Lettera alla CGN

Lettera di Giorgio Cremaschi, inviata alla Commissione di Garanzia Nazionale e alla Segreteria Confederale Cgil "...il concetto e la concreta attuazione della pari dignità sono sostanzialmente ignorati dalle strutture della organizzazione"


Care compagne, cari compagni,
All’avvio dei congressi di base ritengo doveroso, come primo firmatario del
documento “Il sindacato è un’altra cosa”, sollevare la questione della regolarità
del congresso.
Come sapete il documento alternativo è proposto da una piccola minoranza del
Comitato Direttivo nazionale, ma non per questo non ha il diritto, rispetto al
documento di maggioranza, a quella pari dignità che è nello spirito e nella lettera
dello Statuto (art. 6 punto d), nelle regole congressuali e nelle stesse
raccomandazioni del Presidente della CGN (Comunicazione n. 4 del 20 dicembre).
Invece il concetto e la concreta attuazione della pari dignità sono sostanzialmente
ignorati dalle strutture della organizzazione.
In primo luogo è inaccettabile la definizione di congresso unitario che viene diffusa.
Al di là del fatto che così noi saremmo semplicemente ignorati, correttezza
vorrebbe che si dicesse semplicemente che questo congresso vede sulla stessa
posizione politica di fondo la grande parte del gruppo dirigente, tranne una piccola
minoranza. Questa è la verità politica che si deve sapere nella organizzazione,
mentre l’uso della parola “unitario” paradossalmente attenua la portata
dell’accordo politico nel gruppo dirigente ed esprime un giudizio di valore che porta
alla cancellazione di fatto della minoranza.
Da questo equivoco nasce l’atteggiamento, riscontrato in tante strutture,
tendente ad ignorare politicamente e organizzativamente le pari condizioni tra i
due documenti.
Ci sono strutture che presentano la posizione di maggioranza, o gli emendamenti
ad essa, come posizione di tutta l’organizzazione, cito al riguardo la FIOM
nazionale che ha diffuso gli emendamenti sottoscritti dal suo segretario generale
come posizione della categoria.
Ci sono strutture che hanno ignorato il diritto della minoranza ad essere presente
nelle commissioni di garanzia, come Firenze.
Ci sono tante strutture che non hanno ancora reso pubblici i calendari dei congressi
di base, con l’evidente intenzione di concentrarli nelle ultime settimane, riducendo
così ancora di più le possibilità di un pari confronto tra le diverse posizioni.
Ci sono tante strutture che non stanno minimamente attrezzando il percorso
congressuale in modo da garantire che in tutti i congressi di base siano illustrati e
in ogni caso conosciuti i contenuti e la stessa esistenza di due documenti
contrapposti.
Ci sono tante strutture che non stanno predisponendo le condizioni perché il voto
sui due documenti avvenga con scrutinio segreto con modalità trasparenti e
controllabili.
Oltre a questo abbiamo riscontrato sinora una diffusa indisponibilità a permettere
alla minoranza di esercitare i suoi diritti congressuali.
Le compagne ed i compagni impegnati a sostegno del documento alternativo
sono quasi tutti militanti di base senza incarichi di apparato. Lo svolgimento del
congresso deve dunque tenere conto di questo dato di fatto per garantire parità
di condizioni. Le spese congressuali non sono le spese della maggioranza
spalmate su tutta la organizzazione, ma sono le spese necessarie per fare un
congresso democratico.
Per queste ragioni i militanti che sostengono il documento alternativo devono
essere messi in condizione di poter partecipare alla campagna congressuale di
base, con i costi a carico della organizzazione. Se infatti questo non dovesse
succedere, ci troveremmo di fronte al fatto che un in un congresso di base la
maggioranza partecipa con costi a carico della organizzazione e la minoranza, se
ci riesce, con spese personali. Questa non sarebbe solo una violazione delle pari
condizioni, ma un uso improprio delle risorse dell’organizzazione. Le strutture
infatti, durante il percorso congressuale hanno la funzione di garantire il corretto
svolgimento del congresso per tutte e tutti, e non solo, per la maggioranza di cui in
generale fanno parte. È evidente allora che un uso distorto delle risorse di tutta
l’organizzazione nella campagna congressuale avrebbe ricadute politiche e
statutarie.
Per ovviare a tutto questo sono a richiedere le seguenti misure:
– una presa di posizione della segretaria confederale che, a seguito di quella già
citata, emanata dalla Commissione di Garanzia, solleciti tutte le strutture alla
piena realizzazione della pari dignità delle posizioni congressuali. Gli strumenti
informativi della organizzazione nei due mesi dei congressi di base devono
funzionare secondo la pari dignità. Sarebbe inoltre opportuna una conferenza
stampa per la presentazione dei due documenti.
– Là ove i calendari congressuali sono in ritardo occorre decidere lo slittamento
della data di conclusione dei congressi di base per permettere una effettiva
partecipazione.
– Bisogna verificare che ovunque gli iscritti siano stati effettivamente messi a
conoscenza dell’esistenza e dei contenuti dei due documenti.
– Bisogna garantire agibilità e rimborso spese vive a tutte e tutti coloro che
intendono partecipare al congresso non essendo funzionari. La rinuncia di un
militante di base a partecipare al congresso perché l’organizzazione non gli ha
consentito di farlo sarebbe un fatto gravissimo. Le strutture interessate sono
garanti e responsabili dell’attuazione di questo principio decisivo per la regolarità
dei congressi di loro competenza.
– Bisogna che i componenti delle commissioni di garanzia abbiano accesso a tutti i
livelli ai dati congressuali di competenza. Compagne o compagni appositamente
delegati devono poter accedere ai dati raccolti dalle categorie nazionali.
Care compagne, cari compagni,
Mi dispiace dover iniziare il nuovo anno, per il quale vi rivolgo i migliori auguri, con
questa protesta e queste richieste che avrebbero dovuto essere scontate.
Francamente pensavo che, vista la evidente sproporzione politica ed
organizzativa delle forze in campo tra i due documenti, fosse interesse di tutti che
questo congresso si svolgesse con grande trasparenza e democrazia. Purtroppo
invece i primi segnali dicono che rischia di non essere così. Vi scrivo proprio perché
spero sinceramente che si possa tutti evitare che il percorso congressuale si
trasformi in una diffusa sopraffazione del dissenso.
Cordiali saluti
Giorgio Cremaschi

1 Commento su Lettera alla CGN

  1. Purtroppo è vero quello che dici, l’ho constatato stamattina l’andazzo dell’assemblea ed il voto che era palese e non segreto e sembrava già tutto prestabilito che dovesse andare avanti il doc. 1
    f.to
    semplice iscritto Moscato Eugenio

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