25 novembre

Che il 25 novembre non sia soltanto la giornata delle statistiche!

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza contro le donne. In tante città oggi le donne manifesteranno contro la violenza maschile contro le donne. Non ci sarà sciopero, come l’anno scorso, perchè tante circostanze hanno reso difficile rilanciare quella iniziativa, che tuttavia resta la strada che dovremmo provare a percorrere, perchè, come dicevamo l’anno scorso, la denuncia e la rabbia non sono sufficienti, serve un gesto forte, di conflitto e di rivendicazione. E lo sciopero è appunto questo.
Oggi come l’anno scorso, le ragioni sono le stesse, forse anche di più. Perchè aldilà delle parole di circostanza che in tanti oggi pronunceranno, il tema del femminicidio resta marginalizzato nella agenda politica di questo paese e il rischio vero è che via via, telegiornale dopo telegiornale, 25 novembre dopo 25 novembre, in tanti si abituino a considerarlo un dato di fatto, normale e ineluttabile.
Oggi più che mai serve rivendicare la nostra posizione contro la violenza contro le donne e andare oltre alla rabbia, allo sconforto e all’indignazione. Va detto per esempio che la mancanza di fondi per il piano nazionale anti-violenza è responsabilità del Governo. Così come è responsabilità del Governo se mancano quelle misure che dovrebbero provare a eliminare le discriminazioni di genere, nonché le risorse e le competenze che servirebbero ad aprire una grande campagna, anche culturale, per affrontare in profondità il tema del femminicidio e dei rapporti di genere in tutti gli ambiti della società.
Va detto anche che il modello che il Governo vuole imporre con il Jobs act sul terreno del lavoro riduce i diritti di tutti ma in esplicito limita la libertà delle donne e la nostra autonomia. Perchè cancella definitivamente l’art.18 e rende strutturale il ricatto, con il rischio che aumentino le discriminazioni e le violenze all’interno dei posti di lavoro; perchè taglia lo stato sociale e la cassa integrazione; perchè non riduce affatto la precarietà ma casomai la estende. E va anche detto che gli 80 euro alle neo-mamme rientrano nella pratica degli annunci propagandistici e riproducono in ottica familista l’idea che le donne lavoratrici siano soltanto soggetto di assistenza in quanto madri, senza incidere davvero sulle loro condizioni di lavoro, che continuano in ogni ambito a essere peggiori di quelle dei colleghi uomini. Va detto anche che la legge Fornero sulle pensioni va semplicemente cancellata, per questo e per mille altri motivi.
E allora, che il 25 novembre non sia soltanto la giornata delle statistiche, delle lacrime di coccodrillo o delle promesse di circostanza! E che questi temi rientrino in tutte le mobilitazioni contro il Governo e contro le politiche di austerità. Tutti i giorni, non soltanto il 25 novembre.

Eliana Como

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