CCNL editoria: aumenti ridicoli e commissioni per ridurre salari.Il modello del 10 gennaio avanza.

Firmato l'accordo per il rinnovo del contratto dei grafici editoriali. Questa firma apre la strada a precedenti molto pericolosi in stridente contrasto con la piattaforma rivendicativa per la manifestazione di sabato 25 ottobre.


Innanzi tutto si tratta di un accordo definitivo e non di una ipotesi da
sottoscrivere solo dopo un serio ed approfondito passaggio di
validazione coi lavoratori; infatti si tratta di un’intesa e non di
un’ipotesi, da presentare in assemblea n pochissimi giorni e “non
modificabile”. I necessari passi democratici saltano del tutto, come del
resto ben dimostrato anche dal continuo richiamo dell’accordo sulla
rappresentanza del 10 gennaio, in parte già recepito come parte
integrante ed in parte minacciosamente da implementare.
Il comunicato sindacale unitario piange miseria e si dilunga sulla crisi
del settore (produzione con crolli tra il 25 e il 40%, penetrazione di
nuove tecnologie come pc, smartphone e tablet…), recepisce
l’impostazione datoriale senza dare un minimo di sbocco a proposte
alternative.
Non una parole viene spesa per chiarire come si intende affrontare la
crisi e pensare alla ripresa.
In aggiunta si avvale di numerosi impegni differiti tra i quali figura:
la costituzione di una commissione incaricata di fare quello che è
invece compito delle trattative per il contratto, ovvero disegnare anche
possibili modifiche che affrontino con determinazione e reale
innovazione la crisi del settore, invece che ripiegare sulla solita
sterile riduzione del costo del lavoro;
la costituzione di un’altra commissione con il mandato, ben più grave e
pericoloso, di ridurre i costi e rivedere l’organizzazione del lavoro:
revisione di tutti gli elementi costitutivi dei costi (ferie, riposi,
orari, flessibilità delle prestazioni, 13a mensilità, scala
parametrale); relazioni industriali, modalità di approvazione di accordi
sottoscritti da sindacati che rappresentino il 50% + 1 dei lavoratori,
clausole di raffreddamento, piena esigibilità.
C’è la costituzione di un fondo sanitario con costi alti a carico dei
lavoratori aderenti.
Il peggio riguarda, come sempre, il salario, il mercato del lavoro e la
precarietà: i lavoratori già impiegato per 12 mesi con contratti a
progetto, lavoro autonomo, con partite IVA e somministrati si vedono
innalzare di 24 mesi la durata del contratto a tempo determinato fino ad
arrivare a 60 mesi, senza nessuna certezza di futura stabilizzazione.
I limiti della somministrazione a tempo determinato, fissati al 25% della
forza lavoro, possono essere elevati, in sede aziendale, per rispondere
a situazioni particolari.
L’adeguamento dei salari è irrisorio: 20 euro
al livello intermedio (ovvero poco più di 11 euro al livello più basso)
più altri 25 euro da maggio 2015 (circa 14 euro al livello più basso)
più l’una tantum di 30 euro per tre quote durante il 2015 a copertura di
tuta la precedente vacanza contrattuale.
In pratica ci troviamo di fronte ad un rinnovo figlio della
contrattazione restitutiva di questi anni e del modello del 10 gennaio,
in parte vuoto, in parte gravemente peggiorativo ed in gran parte
differito su materie che sfuggiranno al controllo dei lavoratori del
settore.
Un accordo che dimostra l’insostenibile contraddizione tra le parole
d’ordine del 25 ottobre e le pratiche reali.
Cosi non va.

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