Nota su Saipem

Comunicato sindacatoaltracosa in Saipem

“Quando vedi il cane a sei zampe fai ciao ciao con la mano e ringrazialo sempre!”…così insegnava un compagno RSU alla sua bambina una ventina di anni fa. Ce lo raccontava circa tre anni fa quando l’allora AD di Eni SpA un giorno annunciò alla comunità finanziaria a Londra che in un futuro non lontano  avrebbe potuto liberarsi della controllata Saipem, di cui deteneva il 43% delle quote azionarie.
Ci chiedemmo già allora con preoccupazione quali sarebbero stati poi i risvolti di questa operazione, soprattutto dal punto di vista occupazionale.
Non eravamo d’accordo con questa prospettiva e l’anno scorso, alla sua riproposizione, abbiamo scioperato. Eravamo in tanti, con la stessa preoccupazione per il nostro comune destino.
Volevamo far sentire forte la nostra voce, la nostra contrarietà a decisioni univoche, ma non siamo stati ascoltati.
La voce di noi  lavoratori, forse troppo timida e senza azioni di contrasto più sostanziali e prolungate, non ha influito a sufficienza sulle scelte aziendali che sono state prese esclusivamente ad alti livelli e per soli motivi finanziari.

Quel giorno è arrivato! Il 28 Ottobre 2015 Eni SpA, sempre a Londra,  vende il controllo di Saipem SpA.
SAIPEM, Società Anonima Italiana Perforazioni e Montaggi, fondata nel 1957, che conta oggi circa 48.000 dipendenti nel mondo, di cui circa 7.500 in Italia, dal 28 Ottobre è fuori dal Gruppo Eni.
Non sono ancora definiti i termini di questa operazione di compra-vendita che, nostro malgrado, ci coinvolge così come coinvolge il futuro delle nostre famiglie.
Sappiamo solo che:
sono annunciati 8.800 esuberi (le/i Lavoratrici/ori vengono considerati costo e non risorsa!) operazione che, insieme alla dismissione di alcuni mezzi navali e al ridimensionamento delle attività in alcuni paesi, dovrebbe ridurre il debito di 1.5 mld in tre anni.
in Italia da oggi è a rischio il posto di lavoro per tutti gli assunti a tempo determinato (TD), che ammontano a circa 880 persone e sono un patrimonio aziendale di competenze e di professionalità.
il welfare di ENI può essere vantato da poche altre società al mondo (mense, asili nido, colonie, prestiti agevolati, fondo sanitario, convenzioni  e molto altro).

Anche le/i Lavoratrici/ori di Saipem condividevano il lascito di un uomo, Enrico Mattei il fondatore di Eni, che aveva una visione del rapporto azienda-lavoratrice/ore che oggi ci viene tolta così come l’appartenenza al suo progetto.
Ci intristisce e sconcerta la fine di una storia importante che durava da 58 anni, una storia di eccellenza in un paese che ne ha tanto bisogno, una storia che termina contro il nostro volere, togliendoci  anche l’appartenenza alla storia di Eni e la sicurezza che questo ci dava.
Per le/i Lavoratrici/ori di Saipem, che non hanno responsabilità nelle scelte strategiche della società, essere scaricati così da Eni è doloroso. Per tutto ciò la preoccupazione non può che essere molto forte.
Avremmo piuttosto desiderato vedere e partecipare attivamente ad una nuova fase di Eni e di Saipem che operano finalmente in piena legalità nel mondo, nel rispetto delle regole di mercato, dei diritti delle/dei Lavoratrici/ori e dell’ambiente.

Saipem ha oggi un debito di 5,7 mld accumulato in anni di cattiva gestione e che Eni non vuole più consolidare. Da qui la scelta di Eni di cedere subito una quota di azioni di Saipem (circa il 12.5%) al Fondo Strategico Italiano (FSI), facente capo a Cassa Depositi e Prestiti (CDP), e la prospettiva di cedere ulteriori quote quando il mercato sarà più favorevole.
Oggi il valore delle azioni Saipem si aggira intorno agli 8 Euro, mentre tre anni fa sfiorava i 40 Euro!
Se siamo in questa situazione la dirigenza ha fatto dei gravi errori non sapendo orientare correttamente la rotta ed adottare scelte che ci avrebbero mantenuti competitivi ed al top quando era il momento di farlo.
Un esempio su tutti è il Piano Industriale del 2011:  molti degli scenari prospettati sui quali si fondava tutta la previsione triennale non si sono verificati  e non veniva formulata alcuna strategia alternativa.
Se Saipem è stata ceduta è conseguenza di gravi incapacità gestionali interne e anche di politiche poco lungimiranti dei governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni.
La “Tempesta Perfetta” che ci ha travolto include vicende giudiziarie e scandali per tangenti in Iraq, Algeria, Nigeria e Brasile; un cambio ai vertici che aveva portato a rivelare che i conti “non erano proprio a posto” (due profit-warning nel giro di tre mesi hanno deprezzato l’azione del 50% prima e di un ulteriore 65% poi); una profonda crisi del settore petrolifero dovuta al crollo del prezzo del greggio e infine l’insediamento di un nuovo AD che al terzo anno di conti in rosso ha deciso di far sul serio con un netto taglio dei costi.
All’orizzonte ora si preannuncia un aumento di capitale di 3-3,5mld.
E’ tardi per fermare i colpevoli della malagestione e delle vicende giudiziarie che coinvolgono la nostra società ed è oramai inutile rimarcare che Eni aveva le sue buone responsabilità. Bisogna guardare avanti, tutti insieme,  ma con onestà.

La ricchezza di Saipem sono le/i sue/oi Lavoratrici/ori, che hanno sempre fatto onestamente (loro sì) il proprio lavoro, la cui produttività non può essere messa in discussione.
Questa non è né una crisi di produttività o di prodotto,  casomai è una crisi di mercato. Non è giusto che
questa crisi sia pagata pesantemente dalle/i Lavoratrici/ori, che vengono umiliati con scelte drastiche senza poter avere voce in capitolo sul proprio futuro.
E’ altresì vero, invece, che i dirigenti che c’erano allora, a parte poche unità fuoriuscite o nei guai con la legge, sono ancora lì a “pontificare”: sarà il caso di chiedersi se sia giusto così oppure no, se siano le persone giuste per voltar pagina, se ai vecchi modi di fare siano capaci di sostituirne dei nuovi ?
Secondo noi chi opera scelte dirigenziali deve prendersi le proprie responsabilità davvero. E’ troppo facile tirare a campare fino a quando arrivano i guai e scaricare solo sulle/i Lavoratrici/ori i costi delle crisi da malagestione aziendale o globali che siano.

Sarà anche il caso di ricordare al Segretario Generale della Filctem che la Saipem fa parte della sua categoria contrattuale e che da un dirigente CGIL ci si aspetta un po’ di più che piagnucolare e tirare la giacca a Renzi per chiederne sommessamente l’intervento: va bene stare sul pezzo, ma lui non fa il giornalista, è il rappresentante principale delle/i Lavoratrici/ori! Ciò che deve essere chiesto è piuttosto la rimozione di una dirigenza inetta ed inadeguata e che le/i Lavoratrici/ori possano avere reale voce in capitolo sulle scelte strategiche.
Chiediamo a gran voce trasparenza e chiarezza da parte dell’azienda sul Piano Industriale per i prossimi 5-10-20 anni, la prospettiva della nuova Saipem nel breve, medio e lungo termine, in Italia e nel mondo. Per farlo tutte le carte dovranno essere scoperte sul tavolo senza ambiguità o reticenze, altrimenti difficilmente l’azienda potrà ottenere la collaborazione delle RSU e delle/i Lavoratrici/ori.

Proponiamo l’organizzazione di azioni FORTI tese a salvaguardare i livelli di occupazione, che vadano al di là dello sciopero simbolico di due ore organizzato un anno fa.

Salutiamo il cane a sei zampe e lo ringraziamo di tutto…anche se ci abbandona ai primi segnali di crisi e dopo che per anni gli abbiamo fatto guadagnare un sacco di soldi!

I Compagni de IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA in Saipem.

STAMPATO IN PROPRIO, 5-NOV-2015

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