Contro la giunta Marino fino allo sciopero generale: unifichiamo le lotte!

Siamo d’accordo con l’impostazione data dal segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio nella sua intervista all’edizione romana di Repubblica del 26 settembre scorso ed appoggiamo appieno la volontà di unificare le lotte e di aprire una mobilitazione.
Come opposizione interna alla Cgil abbiamo più volte sollecitato la nostra struttura sindacale, da quasi un anno e mezzo, perché si decidesse a dare più forza e coerenza alle varie vertenze aperte sul territorio ed affinché puntasse con decisione, nei fatti e non solo a parole, alla valorizzazione della funzione pubblica contro la tendenza a privatizzare – cioè a svendere – le attività più importanti del servizio pubblico.
È fondamentale rinsaldare i legami tra i lavoratori dei diversi comparti e poi con la cittadinanza, tutti vittime della stessa volontà di far pagare ai ceti popolari ed ai lavoratori dipendenti i costi della crisi e le scelte sbagliate dei governi (come i tagli lineari della spending review e il pareggio di bilancio e come gli ostacoli posti dal patto di stabilità allo sblocco dei finanziamenti pubblici).
Questa volontà è stata votata e decisa all’unanimità anche dalla riunione dei delegati di Cgil, Cisl e Uil di Roma Capitale che hanno espresso solidarietà ai lavoratori di AMA in mobilitazione contro la privatizzazione e hanno deciso la loro partecipazione allo sciopero della municipalizzata, esprimendo in questo modo la piena consapevolezza dell’importanza della ricomposizione delle vertenze.
I dipendenti del comune di Roma hanno rigettato l’accordo firmato e aspettano la ripresa delle trattative, quelli di Atac vogliono pronunciarsi con un referendum sull’accordo firmato a luglio che noi proponiamo di bocciare, i lavoratori dei canili, di AMA, di Farmacap, della Multiservizi e delle altre aziende comunali: tutti loro non vivono problemi diversi dai dipendenti delle ditte in appalto e delle cooperative; a questi si aggiungono i lavoratori che gravitano nell’orbita dell’amministrazione regionale, i dipendenti della sanità privata, i dipendenti del CUP che hanno scioperato recentemente per garantirsi un posto di lavoro anche in caso di cambio appalto. Tutti insieme compongono una massa molto più consistente dei mille posti di lavoro a rischio a cui fa riferimento l’intervista.
Non sta a noi insegnare a nessuno come si prepara una mobilitazione: tutti sanno che è necessario partire da una piattaforma chiara e realmente unificante, per poi indire un attivo dei delegati e dei rappresentanti dei lavoratori, per poi passare ad un giro serrato di assemblee sul posto di lavoro e anche sui territori, allo scopo di risanare i rapporti tra lavoratori e utenti e per far intendere a tutti che le lotte dei lavoratori non sono contro i cittadini. Infine si arriva anche allo sciopero generale, se serve, ma solo dopo aver costruito per bene la vertenza affinché riesca ed abbia un risultato. Seguire un percorso diverso servirebbe soltanto a depotenziare l’efficacia delle azioni di lotta.
Se si continuerà soltanto a proclamare mobilitazioni senza la necessarie azioni conseguenti sarà evidente a tutti che prevale la paura di dare fastidio ad un amministrazione che molti considerano “amica” piuttosto che la volontà di difendere i diritti dei lavoratori.

Roma, 29 settembre 2015
Il sindacato è un’altra cosa – opposizione in Cgil
Coordinamento Roma e Lazio

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