Le finte aperture di Renzi sulla scuola e lo sciopero del 5 maggio

articolo di Francesco Locantore

L’annuncio dello sciopero del 5 maggio ha messo in seria difficoltà la retorica del governo sulla “buona scuola”, facendo emergere la contrarietà netta di chi la scuola la vive, come lavoratore e come studente alle proposte di aziendalizzazione degli istituti scolastici.

Dopo una prima reazione scomposta, per cui secondo Renzi lo sciopero “fa ridere” e chi contesta il ddl sarebbe “uno squadrista” secondo la ministra Giannini, il governo prova a giocare la carta della confusione, aprendo alle modifiche attraverso gli emendamenti in discussione nella commissione cultura alla camera. Le modifiche cui Renzi si è dichiarato disponibile ad aprire sono quelle presentate dal suo stesso partito, che ovviamente non cambiano la logica di fondo della proposta governativa ma provano a coprirla con una foglia di fico.

In questo senso va l’emendamento sugli albi territoriali dei docenti, che eviterebbe ai docenti di essere sbattuti da una parte all’altra della Regione per poter lavorare, ma che lascia in piedi il concetto che i nuovi assunti, e poi chiunque faccia una domanda di trasferimento, sarà in balia della scelta dei dirigenti scolastici che sceglieranno i docenti da chiamare in base ai curriculum, e non saranno più vincolati a graduatorie oggettive sull’anzianità di servizio e i titoli maturati negli anni.

Nello stesso senso va anche l’emendamento che salvaguarda il ruolo del consiglio di istituto nell’adozione del piano dell’offerta formativa delle scuole, ma mantiene la possibilità di differenziare l’indirizzo formativo di ciascuna scuola, mettendo in cattedra docenti scelti in base alla coerenza della propria formazione con l’offerta formativa della scuola, proprio come funzionano oggi le scuole paritarie confessionali e confindustriali. Per non parlare delle modifiche proposte sulla valutazione del merito dei docenti, per cui non sarebbe più il dirigente a decidere monocraticamente a chi attribuire premi e prebende, ma dovrebbe sentire un ristretto nucleo di valutazione. La sostanza della divisione della categoria e della ricattabilità degli insegnanti rimane tutta in campo.

L’unico vero punto di avanzamento, se dovesse essere mantenuto, è lo stralcio della riforma degli organi collegiali, che cancellerebbe con un colpo di spugna la democrazia all’interno delle scuole. Su questo Renzi pare che abbia fatto marcia indietro, tuttavia con il potere che il ddl attribuisce ai dirigenti scolastici, gli organi collegiali sarebbero un ridotti ad un simulacro, in cui i componenti sarebbero sottoposti al ricatto continuo del dirigente e della sua ristretta cerchia di accoliti.

Renzi ha poi garantito che non procederà per decreti d’urgenza, quando invece proprio di un decreto d’urgenza ci sarebbe bisogno per garantire le assunzioni dei precari dal prossimo anno scolastico, così come imposto anche dalla sentenza della Corte di Giustizia europea. I funzionari ministeriali hanno già sollevato il problema che i tempi della discussione parlamentare della legge non consentiranno di mettere in moto tutte le procedure necessarie per attivare le assunzioni, ma Renzi addosserà la colpa della promessa mancata alle opposizioni in Parlamento e in piazza che non lo hanno lasciato lavorare.

Come è stato giustamente rilevato da tutte le istanze di movimento in queste settimane, dalle assemblee sindacali ai collegi docenti che si sono ribellati alla proposta governativa, bisogna puntare al ritiro del disegno di legge 2994 dalla discussione parlamentare, perché non contiene alcuna proposta migliorativa, ma punta invece ad una sostanziale privatizzazione dell’istruzione pubblica. Le assunzioni si facciano per decreto e sul rilancio dell’istruzione pubblica si discuta democraticamente a partire da un disegno di legge completamente diverso da quello presentato dalla ministra Giannini, che è la legge di iniziativa popolare (lip) già depositata in Parlamento con le firme dei cittadini.

Chiediamo alla Flc di chiarire il proprio orientamento in questo senso. La piattaforma dello sciopero deve chiedere il ritiro del disegno di legge e le assunzioni urgenti dei precari dal prossimo anno scolastico. E’ per questo che si stanno mobilitando gli studenti e i lavoratori nelle scuole ed è con questo scopo che sciopereremo e saremo in piazza il 5 maggio.

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