Credito. I banchieri si fanno il loro contratto!

di Manuel Buccarella - “Il sindacato è un’altra cosa opposizione-Cgil” nella Fisac-Cgil

Si stanno tenendo in questi giorni le assemblee degli iscritti indette dalle organizzazioni sindacali del settore bancario ed assicurativo per esprimersi sull’ipotesi di accordo relativa al nuovo CCNL licenziata con l’Abi il 1° aprile  scorso. Come “Sindacato un’Altra Cosa” abbiamo manifestato in più di un’occasione la nostra contrarietà ad un nuovo contratto nazionale che ha trovato la firma anche di Fisac-Cgil.
Il contratto non ci soddisfa sia sotto il profilo economico che soprattutto sotto l’aspetto normativo. Il risibile aumento salariale, per altro spalmato per gli anni di vigenza del ccnl, viene ad essere praticamente annullato dal metodo di calcolo del trattamento di fine rapporto, dal quale viene definitivamente espunta la componente Edr. Il primo aumento salariale (irrisorio, 25 euro lordi) avverrà a ottobre 2016 ben due anni dopo l’ultimo avvenuto del  luglio 2014!) mentre l’aumento complessivo di 85 euro   in 4 anni e 6 mesi rende bene il senso della pochezza della contropartita economica. Viene confermata la riduzione del  TFR con l’effetto di compensare circa la metà del già misero aumento salariale previsto e di far  risparmiare i banchieri  sul contributo alle pensioni  integrative che nel settore sono prevalentemente a carico dei banchieri  con base di calcolo sull’importo del TFR.
Sotto il profilo normativo e delle tutele del rapporto di lavoro, anche la  Fisac-Cgil  ha accettato, con dichiarazione esplicita, il contratto a tutele  crescenti  previsto dal Jobs Act per tutti gli assunti  successivamente al 7 marzo 2015 (entrata in vigore del decreto attuativo), sconfessando la formale contrarietà della Cgil al Jobs Act. Ci si accontenta invece di affermare lapalissianamente che alle cessioni di personale ad altro datore di lavoro si applicano le norme già vigenti, che prevedono la continuità del rapporto di lavoro. Nessuna esplicita previsione di applicabilità dell’area contrattuale ai colleghi fatti oggetto di esternalizzazione né di un rientro nell’azienda bancaria cedente in caso di crisi o fallimento dell’azienda ceduta. Tutti paletti che andavano fissati in sede di accordo, a tutela di una categoria fortemente vessata dai piani dei banchieri di ridurre sempre più personale e costo del lavoro. La sorte dei colleghi esternalizzati viene dunque abbandonata alle insufficienti previsioni del Codice Civile o al più ad accordi aziendali che rischiano di non prevedere le giuste tutele per i lavoratori ceduti. In tale contraddittorio contesto si iscrive anche il fondo categoriale per l’occupazione (Foc) che verrebbe utilizzato anche per la riassunzione di lavoratori licenziati in caso di crisi.  La funzione di tale fondo rimane così assolutamente illusoria, nel senso che riassorbire i colleghi licenziati è pura propaganda in quanto nelle politiche dei banchieri c’è solo – lo ribadiamo – la riduzione del personale e del costo del lavoro in genere.
La flessibilità di mansioni, che autorizza facili demansionamenti, in linea con la controrivoluzione del Jobs Act, prevista per i quadri direttivi già nell’accordo, non esclude la possibilità di addivenire agli stessi risultati con i contratti integrativi aziendali, che avranno un ruolo sempre più grande, nella disciplina di condizioni economiche e normative, a discapito di una più piena tutela dei lavoratori in sede di CCNL. Tante sono le criticità, spesso macroscopiche, contenute in questo contratto nazionale che ci portano con forza a dire NO ed a fornire tale indicazione di voto ai colleghi bancari ed assicurativi nelle assemblee indette da Fisac. Gli assunti dal 1° aprile avranno una riduzione del solo 10% invece che del 18%  sullo stipendio tabellare per 4 anni. Ma la perla é  aggiuntiva:  gli assunti con stipendio ridotto assunti prima della firma di questo contratto  avranno l’aumento  pagato non dai banchieri bensì  dagli altri lavoratori del settore mediante la trattenuta di una giornata di retribuzione versata al  Fondo bilaterale (che è finanziato solo dai lavoratori!)  e che integrerà la differenza.
Riteniamo dunque colpevole l’atteggiamento anche di Fisac-Cgil di arrivare alla firma di questo tipo di contratto e con tale velocità, quando invece si doveva e poteva continuare l’azione di contrasto alle pretese dell’Abi con gli altri due giorni di sciopero già programmati e con iniziative di protesta significative come per esempio l’occupazione della sede dell’Abi a Roma.
Ribadiamo il nostro  NO all’accordo ed invitiamo colleghi e colleghe a votare NO nelle assemblee.

“Il sindacato è un’altra cosa  opposizione-Cgil”  nella Fisac-Cgil

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