Direttivo Cgil. Tutti a casa

di Sergio Bellavita –

La Cgil ha segnato il suo punto più basso con la discussione dell’ultimo direttivo nazionale. Non solo non c’è nessuna continuità dell’iniziativa contro le politiche del governo ed in particolare il Jobs Act, ma proprio non c’è alcuna idea concreta di come fronteggiare il perdurare dell’aggressione di governo e padronato alla condizione del lavoro. Nessuna idea di quali politiche rivendicative sostenere, di come agire per riunificare il lavoro, lottare contro la precarietà,  aprire vertenze per la stabilizzazione. Nessuna idea su come esprimere sostegno concreto alla lotta del popolo greco contro l’austerita’ che non sia la semplice passeggiata di sabato 14 febbario.  Non c’è nulla, sino al punto da rendere persino improponibile una discussione di merito, una battaglia delle idee. Semplicemente si accetta il nuovo regime della ricattabilita’ che il Jobs Act ha istituito fingendo di non sapere quali siano le drammatiche conseguenze  sulla condizione di chi lavora. La crisi della Cgil è per queste ragioni talmente profonda che non può essere affrontata davvero senza una rottura interna altrettanto profonda. Senza una rottura con le nostalgie concertative che ancora governano l’organizzazione, senza una rottura con il palazzo, con il Pd, con Cisl e Uil, senza la ricostruzione di una strategia contrattuale e di una pratica coerente per la Cgil non c’è futuro. Senza nuovi gruppi dirigenti non c’e’ futuro, quelli attuali hanno dimostrato di non essere adeguati. Non c’è molto tempo a disposizione per impedire che il più grande sindacato italiano finisca come la sinistra radicale in un processo di irreversibile consunzione.

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