MP.Zanni. Riforme e contratti, una partita a stretto giro di conto

Articolo di Maria Pia Zanni

Il varo degli ultimi 4 decreti attuativi del jobs act del Governo Renzi, con la modifica in particolare dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori e l’estensione del controllo sui lavoratori nel senso dell’uso pieno e libero dei sistemi di controllo aziendale, suggellano il più brutale sistema di regole nel rapporto di lavoro mai conosciuto da quando le conquiste del movimento operaio hanno avvalorato il lavoro come civiltà del lavoro.
Non solo la libertà di licenziamento, l’azzeramento di ogni diritto sociale e del lavoro, la salute, il sapere pubblico e di massa, una pensione certa e dignitosa; siamo alla totale barbarie.
La precarietà diventa condizione permanente di vita ed il lavoro conosce la gratuità della sua prestazione.
La ricattabilità elevata a sistema insieme alla mistificazione e alla manipolazione è il tratto distintivo di questo Governo.
Dopo “la bufala” sul numero delle assunzioni prodotte con il jobs act, il ministro Poletti non ha perso l’occasione per ricordare a se stesso e agli altri che occorre un unico impianto che regoli il settore del lavoro pubblico e privato.
All’orizzonte, molto ravvicinato, ci sono i decreti attuativi della Riforma Madia sulla P.A., che già ha previsto, tra l’altro, il demansionamento, il controllo a distanza dei lavoratori, la mobilità forzata ed il licenziamento nei casi di processi riorganizzativi generanti posizioni soprannumerarie dei lavoratori.
E poi c’è il rinnovo del contratto dei pubblici, dovuto ma con lo sconto dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico.
Un ottimo terreno, insomma, ed un’occasione ghiotta su cui il governo Renzi può sperimentarsi, stretto com’è tra vincoli di bilancio e la necessità di qualche ammiccamento pluridirezionale su fisco e pensioni.
Così, quello che già si preannunciava come “modesto ristoro” per i lavoratori pubblici diventa un grande imbroglio e finisce nel gioco del pallottoliere di Renzi, in vista della legge di stabilità per il prossimo 2016.
Le previsioni di costo per il rinnovo del ccnl P.I. e per la cosiddetta flessibilità in uscita delle pensioni, ossia consentire di andare in pensione prima ma con una penalizzazione del trattamento pensionistico, prefigurano l’ennesima partita di giro con cui il Governo mira all’invarianza dei costi, ma il conto sarà salatissimo per i lavoratori e i pensionati.
Quanto di questa materia sia già definito ai tavoli più o meno ufficiali, non è dato sapere. Di certo, la cifra indicata in meno di 1 miliardo per il rinnovo contrattuale degli statali, è del tutto risibile a fronte della perdita salariale intervenuta nel lungo e pluriennale periodo di blocco contrattuale.
Ciò che si prefigura è nella sostanza un rinnovo di parte normativa con la piena vigenza delle norme dettate dalle riforme Brunetta e Madia.
Una vera iattura per le lavoratrici e i lavoratori del p.i., che va assolutamente respinta insieme alla stessa ipotesi farsa di piattaforma contrattuale presentata dai nazionali cgil cisl e uil di categoria che non contempla alcuna rivendicazione economica ed aumento salariale.
Per questo occorre con urgenza far partire la mobilitazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro e rimettere al  centro del confronto una vera piattaforma contrattuale e rivendicativa che ponga senza esitazione decisi miglioramenti nella condizione salariale e di lavoro e recuperi la perdita salariale subita.
Ed è altrettanto necessario che la mobilitazione intercetti altre lotte e sviluppi comuni spazi di conflitto, e ciò non solo per identità di contesto ma per opporre la stessa capacità di risposta all’impianto liberista che permea in ogni campo dell’azione di questo Governo.

Maria Pia Zanni

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