Vertenza Ast Terni: la Fiom non tiene

di Sergio Bellavita E' terminato da molto l'incontro tra le organizzazioni sindacali, i vertici di ThyssenKrupp e il ministro Guidi quando...

E’ terminato da molto l’incontro tra le organizzazioni sindacali, i vertici di ThyssenKrupp e il ministro Guidi quando sotto il ministero dello sviluppo economico di via Molise, nella totale assenza di informazioni dirette ai lavoratori, cominciano a circolare negli smartphone degli operai, giunti da Terni per difendere l’acciaieria e il loro futuro, foto dei testi di un accordo firmato dai sindacati che sospenderebbe lo sciopero per tutte le aree amministrative in cambio del pagamento degli stipendi e del mantenimento della trattativa a partire da lunedì 10.
Nei giorni scorsi la multinazionale tedesca ha messo in campo il più bieco e classico dei ricatti contro lavoratori in lotta e che avranno la busta paga di novembre pesantemente leggera per le lotte di queste settimane: o si rientra a lavorare o niente stipendio di ottobre! Gli operai rumoreggiano sempre di più per la mancanza del sindacato che spieghi loro cosa sta succedendo, mentre il fatto che le decine di giornalisti presenti battano agenzie sui contenuti dell’intesa mentre loro sono all’oscuro di tutto non fa che crescere la tensione. Ci vorrà ancora un’ora prima che la delegazione sindacale scenda. Alle 15.20 circa eccoli finalmente. La lettura di un comunicato congiunto Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Uglm è affidata a un funzionario  con il megafono che stenta a farsi ascoltare perché sovrastato da urla fischi e insulti.
Il comunicato, gelido, conferma l’accoglimento della sospensione dello sciopero in tutti i reparti amministrativi in virtù di una disponibilità dell’azienda alla revisione del piano industriale ed al pagamento delle retribuzioni di ottobre.
La parola passa a Landini ma le proteste non cessano.  Il segretario Fiom tenta di spiegare che non si è ceduto nulla, che dai cancelli non uscirà un bullone e che gli scioperi proseguono. Un intervento tutto in difesa che cerca di affermare la tesi del primo buon risultato quale frutto delle lotte.
I pochi applausi non riescono a controbilanciare i fischi, le urla, gli insulti o il silenzio attonito dei più che non hanno compreso per quale ragione il sindacato, compresa la Fiom e compreso  Landini, abbiano accettato la sospensione dello sciopero in alcune aree senza aver ottenuto garanzie sul futuro dell’acciaio, della città.
I lavoratori che erano presenti al ministero non sono una semplice parte dell’azienda, sono il nerbo di chi sta sostenendo le lotte di questi mesi. Il loro giudizio vale mille volte quello di un amministrativo o di chi ha partecipato passivamente a questo lungo conflitto. E il loro è un giudizio drammaticamente negativo. La ThyssenKrupp pretendeva la ripresa della produzione senza condizioni. Sapeva che non l’avrebbe mai ottenuta senza un risultato concreto sulle prospettive dell’acciaio Ternano. Si è quindi accontentata di una sospensione dello sciopero in tutte le aree amministrative che certo non potranno far uscire le merci o produrre alcunché ma realizzano il fatto che è passata l’azienda. Questo chi lotta lo percepisce subito. Basta vedere i volti tiratissimi e ascoltare i capannelli di operai che litigano e urlano furiosamente tra loro per capire chi è passato e chi ha ceduto. Da domani il blocco totale dei cancelli non c’è più. Cosa abbia ottenuto il sindacato in cambio non è chiaro a nessuno. Così operai in sciopero e in presidio vedranno passare loro davanti gli autorizzati al lavoro. Questa è la vittoria concreta dell’azienda. Quello che gli serviva per spezzare l’unità dei lavoratori, fiaccare la loro resistenza e minare la credibilità di un  sindacato che non può vantare una vittoria, nemmeno parziale, perché non c’è alcuna vittoria. Forse c’è un’apertura, uno spiraglio, una promessa di revisione del piano industriale,  troppo poco tuttavia per sottovalutare l’impatto di questo cedimento sulle lotte e sventare il rischio di cadere nella strategia di sfiancamento da parte dell’azienda e del governo. Vogliamo sperare che sia solo un passo falso e che nella trattativa di lunedì e nei prossimi giorni si possa recuperare una vertenza che ha reso evidente una grande disponibilità a lottare anche in maniera radicale.  Pur nella consapevolezza della durezza del ricatto della multinazionale tedesca e della difficoltà di tenere tutti insieme, continuiamo a pensare che un crescendo di mobilitazione così radicale si può fermare o rallentare solo quando si vince, quando insieme a chi lotta si decide ogni passaggio della vertenza.  Questa sospensione parziale dello sciopero andava discussa prima di condividerla al ministero. Così non è purtroppo stato. E i sindacati sono apparsi nuovamente indistinguibili e lontani dal battagliero sentimento prevalente.  Il fattore determinante della vittoria storica nella lotta dei  21 giorni alla Fiat di Melfi nel 2004 è stato esattamente questo. Mentre i vertici pretendevano la rimozione dei blocchi come condizione per trattare i lavoratori e la Fiom dissero no. La trattativa si doveva fare in sciopero totale, a blocchi in piedi. Fiat fu così costretta a sedersi al tavolo, per la prima volta nella sua storia, a fabbrica ferma. Nelle vertenze questi non sono elementi secondari. Fanno esattamente lo scarto tra vincere e perdere. I padroni lo sanno bene. Toccava alla Fiom, anche oggi, fare la differenza nella vertenza delle acciaierie di Terni dopo le manganellate della polizia di Alfano e Renzi. Doveva assumersi l’onere di alzare il livello dello scontro sino all’occupazione dello stabilimento. Ha deciso un’altra strada, speriamo non disastrosa per i lavoratori.
6 Novembre 2014

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