Renzi ricatta e minaccia: ma sulla scuola si è scottato!

di Sergio Bellavita.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ieri ha minacciato di non assumere i precari della scuola, come peraltro gli impone una sentenza della corte di giustizia europea, se non verrà approvata la sua riforma. Con una delle più classiche e bieche mosse padronali di divisione dei lavoratori mette in campo un ricatto vergognoso: o si approva la riforma o salta tutto. Lo ha fatto dall’unica vera camera del parlamento, la trasmissione Porta a Porta di Vespa. Non era una boutade tuttavia perché poco dopo ha dato seguito una nota ufficiale del Pd rivolta a sindacati e minoranza interna: tre giorni di tempo, prendere o lasciare. Gli oltre tremila emendamenti impedirebbero, secondo Renzi, di approvare in tempo utile per il nuovo anno scolastico la sua riforma. Eventi che testimoniano il grado di putridume in cui è precipitato questo paese, il disprezzo delle istituzioni per il confronto e la dialettica democratica e la pressoché totale assenza di antidoti sociali al crescente autoritarismo dello stato. La mobilitazione della scuola è, in questo quadro e nonostante tantissimi limiti e contraddizioni dell’iniziativa sindacale, un fatto di grande valore. Il carattere unificante della lotta contro la buona scuola Renziana ha raggiunto e contagiato vasta parte del paese. Lo stesso pesante calo di consensi del governo nella recente tornata elettorale ne testimonia le ricadute sul terreno politico. Renzi si è scottato sulla scuola. Appare finita la stagione di quella spavalderia e arroganza decisionista che macinava vittorie, sebbene molte in realtà del tutto virtuali o inventate dai media mainstream. Ora è costretto a fare i conti con una realtà ben diversa e si gioca la carta disperata e vergognosa dei ricatti: nessuna assunzione e rischio scuola nel caos a settembre. Ricatti e minacce che vanno rispediti al mittente. La riforma può e deve saltare. Bisogna battere il ferro finché è caldo, impedire cioè che Renzi esca indenne dalla sua prima pesante battuta d’arresto. Non devono pensarla tuttavia così i vertici di Cgil Cisl e Uil che, anziché sfruttare un momento così propizio per mettere in discussione le politiche del governo, vanno invece in suo soccorso sedendosi, in rappresentanza non si sa bene di chi e cosa, ad un tavolo permanente sulle pensioni. Cgil Cisl Uil lo fanno quasi gratis, bisognose come sono di trovare legittimazione in risposta alla crescente loro irrilevanza. Il governo invece ha tutto da guadagnare visto che il perimetro della discussione sulle pensioni è stato già tracciato e consente solo risparmi di spesa. Sarà per questo che la Cgil e lo Spi hanno nei fatti accolto il decreto che aggira il diritto al recupero integrale del maltolto alle pensioni sancito dalla Corte costituzionale? Non sarà che più che le politiche del governo il problema principale è Renzi e la sua intolleranza ai vertici sindacali? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende…

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