusto.

Ci si affretta poi a precisare che questa non è però la stessa soluzione siglata dai chimici. Se con questo si intende che in questa piattaforma il 3% è certo e non potrà diminuire qualora cambiassero i parametri inflattivi è senz’altro vero, anche se nei meccanici si sta parlando in effetti dell’aumento per un solo anno. Ma se si guarda all’elemento di restituzione di denaro ai padroni prevista nell’ultima tranches di 15 euro dei chimici, non c’è dubbio che l’assorbimento dell’elemento perequativo è figlio della stessa logica. Infine è noto che tra i padroni c’è chi pensa, e non sono pochi, che la vicenda dei meccanici sarebbe meglio chiuderla con un accordo ponte di 40 euro per il 2016. Questo perché parte di Federmeccanica ha paura dell’esplosione del conflitto nelle fabbriche in periodo in cui gli ordinativi non mancano. Non c’è dubbio che la proposta salariale della Fiom si avvicina molto a una tale ipotesi di epilogo. Ma proprio per questo ha senso tranquillizzare le paure padronali con una richiesta di aumento di un anno quando potremmo provare a giocarci una partita molto più ambiziosa?

Le errate basi a monte di questa piattaforma

La questione di fondo che emerge, tatticismo dopo tatticismo, è che questa piattaforma in realtà si basa sulla volontà di non chiudere in maniera esplicita su nessuna delle questioni poste dai padroni. Si danno delle mezze risposte, si usano artifizi sindacali vari ma di fatto si accetta di giocare la partita nel campo di gioco che i padroni propongono. Questo è l’errore di fondo. Pensare che in questo modo si possano aprire contraddizioni tali nella controparte da poter arrivare ad un risultato positivo per i lavoratori è davvero utopico. Tutto questo senza nemmeno avanzare la possibilità o la prospettiva di qualsivoglia percorso di conflitto che al contrario, in una fase come questa in cui diversi settori della metalmeccanica stanno avendo una “ripresina”, può essere l’unico modo per aprire una vera trattativa e giungere ad un accordo realmente migliorativo. Per questo anche le richieste sulla non applicazione del Jobs Act, oltre alla inspiegabile disponibilità a che l’articolo18 dello Statuto dei lavoratori venga applicato non dal momento dell’assunzione ma dopo un periodo non definito, risultano velleitarie.

Si è giustamente detto all’assemblea nazionale che se siamo tornati al tavolo di trattativa è merito delle nostre lotte. Non ci sono dubbi. Ma queste lotte hanno alla base la scelta politica di aver saputo dire dei No in maniera forte e chiara. Perché la coerenza e l’intransigenza sulle questioni di fondo paga come ben dimostra l’esito delle votazione per gli Rls nel gruppo Fiat. Per questo la scelta di fare queste aperture risulta essere molto pericolosa. Ci si dice che tanto Federmeccanica non vuole fare nessun contratto e che quindi stiamo ponendo questioni irrilevanti. A una tale obiezione viene da rispondere con una domanda molto semplice. Se davvero è così a maggior ragione perché fare già noi delle mediazioni al ribasso e delle concessioni gratuite, anche se “meno peggiori” di quello che i padroni vorrebbero? Crediamo davvero che tutto ciò non abbia delle conseguenze anche solo nella contrattazione aziendale? Si pensa davvero che, per esempio, logiche di assorbimento non possano poi essere avanzate dalle aziende per recuperare parte del salario concesso?

Per questo chi scrive, assieme ai compagni dell’area Il sindacato è un’altra cosa, ha espresso un giudizio contrario alla piattaforma così presentata.

Questo spiegheremo anche nelle assemblee nei luoghi di lavoro nella presentazione della piattaforma e per questo chiederemo di votare No al referendum a cui i lavoratori saranno chiamati ad esprimersi.

Perché la riconquista del contratto nazionale non passa per “mezze aperture” e tatticismi. In un contesto così difficile ed in salita, la coerenza e il coraggio di dire No al campo di gioco che i padroni vogliono imporci e l’audacia di rivendicare, a partire dalla restituzione dei diritti e salario che ci hanno sottratto, ci paiono essere il modo più efficace per uscire dall’angolo e metterci in una posizione di forza. Come dice quel vecchio proverbio, la miglior difesa è l’attacco.

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