Cgil Cisl Uil chiedono un «tavolo». Ma serve lo sciopero!

Eliana Como: è il PNRR a essere inadeguato, non il confronto

Sul Governo Draghi, il gruppo dirigente della Cgil è passato in meno di tre mesi (non tre anni, tre mesi!) dal complimentarsi con il nuovo presidente del Consiglio perché «ci ha chiamati alle consultazioni» e «si apre una nuova stagione di concertazione modello Ciampi» fino a scoprire, pochi giorni fa, che sul Piano Nazionale (PNNR) «il confronto è inadeguato».

Quando fu nominato Draghi, il segretario della Cgil non gli ha risparmiato complimenti entusiasti, come non sapessimo da che storia proveniva, dipingendolo in modo quasi salvifico come colui che, addirittura, ci «avrebbe portati fuori dalla precarietà». Ho contestato apertamente allora questa posizione e le affermazioni del segretario della Cgil e non nascondo di non essere stata l’unica, anche nel gruppo dirigente, a chiedere perlomeno «un po’ di cautela in più » .

Poi c’è stato il Patto con Brunetta sulla PA, firmato dai tre segretari generali, di cui abbiamo letto il giorno dopo sui giornali, senza alcun coinvolgimento delle categorie interessate, tanto meno dei lavoratori e delle lavoratrici. Un Patto che estende il perimetro dei servizi pubblici al privato, detassa il welfare contrattuale anche ai dipendenti pubblici, consegnando loro anche più flessibilità e un sistema premiale fondato su una presunta misurazione «oggettiva» della produttività. Un Patto che gli stessi che lo hanno firmato hanno spiegato essere positivo perché finalmente riapriva la stagione dei rinnovi contrattuali, in realtà rimandando sostanzialmente di un altro anno, al 2022, i rinnovi. Con risorse che, visto poi il recente atto di indirizzo di Brunetta e le scelte sulla scuola, conquisteremo comunque solo e esclusivamente se finalmente decideremo di praticare una stagione di mobilitazione per ottenerle. Sorvolo su Brunetta che a pochi giorni dalla firma si vantava in diretta TV di aver convinto i tre segretari generali a cena a casa sua.

Infine arriviamo a due giorni fa, quando appunto, dopo meno di tre mesi, scopriamo da un comunicato di Cgil Cisl Uil che «il confronto sul PNRR è inadeguato».

Mi chiedo se chi ha scritto quel comunicato si aspetta che possa davvero essere compreso dai lavoratori e dalle lavoratori, dai nostri delegati/e, dalle persone che abbiamo l’ambizione di rappresentare. È il PNRR a essere inadeguato, non il confronto. Vergognosamente inadeguato e Draghi dirà pure «garantisco io» in Europa, ma a ripagarlo saremo noi, negli anni a venire.

Un Piano che ha letteralmente al centro di tutto (premessa, riforme e interventi) l’impresa, il mercato e la produttività, a cui sono funzionali anche la transizione Green e la digitalizzazione.

Un Piano che stanzia decine di miliardi per le imprese, le grandi opere e l’alta velocità. Dove anche la riforma del settore pubblico è funzionale al sistema imprenditoriale, a partire da scuola e università. Un Piano dove peraltro l’annuncio di riforme centrali come giustizia, concorrenza, PA, appalti sono calendarizzate in tutta fretta (appena tre mesi) e con legge delega, quindi di fatto, esautorando ogni possibile discussione.

Un Piano, soprattutto, in cui la sanità è l’ultima delle grandi voci di spesa, dove la coesione sociale è ai margini e dove non c’è mezzo impegno sulle pensioni, con l’effetto immediato che da qui a dicembre scatta il countdown perché a gennaio 2022, finita e non prorogata quota 100, si torna a 67 anni e 7 mesi per la pensione.

Basterebbero queste ultime due considerazioni a suggerire, per me, di annunciare una mobilitazione e uno sciopero generale, anche per non lasciare alla Lega campo libero su questo. Invece no, il comunicato unitario di Cgil Cisl e Uil chiede un’altra cosa, ben precisa, che è su tutti i titoli dei giornali di ieri e oggi: «il confronto è inadeguato», chiediamo «partecipazione, istituzionalizzazione del coinvolgimento, concertazione e confronto».

A chi fosse sfuggito, la parola «confronto» è ripetuta sei volte nel comunicato. Sei! Le parole sanità e pensioni una sola volta. La parola sciopero o almeno mobilitazione mai!

Allora, cari segretari di Cgil Cisl Uil, lo capisco che sia necessario chiedere il confronto, in fondo è il nostro mestiere. Ma è in tutta evidenza il PNRR a essere inadeguato non il metodo con cui ci si è arrivati. E per cambiarlo, così come per avere un confronto reale che possa davvero incidere sui contenuti, va messa in campo una grande mobilitazione nel paese. Perché altrimenti stiamo solo elemosinando un tavolo che, con ogni evidenza, non c’è. E se anche ci dovesse essere, senza mettere in campo la nostra forza di mobilitazione, non porterà comunque a incidere su un Piano già confezionato, di cui noi e chi rappresentiamo potremo al massimo prendere qualche briciola, salvo ripagarlo negli anni a venire.

In particolare, cara Cgil dovremmo proprio essere noi a parlare di mobilitazione invece che auspicare a tutti costi la concertazione fino a chiedere un convolgimento persino istituzionalizzato. Altrimenti quando parliamo di «coinvolgimento e partecipazione dei delegati/e», «rapporto con i movimenti», addirittura «sindacato di strada»… possiamo usare tutta la retorica che vogliamo, ma ahimè il rischio è che non ci creda più nessuno.

Eliana Como – portavoce nazionale #RiconquistiamoTutto

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