Pensioni di reversibilità. Piove sul bagnato!

articolo di Eliana Como

Piove sul bagnato, è il caso di dirlo! Non bastasse aver cancellato il sistema delle pensioni di anzianità e costretto intere generazioni a lavorare fino a 70 anni per prendere meno della metà del proprio stipendio!
Nelle pieghe della legge delega per il contrasto alla povertà, il Governo torna a tagliare le pensioni, introducendo un meccanismo che lega l’erogazione della pensione di reversibilità in caso di morte del pensionato al reddito familiare, calcolato sull’Isee.
Se venisse approvata, la nuova norma cambierebbe il principio stesso della pensione di reversibilità, che passerebbe sotto la voce “prestazione assistenziale”, sottoposta come tale alla prova dei mezzi, cioè all’Isee, che oltre al reddito personale misura – in verità in modo tutt’altro che realistico – il reddito familiare, immobili e risparmi compresi. Dunque non verrebbe più erogata come “prestazione previdenziale”, in forza cioè dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa da parte del lavoratore morto prematuramente, ma a seconda dello stato di bisogno dei familiari. Si noti che già oggi, per effetto della prima riforma delle pensioni del 1995, la reversibilità (che normalmente è pari al 60% del valore della pensione percepita) è condizionata ad alcuni limiti di reddito, per cui diminuisce del 25% se il coniuge percepisce un reddito superiore a 1.500 euro mensili e poi via via si riduce fino a dimezzarsi.
Va da sé che non si sta parlando quindi di un provvedimento erogato “a pioggia” e che, come sempre, dietro alla propaganda della “razionalizzazione delle risorse” si nasconde soltanto l’ennesimo sistema per tagliare ancora le pensioni e fare di nuovo cassa con i fondi INPS e con i contribuiti versati dai lavoratori. Di nuovo peraltro penalizzando le donne, che della pensione di reversibilità sono state storicamente le principali benificiarie, non certo per un nostro privilegio di genere (!), ma a causa del fatto che più spesso sono le donne a essere fuori dal mercato del lavoro o ad avere stipendi molto bassi.
Bontà loro, dal Governo precisano che non si tratterebbe di un provvedimento retroattivo! Senza girarci attorno, è comunque un furto per chi fino a oggi ha versato i contributi convinto di avere un diritto che poi sistematicamente gli verrà invece tagliato, nel silenzio della burocrazia delle riforme che ormai passa dalle leggi delega, dai decreti ministeriali o dagli adeguamenti automatici, coinvolgendo il Parlamento il meno possibile. E, soprattutto, nel silenzio straziante dei sindacati confederali e della stessa Cgil, che, a parte un comunicato di biasimo da parte dello Spi nazionale e la solita richiesta di incontro al Governo, sembra anche stavolta rassegnata a far passare il tutto più o meno come se niente fosse, senza quella vera e grande mobilitazione del paese, unica condizione possibile per riaprire davvero la partita delle pensioni.

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