Direttivo FLC. Report

Report direttivo FLC 11-12 marzo 2015

Mercoledì 11 e giovedì 12 marzo si è riunito il Comitato Direttivo della FLC.
In questi stessi giorni il governo ha definito il DDL della buona scuola, confermando lo smantellamento del sistema formativo, il potere dei dirigenti e la differenziazione competitiva dei docenti (chiamata diretta e valorizzazione). Il grande piano di assunzioni rimane un tragico balletto con tempi e cifre incerte (50mila, 105mila, 120mila, in uno o forse due anni), con la certezza che in ogni caso ai salvati (GAE) si accompagneranno decine di migliaia di sommersi (i precari esclusi).
In queste stesse settimane il Jobs Act (libertà di licenziamento, demansionamento e controllo a distanza) ha ridefinito il potere di lavoratori e lavoratrici: ha segnato i rapporti di forza fra le classi. Con il blocco del contratti pubblici e la messa in discussione dei CCNL di chimici e bancari, si affaccia all’orizzonte l’estensione generalizzata del modello Marchionne. Una sconfitta quindi che mette in discussione la stessa sopravvivenza del sindacato come soggetto generale e rappresentativo dell’insieme del lavoro.

In questo quadro, il CD della FLC ha parlato soprattutto di… altro. Interventi e discussioni sono stati dominati dalle recenti elezioni RSU: se è stata una vittoria, un consolidamento o una sconfitta l’arretramento della FLC (tra 1 e 2% in scuola, università e ricerca); il risultato dell’ANIEF (3,4% nella scuola); il ruolo dei precari in questi risultati. Ogni tanto qualcuno (forse) si è reso conto di quanto fosse surreale questa situazione, come quando è stato richiamato un noto romanzo americano, nel quale gli abitanti di una piccola cittadina continuano la vita di tutti i giorni mentre una devastante nube chimica si palesa all’orizzonte. Mentre il governo Renzi cambia i rapporti di forza fra le classi, il sistema contrattuale e la scuola, si discute più o meno allegramente di qualche punto percentuale in più o in meno alle diverse organizzazioni sindacali …

Ad esser sinceri Pantaleo, il segretario della FLC, ha provato a sottolineare il contesto, cioè la forza d’impatto di questa nube che si è oramai addensata sulla condizione dei lavoratori e delle lavoratrici: “si apre una fase nuova e pesante, nella quale il voto delle RSU rischia di esser vanificato dalla fine del contratto e della contrattazione”, se non “delle stesse RSU (chi si metterà contro un dirigente scolastico-sindaco?)”. Per questo Pantaleo ha chiesto che il CD si esprimesse chiaramente su questa analisi di contesto e sulla necessità di una risposta straordinaria della FLC nei prossimi mesi, considerata la posta in gioco.

E in realtà, bene o male, il Cd si è espresso.
La destra della maggioranza si è sostanzialmente concentrata sull’analisi dei risultati, non emettendo sillabo sulla fase straordinaria. Si è detta sindacalmente felice dei risultati ottenuti (più del 30% dei voti in ogni comparto), con un rapporto di 2 a 1 tra consensi ed iscritti. Ed in secondo luogo, ha sottolineato che ci si deve definire non contro Renzi, ma sulle piattaforme (NdR: come quelle sui rinnovi contrattuali, con valorizzazione e definizione di un orario complessivo del lavoro docente – vedi il nostro documento di critica Link 1). Cioè ha inteso chiarire che si parte dall’impostazione storica, moderata, della FLC (autonomia, valutazione, ecc). E quindi senza sottoscrivere il programma della LIP sulla buona scuola della repubblica (come fatto il giorno precedente dal Coordinamento precari della FLC, oltre che da un paio di esponenti della segreteria nazionale, tra cui Pantaleo stesso). Al fondo, come detto in alcuni interventi, si deve considerare i rapporti di forza, il consenso a Renzi, la scarsa adesione allo sciopero del 12 dicembre (intorno al 15% nella scuola): non darsi prospettive di lotta irreali.
La sinistra della maggioranza, nelle sue varie articolazioni, ha al contrario confermato questa analisi di contesto. Ha sottolineato la necessità di riprendere subito la mobilitazione, e di costruire un vasto fronte sociale di lotta. Ha sottolineato la valenza ed il ruolo della scelta politica di dare il voto a tutti i precari, e l’importanza di fare del precariato, dei suoi diritti, della stabilizzazione una battaglia di lungo periodo della FLC. Sottolineando la necessità di un vasto fronte sociale, ha difeso la LIP e la costruzione di alleanze con studenti e comitati su questo asse, su un progetto alternativo alla buona scuola renziana.
Noi, come OpposizioneCGILnellaFLC, abbiamo sottolineato il quadro in cui si sviluppa questa fase, la sconfitta del JobAct e le responsabilità della CGIL (che dopo aver bloccato la mobilitazione il 12 dicembre, dopo aver fatto approvare i decreti nel silenzio delle piazze, dopo aver aspettato mesi, ha prospettato una consultazione sul referendum e una legge d’iniziativa popolare sullo Statuto dei lavoratori). Abbiamo sottolineato anche le responsabilità della FLC (giudizio articolato su buona scuola a settembre, raccolta firme unitaria e neanche un’ora di sciopero). Abbiamo difeso la LIP come piattaforma programmatica alternativa alla buona scuola, in grado di connetterci alle scuole che l’hanno sottoscritta, agli studenti e ai comitati precari. Ma soprattutto abbiamo sottolineato l’esigenza di concretizzare una prospettiva: abbiamo chiesto la convocazione di un’assembla nazionale di delegati/e, preparata da assemblee territoriali RSU, che possa diventare leva e baricentro di un nuovo movimento della scuola contro Renzi, costruendo una piattaforma e indicendo uno sciopero nazionale entro i tempi della discussione parlamentare del DDL o l’eventuale decreto.
Sulle elezioni delle RSU, abbiamo sottolineato come il dato di fondo, preoccupante, non è l’arretramento di qualche punto della CGIL (pur presente), ma il mantenimento di un consenso di massa a CISL e UIL (senza arretramenti, nonostante le responsabilità e le ambiguità di questi anni) ed alle organizzazioni corporative (Snals e Gilda). In un contesto in cui la FLC non si è mai distinta nella categoria (raccolta firme unitaria, giudizio articolato sulla buona scuola come gli altri, corteo del pubblico impiego, ecc). Soprattutto un risultato con i piedi di argilla, davanti alla tempesta all’orizzonte.
Quello che però ci è sembrato più rilevante, in questo Cd, è la confusione del corpo centrale della maggioranza. Persa a disquisire su analisi dei flussi elettorali, ruolo del precariato nel voto, tendenze che sembrano emergere con la crescita di ANIEF ed i nostri arretramenti. Senza alcuna prospettiva ed alcuna concretezza. Senza quasi citare il DDL e le conseguenze che a breve innescherà nel mondo della scuola.

Il Direttivo ha comunque approvato un documento finale, che sottolinea “il duro attacco ai valori fondanti della costituzione, per affermare la centralità delle imprese nei processi economici e sociali”. E riconosce chiaramente (finalmente!!!) che “la buona scuola è in continuità con la destrutturazione del sistema di istruzione e formazione iniziato con Moratti..e Gelmini”. Che “siamo di fronte ad una passaggio cruciale per la tenuta del sindacato e la sua natura confederale e generale”. Che “è necessario costruire dal basso un progetto alternativo alla buona scuola, ricercando una sintesi tra le tantissime proposte”. Ma poi tutto questo precipita in una proposta di mobilitazione unitaria con CISL,UIL e SNALS: assemblee, 20 giorni di sospensione delle attività aggiuntive, un corteo nazionale a metà aprile. Cioè, il nulla o poco più.
Per questo abbiamo contrapposto una nostra risoluzione conclusiva (Link 2). Abbiamo proposto inoltre un odg per esplicitare la nostra prospettiva di mobilitazione (Link 3). Odg che abbiamo messo agli atti, ma non in votazione, dietro richiesta della segreteria che ha accolto l’ipotesi di un’assemblea nazionale RSU ad aprile (vedremo, e vedremo come si caratterizzerà). Abbiamo infine proposto un odg sulla questione di Milano e dell’EXPO (che riprendeva quello presentato all’Assemblea nazionale FIOM che la presidenza ha rifiutato di mettere ai voti, Link 4), che ha ottenuto 4 favorevoli (3 nostri presenti), 7 astenuti, 35 contrari.
Da questo Direttivo, la FLC sembra confermare lo stato di confusione e torpore che attraversa tutta la CGIL, e che rende ancor più gravi le responsabilità di questo gruppo dirigente. Da questo Direttivo, usciamo ancor più convinti della necessità di costruire nelle scuole, nelle assemblee, nei coordinamenti e nei comitati quella mobilitazione di piazza che sola saprà fermare Renzi e le sue controriforme.

OpposizioneCGIL nella FLC

Link 1

Link 2

Link 3

Link 4

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