Syriza, non è un bel debutto

Editoriale di Sergio Bellavita

di Sergio Bellavita – Oggi il governo Tsipras sarà chiamato a esplicitare le sue scelte in politica economica e sociale. Appare difficile immaginare che le promesse che gli hanno consentito di vincere le elezioni siano mantenute dopo che la contrattazione con la Troika, o come si chiama adesso,si è conclusa con un accordo che somiglia molto ad rientro nei ranghi della Ue. Nessuno dei grandi obbiettivi iniziali e’ stato raggiunto. Ne’ politico ne’ economico ne’ sociale. Non c’è la ristrutturazione del debito, non c’è la conferenza straordinaria dei paesi della Ue, non c’è alcun allentamento sulle politiche di rigore e soprattutto non c’è la riscrittura del memorandum.  È stata solo concessa una dilazione sui tempi del piano in attesa di tempi migliori che non verranno, un po’ poco per  quella rottura necessaria con le politiche criminali che hanno umiliato un intero popolo. Lo avevamo detto con chiarezza davanti alla netta vittoria elettorale contro l’austerità, non ci sarà alcuno spazio di mediazione, o il governo greco si piega o si piega la Ue. Tutto pare indicarci che si sia piegato Tsipras. Vorremmo sinceramente sbagliare ma il fatto che ancora una volta Atene debba comunicare le sue riforme a Bruxelles non depone a favore della presunta riconquistata sovranità del popolo greco. La tranquillità dei mercati e dei tecnocrati dell’euro lo testimoniano ulteriormente. Lo scossone necessario non c’è stato. La telefonata di Tsipras a Renzi a poche ore dall’approvazione dei primi criminali atti del jobs act e’ un colpo pesante a tutti coloro che guardano alla Grecia come modello possibile di ricostruzione a sinistra per la fuoriuscita dall’austerità. Va detto che la partita non è chiusa per la semplice ragione che nulla è cambiato rispetto alla insostenibilità del debito della Grecia, il quadro è ancora molto instabile e nessuno può escludere che lo scontro dentro la Ue si riapra nei prossimi mesi. Tuttavia il primo vero atto politico del governo Tsipras e’ innegabilmente una delusione le cui conseguenze non si possono sottovalutare. Ne’ sul piano interno ne’ tantomeno su quello generale. Una sconfitta del tentativo del popolo greco di affrancarsi dalle politiche d’austerità rischia di trascinare a fondo le residue speranze di impedire l’uscita da destra dalla crisi in tutta Europa. Conviene affrontare la realtà anche e soprattutto quando non ci piace.

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