Poste. Le contestazioni servono, ma non bastano

Nota di Delia Fratucelli, RSU Poste Italiane e video su youtube

Il 20 aprile a Milano nel Centro Postale di Distribuzione di via Valtellina, in un incontro tra l’amministratore delegato di Poste Italiane Caio e i portalettere, è partita una contestazione memorabile.
Ben vengano le contestazioni agli A.D. che prendono milioni di euro di retribuzione, per il loro lavoro di tagliatori di teste e distruttori di servizi pubblici. Non saremo certo noi a dispiacercene; ma questa contestazione è stata fomentata dalla SLP/CISL, che rimpiange e lavora per restaurare il vecchio regime clientelare precedente, quando Sarmi e Ialongo dirigevano Poste Italiane con retribuzioni stellari e bilanci “creativi”, aumento dei quadri dirigenti e delle loro retribuzioni ( il 13% nel 2013), numeri e stipendi inversamente proporzionali al calo dei lavoratori postali.
Regime clientelare, sindacale e politico, che ha meticolosamente preparato quello che è il vero e unico scopo degli ultimi governi: privatizzare e liberalizzare un servizio pubblico universale e sociale; ma la logica del mercato frantuma ogni diritto, ogni pratica sociale. I lavoratori postali sperimentano ogni giorno, il peggiorare delle proprie condizioni: l’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, la crescita di infortuni e malattie professionali (non riconosciute). Per Borsa e azionisti, i lavoratori saranno comunque un peso da tagliare: nei numeri, nei diritti e nelle retribuzioni.
Le contestazioni fanno bene, ma una volta finite, se non si organizzano  forme di resistenza ed opposizione reale, rimangono solo i filmati su You Tube a ricordare un’occasione persa.

Delia Fratucelli RSU Poste Italiane

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