Cgil in stato confusionale alla ricerca del parametro perduto…

Quando il sindacato dimentica l'ABC

Sergio Bellavita

Siamo passati in poche settimane dai roboanti annunci di guerriglia contrattuale per rendere inapplicato il Jobs Act, che servivano solo a coprire la fine della breve parabola conflittuale, all’affermazione che sarebbe un errore caricare troppo sui contratti nazionali l’onere di contrastare lo stesso..(sigh)
La cosa che colpisce di più di questa due giorni della Filctem sulla contrattazione è la totale assenza della condizione di lavoro dalle discussioni su modelli contrattuali, rinnovi ecc. Quasi che la contrattazione fosse un esercizio da contabili. Lo stato confusionale è tale che ci si è dimenticati che la contrattazione andrebbe fatta sui bisogni dei lavoratori, non su indicatori. Invece ci si arrabatta su quale indicatore inventarsi in tempo di deflazione per sostituire l’Ipca. Le ragioni della contrarietà al modello separato del 2009 sono praticamente cestinate da questa incomprensibile nostalgia per i bei tempi dell’inflazione!!! D’altronde Solari afferma che i minimi salariali devono rimanere non derogabili e invece sul resto si applica il 10 gennaio, cioè la derogabilità totale. Quindi perché non si firma il 2009? Finirà, come già accaduto in altre stagioni, che la contrattazione non solo non farà da argine al Jobs Act ma lo applicherà peggiorandolo. La non linea sindacale, o la linea del navighiamo a vista che Solari ha espresso, non durerà che pochi minuti davanti alle richieste del padronato. E siccome si continua a parlare di inderogabilità dei minimi vuol dire che il rischio che anche su quelli si ceda è molto più grande di quanto si dica.

Pubblichiamo un estratto dell’intervento di Solari.
SOLARI (CGIL): IL CONTRATTO NAZIONALE COME ANTIDOTO AL JOBS ACT

“Lo strumento del contratto nazionale di lavoro è l’esatto contrario, dal punto di vista filosofico, del Jobs Act. Nel contratto nazionale, infatti, sono le parti a decidere le regole e il terreno di gioco, l’altro è un elemento che cancella il ruolo delle parti e altera gli equilibri in campo”. E’ quanto ha affermato ieri il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, nel corso dell’intervento conclusivo della due giorni di seminario sulla contrattazione promosso dalla Filctem Cgil. Solari ha affrontato, tra le altre cose, il tema della stagione di rinnovi contrattuali, a partire da quello della categoria dei chimici, legando il ragionamento al Jobs Act. “Dobbiamo avere presente – ha detto – che il contratto nazionale è un potente antidoto rispetto alla filosofia del Jobs Act, tuttavia dobbiamo evitare da un lato di caricarlo di aspettative che non può sopportare e dall’altro di introiettare l’idea di firmare un contratto purchessia. Evitiamo gli eccessi e manteniamo questo difficile equilibrio”. Tra le questioni sul tappeto, ha elencato Solari, il modello contrattuale del 2009 scaduto (e allora non firmato dalla Cgil) e l’individuazione di un parametro di riferimento per gli aumenti contrattuali in una fase di deflazione. “Si va ad una stagione di rinnovi contrattuali – ha spiegato il segretario confederale di corso d’Italia – molto probabilmente senza un modello di riferimento, essendo scaduto quello del 2009. Siamo tutti consapevoli che non è questo il momento di avviare una discussione su di un nuovo modello ma, allo stesso tempo, non rinunciamo ovviamente ai rinnovi contrattuali”. Eppure, secondo Solari, “dire che non c’è un modello però non vuol dire che non c’è nulla”. Diverse sono infatti le ipotesi sul campo per ragionare sui rinnovi: dal parametro del 2% di inflazione, che è il mandato istitutivo della Bce, all’idea di prendere in considerazione “il vero spread di questo paese, ovvero la scarsa produttività largamente dipendente dalla mancanza di investimenti”. In ogni caso, per il dirigente sindacale della Cgil, “molto probabilmente si andrà a provare a rinnovare i contratti esattamente come si faceva prima del ’93, ovvero considerando un ampio spettro di fattori, dall’andamento dei prezzi a quello del settore. Non aspettiamo di trovare l’indice, questo insieme di fattori dovrà essere il riferimento da tener conto per i rinnovi”. Anche perché Solari individua diversi compiti per il contratto nazionale, oltre la discussione sul modello e sull’indice. “A partire dal fatto che il contratto nazionale va inteso come una grande clausola sociale che garantisce i trattamenti minimi inderogabili per tutti ampliando poi, come individuato nell’accordo del 28 giugno, le competenze del secondo livello di contrattazione anche per cogliere le problematiche delle grandi aziende sovranazionali”. Così come il testo unico del 10 gennaio prevede pratiche di validazione dei contratti attraverso il voto dei lavoratori: “Se nel fare questi contratti nazionali avessimo la forza e la capacità di costringere all’applicazione effettiva del testo unico, e di conseguenza il binomio tra le organizzazioni rappresentative e il voto dei lavoratori, avremmo contratti nazionali con una forte legittimazione”. Altri temi su cui esercitare la contrattazione sono “l’estensione delle tutele per le figure più deboli, del mondo dell’appalto e non solo, come ovviamente il contrasto degli effetti più devastanti del Jobs Act”. Solo alcuni esempi da cui l’invito alla categoria dei chimici “di usare tutta la forza, la duttilità e la testardaggine in questa partita perché mai come ora al contratto dei chimici è legata non solo la condizione materiale dei lavoratori del settore ma la possibilità di non gettare via decenni di positive relazioni industriali”.

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