Venezia: lo scandalo è tacere sul vero degrado.

Articolo di E.Pellegrini - sindacatoaltracosa Venezia, pubblicato su La Nuova Venezia 27 agosto 2015

Il degrado esiste ed è più sottile, più invadente e più “corrosivo” di ciò che giustamente (in parte o meno) viene evidenziato in questi giorni dai “difensori” del decoro cittadino. E’ un degrado che denuncia i limiti di un’intera civiltà e che propone nel contempo la misura reale di ciò che ricordano certe forze politiche a torto ritenute “progressiste” e altre che si richiamano ai valori “fondativi” dell’Occidente. Si tratta del degrado, registrabile ovunque, delle condizioni di lavoro di migliaia e migliaia di precari sottopagati e sfruttati nella nostra stessa città dove un sindaco, sulle cui fortune molto bisognerebbe dire riguardo al tema, si permette sempre di sorvolare, agitando addirittura – maldestramente – il ricatto della perdita dei posti di lavoro, per esempio, sulla questione delle grandi navi in laguna.
Non c’è limite all’ipocrisia padronale soprattutto se questa acquisisce una veste democratico-istituzionale.
I circa tremila dipendenti comunali additati come un problema per le loro “grasse garanzie” normativo-lavorative e privati di circa un quarto del loro salario non rappresentano un degrado più feroce e più sfacciato di ciò che si legge sui giornali in questo periodo, senza nulla togliere ai detrattori di una città etichettata solo come una sterile ed “elegante” vetrina?
Stagionali senza un giorno di riposo, apprendisti con orari da veterani inclusi notturni straordinari e livelli mai regolari, precari a chiamata con contratti “fittizi” e turni massacranti senza l’ombra di alcuna garanzia per il futuro (con mutui e figli da mantenere), operai in nero senza diritti e centinaia di  altrettanti irregolari con diritti da medioevo.
Sono questi gli “ingredienti” del vero degrado cittadino. Un degrado invisibile a prima vista di cui  anche il più insulso sociologo conosce l’esistenza e dove l’amara verità di una città così ferita nel profondo mai emerge. Domina il silenzio, quindi, e si tace perché non fa notizia parlare degli “ultimi”, dei reietti, dell’anello più debole della catena sociale e ,soprattutto, si nascondono queste tragedie poiché, malgrado l’abituale retorica di contorno, sono funzionali al continuo sfruttamento (business) della città e, sotto altri aspetti indiretti, a quel “fare continuamente cassa” in virtù di parametri e vincoli imposti da un sistema economico-politico i cui costi sono oggi certissimi ma i benefici procedono continuamente a senso unico.
Sembra essere il prezzo da pagare per la “modernità” imperante di un’ identità europea dal forte segno classista e distante anni luce dai veri bisogni sociali.
Una città invivibile, quindi, per coloro che arrancano tra una triste altalena lavorativa e un’altra e dove addirittura nel “biglietto da visita” della città stessa, nel contesto prestigioso dei musei civici, tra le diverse mansioni svolte nei vari servizi interni, si registrano assunzioni mensili via via rinnovabili alla faccia del più spregiudicato sfruttamento lavorativo che questo contesto economicamente tra i più stabili e remunerativi del paese,  abbia mai conosciuto.
Sia chiaro che nessuno qui vuole proporre, nemmeno per un istante, una presunta ed inutile gerarchia del cosiddetto degrado cittadino ma è doveroso denunciare che non esiste un abbandono della città in termini di rispetto dovuto alla sua immagine ed alla sua storia senza il dovuto intervento nel campo giuslavoristico a favore  di chi ancora la abita e la vive veramente.
Del resto, buone condizioni di lavoro equivalgono sempre ad un livello di civiltà almeno decente.

Enrico Pellegrini
Direttivo CdL CGIL VENEZIA
area “Il sindacato è un’altra cosa”

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