Ilva: un altro omicidio

Di Sergio Bellavita

Non ce l’ha fatta Alessandro Morricella, operaio trentacinquenne dell’Ilva di Taranto. Lunedì scorso e’ stato investito da un getto di ghisa incandescente che gli ha procurato ustioni gravissime praticamente su tutto il corpo. Dopo quattro giorni di rianimazione è’ morto oggi pomeriggio al policlinico di Bari. L’Ilva di Taranto, fabbrica che semina morte e veleni dentro e fuori i suoi cancelli, e’ luogo  simbolo di un sistema di commistione mafiosa che produce violenza su uomini e ambiente. Emblema di un paese che tutto sacrifica sull’altare dei profitti delle imprese. Questa volta è toccato ad Alessandro. Ora giungono, come sempre in questi casi, tante belle parole di sdegno e commozione ma come sempre resteranno solo belle parole e nulla cambiera’ dentro e fuori la fabbrica. Anzi. Il modello economico e sociale che stanno costruendo governo e padroni rappresenta un atto di guerra contro i diritti del lavoro che comportera’ un progressivo peggioramento delle condizioni concrete di chi lavora. Rivoltiamoci ora non nella tomba!

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