Rapina alle Poste!

Sergio Bellavita. Si annunciano grandi affari per i soliti noti. Poste Italiane ha lanciato un’offerta pubblica di vendita allo scopo di raccogliere tra i 2,7 e i 3,4 miliardi di euro per poi quotarsi in borsa il prossimo 27 ottobre. E’ la privatizzazione più corposa a livello europeo del 2015. Il ministero del Tesoro cederà fino al 38,2% del capitale. “La privatizzazione bandiera del governo Renzi”, così è stata ribattezzata dal ministero dell’economia, ha il sapore amaro delle grandi svendite dei primi anni ’90 con cui è stato dilapidato un patrimonio industriale e produttivo di straordinario valore, generando, come sempre accade in questi casi, profitti per pochi e socializzazione delle perdite. La più classica delle operazioni di rapina sociale! Anche all’epoca fu decisivo il centrosinistra nella grande ondata di privatizzazioni. Oggi tocca a Poste Italiane, un’azienda che macina utili sostanziosi, lo scorso 2014 ha realizzato circa 425 milioni di utili. Cassa Depositi e Prestiti è il grande salvadanaio degli italiani che riescono a risparmiare, sono oltre 300 i miliardi di euro depositati nei libretti postali di risparmio. Chi potrà garantire che l’interesse privato non li metta a rischio ? Persino il banchiere Corrado Passera, tutt’altro che ostile alle privatizzazioni, ha denunciato i rischi di quest’operazione. Il costo della privatizzazione si scaricherà inevitabilmente anche sulla qualità e sulla condizione del lavoro, peraltro già vessato nonostante il settore sia relativamente protetto. Renzi ha bisogno di svendere i gioielli pubblici per racimolare risorse a sostegno dei conti pubblici e mette perciò mette in saldo Poste, e a breve Enav, il provider nazionale di assistenza al traffico aereo. Nessun paese europeo, e non è un record invidiabile, ha mai anche solo pensato di cedere a privati un servizio strategico come quello in cui opera Enav. La privatizzazione di Poste, anche per il ruolo e la missione di questa azienda, è parte integrante del disegno complessivo di liquidazione e riscrittura del modello sociale italiano sostenuto attraverso le politiche del governo Renzi. Per questo, e non solo, andrebbe contrastata.

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