Il 5 maggio chiudiamo le scuole e scendiamo in piazza

Comunicato sindacatoaltracosa FLC

Per il ritiro del ddl scuola del governo Renzi senza compromessi o emendamenti

Durante la manifestazione delle Rsu del 18 aprile i sindacati firmatari del contratto scuola del 2007 hanno annunciato lo sciopero unitario per il prossimo 5 maggio contro il ddl scuola e per la riapertura della contrattazione nazionale. Accogliamo favorevolmente questa decisione che può dare respiro ad una stagione di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, contro le politiche del governo Renzi che mirano a privatizzare l’istruzione pubblica e ad asservire i lavoratori al potere discrezionale dei dirigenti scolastici.

Da tempo abbiamo chiesto alla Flc – ed anche alle altre categorie della Cgil – di dare continuità alle lotte dell’autunno e allo sciopero del 12 dicembre scorso. In tal senso abbiamo presentato un ordine del giorno al direttivo nazionale del 12 marzo (link) che è stato respinto. Abbiamo sostenuto le iniziative dei lavoratori autoconvocati della scuola di Roma e degli altri coordinamenti che sono sorti nel Paese per reagire all’immobilismo dei gruppi dirigenti dei principali sindacati. Abbiamo condotto la campagna elettorale per le Rsu, chiedendo alle lavoratrici ed ai lavoratori non solo di dare il voto alle liste della Flc-Cgil, ma di partecipare ad un movimento di massa per ribaltare le politiche di tagli e di aziendalizzazione delle scuole attuate dagli ultimi governi (e richieste dalle istituzioni europee) e di porre alla base della discussione sulla riqualificazione delle scuola pubblica la legge di iniziativa popolare (Lip) “Per una buona scuola della Repubblica” già depositata in Parlamento, che prevede tra l’altro il finanziamento statale al 6% del Pil per l’istruzione pubblica. Abbiamo appoggiato l’iniziativa degli autoconvocati di Roma e dei sindacati di base di indire uno sciopero della scuola per il 24 aprile, quando sindacati confederali e le altre organizzazioni maggiormente rappresentative erano incapaci di indicare scadenze e mobilitazioni. Abbiamo partecipato all’assemblea nazionale convocata dagli studenti dell’Uds per chiedere ai sindacati di confluire tutti su una grande manifestazione nazionale in difesa della scuola pubblica e per il ritiro del ddl scuola (in cui si era valutata la possibilità di convergere sul 12 maggio, data in cui già i Cobas avevano indetto lo sciopero nelle scuole superiori per boicottare le prove Invalsi, iniziativa che noi sosteniamo).

Negli ultimi giorni si è prodotta una coscienza diffusa tra i lavoratori sulla gravità dell’attacco del governo e una pressione dal basso verso i gruppi dirigenti dei principali sindacati per arrivare ad uno sciopero generale unitario. In questo senso si sono mosse l’assemblea nazionale della scuola dello scorso 12 aprile indetta dagli autoconvocati, le assemblee nelle scuole convocate dalle Rsu nelle ultime settimane, l’appello alla segreteria nazionale Flc da parte dei candidati per le elezioni Rsu affinché fosse indetto lo sciopero. Nell’assemblea cittadina delle Rsu di Roma del 14 aprile scorso (presenti oltre 500 delegati) un nostro delegato ha invitato durante il suo intervento i presenti ad esprimersi per alzata di mano sulla necessità di uno sciopero generale unitario, registrando il consenso unanime dei presenti.

Oggi finalmente lo sciopero è stato annunciato. Certo sarebbe stato meglio se i sindacati di base e confederali avessero trovato un accordo per una data comune, ma la cosa importante è che anche i sindacati maggiori, prima fra tutti la Flc, si siano decisi a mettere in campo una seria iniziativa di contrasto al governo Renzi prima dell’approvazione del ddl scuola.

Tuttavia non si può tacere di un limite importante di questa iniziativa: la piattaforma su cui si sta muovendo il cartello delle OO.SS. che ha indetto il 5 maggio è insufficiente. Se giustamente si insiste sull’attacco all’istituto della contrattazione – visto che il ddl disciplina alcune materie di competenza contrattuale, mentre il contratto è bloccato da 5 anni – e sullo strapotere dei dirigenti scolastici, si pensa di poter perseguire “precisi obiettivi di modifica del provvedimento in discussione alle Camere attraverso opportuni interventi emendativi” (dalla lettera alle Rsu per la manifestazione del 18 aprile).

Noi riteniamo invece che il ddl scuola sia inemendabile e vada semplicemente ritirato, in quanto non contiene alcuna proposta migliorativa per l’istruzione pubblica, ma avanza invece una idea complessiva di aziendalizzazione delle scuole.

La sbandierata assunzione di massa dei precari (prima 150mila, poi 100mila senza nessun Ata, alla fine probabilmente saranno ancora meno) è un’operazione di facciata che in sostanza peggiorerà la condizione lavorativa di chi ha già maturato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato secondo la normativa europea, condizionando l’assunzione ad ulteriori spostamenti territoriali, in alcuni casi al cambiamento della materia di abilitazione, al collocamento in albi territoriali da cui i dirigenti scolastici potranno attingere giudicando i curriculum. D’altra parte tutti quei precari che non erano iscritti nelle graduatorie ad esaurimento non avranno alcuna prospettiva di lavoro, neanche con contratti a tempo determinato, essendo previsto il divieto di assunzione per chi abbia lavorato per 36 mesi. Noi chiediamo invece che il governo emani un decreto d’urgenza perché già dal prossimo anno scolastico siano assunti a tempo indeterminato150mila lavoratori, comprendendo tutti quelli che hanno maturato il diritto, e che vengano istituite nuove graduatorie permanenti per l’assunzione in ruolo dei nuovi abilitati.

Il ddl scuola rappresenta un attacco frontale alla libertà di insegnamento costituzionalmente garantita, attraverso lo strapotere che viene consegnato ai dirigenti scolastici dalla stesura del piano dell’offerta formativa; dalla possibilità di poter scegliere i lavoratori (prima solo con la scelta dei neoassunti, poi con chiunque faccia domanda di mobilità e si veda relegato negli albi territoriali); dalla valorizzazione degli insegnanti “meritevoli”, cioè di quelli che si comporteranno secondo le indicazioni del dirigente stesso.

Si prevede che le scuole debbano dipendere sempre di più dai finanziamenti privati: quelli di aziende interessate ad un’offerta formativa ridotta a formazione professionale anziché alla trasmissione agli studenti di una coscienza critica e della consapevolezza dei propri diritti di futuri lavoratori e lavoratrici; oppure quelli provenienti dalle scelte del 5 per mille delle famiglie all’istituto di proprio gradimento. E’ chiaro che ne verrà fuori un sistema in cui si allargherà la forbice tra le poche scuole più ricche e la maggioranza di scuole ridotte in miseria.

Il ddl prevede infine finanziamenti incostituzionali alle scuole private attraverso la defiscalizzazione delle spese sostenute dalle famiglie per l’iscrizione dei figli alle scuole paritarie.

Crediamo che la giornata di lotta del 5 maggio sia una occasione per far emergere la radicale contgrarietà delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, delle studentesse e degli studenti alle proposte del governo ed imporre alle direzioni sindacali l’obiettivo del ritiro del decreto.

Contribuiremo quindi alla buona riuscita dello sciopero, convocando assemblee in tutte le scuole in cui siamo presenti, per far crescere la consapevolezza nella categoria e l’opposizione all’insieme del ddl, pertecipando per questo a tutte le iniziative per il ritiro del ddl che sono organizzate, compreso lo sciopero del 24 aprile. Invitiamo a convocare in tutti i territori assemblee e coordinamenti Rsu, per discutere ed elaborare una piattaforma per l’assunzione di tutti i precari e il rinnovo del contratto.

Parteciperemo alle giornate di mobilitazione No Expo di Milano ed al corteo del Primo maggio, contro il lavoro precario, il Jobs Act e il governo Renzi.

La lotta contro il progetto del governo non deve finire il 5 maggio. Per fermare il ddl scuola sarà necessario proseguire la lotta. Bisognerà mettere in campo tutte le nostre iniziative per bloccare il normale funzionamento delle scuole e per coinvolgere la società intera, sino a quando il ddl non sia ritirato. Per questo ci impegneremo, invitando tutte le OO.SS., le Rsu, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse a sviluppare unitariamente la lotta, a partire dalla giornata del 9 maggio per la dignità della scuola e mettendo in campo iniziative di lotta prolungata fino ad arrivare se necessario al blocco degli scrutini.

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