S.Bellavita Tsipras alza bandiera bianca

Il mondo intero ha assistito indignato al processo politico, al vero e proprio colpo di stato della Merkel e dei creditori nei confronti del popolo greco. Si doveva sancire l’inviolabilità del dogma del pagamento del debito, l’impossibilità del rifiuto al comando tedesco. Si doveva colpire e umiliare chi con il voto ha chiesto di decidere sulle politiche del proprio paese. Colpire la Grecia per educare preventivamente il popolo spagnolo che sogna il suo Podemos, ma anche la Francia e tutti gli altri popoli che osino alzare il capo. Nei volti tirati di Schauble, della Merkel, dei Tusk, nelle dichiarazioni agghiaccianti che hanno accompagnato le decine di  ore di tortura psicologica alla Grecia si è materializzata l’ombra del quarto reich. Quest’Europa semina odio e raccoglierà tempesta. Non c’è solo Berlino perché tutti i paesi della UE, Italia compresa, sono responsabili davanti alla storia di questa barbarie, dai socialdemocratici alla destra conservatrice. Ciò rende ancora più grave, più pesante il quadro. Il popolo greco ha dovuto misurasi da solo con questo mostro. Tuttavia quella accettata da Tsipras è una vera e propria resa senza condizioni. Aggravata dal fatto che la si la nega rivendicando persino una vittoria che appare davvero surreale. Le condizioni imposte al popolo greco nell’accordo raggiunto stamane sono durissime. E’ la stessa sua sovranità che viene messa in discussione: riduzione delle pensioni minime; taglio dei salari; revisione aliquote iva; cancellazione della contrattazione collettiva; libertà di licenziamento; privatizzazioni generalizzate. Una parte dei beni della Grecia, per un importo di 52 miliardi di euro, confluiranno in un fondo gestito direttamente dalla Troika che torna in pianta stabile a amministrare il paese. Il prezzo che il popolo greco dovrà pagare per restare nell’euro è altissimo economicamente e socialmente. Se il grandioso OXI della consultazione dello scorso 5 luglio aveva prodotto una prima reale frattura nel rigido governo dell’austerità a trazione tedesca oggi la resa di Tsipras rischia di avere un effetto devastante sulle residue possibilità di cambiare queste politiche, in Grecia come nel resto d’Europa. Ed apre la strada a scenari inquietanti. E’ la sconfitta del riformismo radicale davanti ad uno scontro che impone la rottura rivoluzionaria. Non sappiamo cosa succederà nelle prossime 48 ore, tempo che i creditori hanno lasciato al parlamento greco per approvare il piano e con esso il passaggio dei poteri alla Troika. Molto probabilmente assisteremo ad un duro conflitto tutto interno allo schieramento politico e sociale che ha lavorato alla rottura con le politiche d’austerità. Molto probabilmente quello schieramento esploderà in mille rissosi pezzi. Come sempre il segno della sconfitta. Quello che sappiamo con certezza è che se fossimo in parlamento voteremmo OXI anche stavolta perché l’Europa democratica, antifascista cade sotto i colpi della sempre presente “responsabilità” e del pragmatismo nell’esercizio del potere dei gruppi dirigenti della sinistra. Se c’è un insegnamento di cui dobbiamo fare tesoro nella vicenda greca è che un’altra Europa è impossibile senza una rottura netta verticale. Democrazia, parlamenti e costituzioni antifasciste sono ormai divenuti orpelli vuoti, simulacri di un finto potere del popolo, ridotti a organismi per la semplice applicazione di disposizioni e decisioni prese altrove. La nuova tirannia parla la lingua di sempre. Sarà bene comprenderlo davvero e cominciare a organizzare la nostra guerra ai tiranni

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