Scuola. Ritiro del ddl, assunzione di tutti gli aventi diritto.
Comunicato sindacatoaltracosa FLC
Organizzare il movimento per una lotta determinata
Il 5 maggio è stato il più grande sciopero della scuola nella storia: oltre il 70% di adesione. Centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici: amministrativi, tecnici, assistenti, docenti, precari. Uno sciopero preparato da documenti delle scuole, da striscioni e manifesti all’ingresso degli istituti, da volantini autoprodotti per spiegarne le ragioni a studenti e famiglie. Massiccio è stato il boicottaggio INVALSI. Il 6 e 7 maggio nelle primarie, anche con casse di resistenza informali per sostenere i somministratori in sciopero. Il 12 maggio nelle superiori, con associazioni e collettivi studenteschi. Un quarto degli studenti non ha partecipato ad INVALSI (per assenza o sciopero). Un numero probabilmente simile ha consegnato risposte inutilizzabili. E’ un dato enorme. La critica alla standardizzazione della valutazione è oggi senso comune. Come la critica all’utilizzo della valutazione per implementare strumenti premiali, individuali o collettivi che siano (ai “team”: una proposta che non limita, ma anzi ne peggiora la logica competitiva, differenziando tra loro le classi).
E’ un movimento di massa della scuola, contro il DDL Renzi-Giannini.
Il governo Renzi ha radicalizzato nel tempo l’impianto autoritario della sua controriforma. Costretto a rinunciare all’aumento d’orario dalle reazioni unanimi della scorsa estate, costretto a cancellare gli scatti di merito dalla consultazione autunnale, si è voluto focalizzare su competizione e poteri dei dirigenti (autonomia e diversificazione fra istituti). Nel mese di marzo e di aprile sono cresciute le prese di posizione, la partecipazione alle assemblee cittadine, la rabbia e la richiesta di lotta. Una crescita che è stata ripresa dai comitati, dalle strutture auto-organizzate, dai sindacati di base e dalla sinistra CGIL (come gli autoconvocati a Roma, il comitato 3 ottobre a Milano, il manifesto dei 500 e dell’assemblea contro la buona scuola a Torino, il coordinamento nella riviera toscana, ecc). Queste forze hanno spinto per l’esplosione della protesta, indicendo lo sciopero del 24 aprile.
Questa rivolta è stata colta e rilanciata dalle burocrazie sindacali, con lo sciopero del 5 maggio. CGIL CISL UIL SNALS e GILDA hanno colto l’innesco di questo movimento ed hanno deciso di rilanciarlo, scioperando prima dell’approvazione del DDL. Uno sciopero ed un movimento che quindi, ad oggi, è diretto dalle organizzazioni sindacali, nel quadro di una fortissima pressione dal basso, unitaria e radicale. E quindi, nonostante propensioni e volontà a cercare accordi, hanno dovuto rifiutare il terreno degli emendamenti del governo, chiedere un cambio di impianto ed un decreto sui precari.
I tempi dell’approvazione sono oramai stretti. Ancor di più, incombe la prossima fine dell’anno scolastico. Quello che è uno degli elementi di forza del movimento, la sua unità, dimensione e compattezza, è pregiudicato dal rischio della divisione: dalla capitolazione di alcuni (come con la Gelmini) e dalla propensione generalizzata delle burocrazie sindacali alla ricerca dell’accordo (FLC compresa). Questo movimento, però, non deve esser svenduto.
Il terreno di lotta che rimane, prima della tagliola estiva, è il blocco degli scrutini. Un orizzonte che richiama la grande vittoria degli anni ottanta: l’aumento contrattuale più significativo della categoria, il tetto dei 25 alunni per classe, l’assunzione di 30mila precari. Tanto che tutte le organizzazioni sindacali lo stanno riprendendo, persino quelle che l’hanno sempre combattuta.
Come terreno di lotta, il blocco degli scrutini è complesso. La Legge “antisciopero” (n. 146/90), imposta proprio sull’onda della lotta della scuola, lo rende teoricamente impossibile.
Come dimostrato in diverse occasioni nei trasporti, però, le norme non bloccano la lotta. Soprattutto se un vasto fronte sindacale (anche non compatto), la sostenesse. La forza ed il consenso largamente maggioritario possono imporre forme di lotta anche oltre le norme.
Il progetto di controriforma di Renzi e la battaglia per l’assunzione dei precari possono vincere solo se cresce e si radicalizza la lotta. Solo se il governo è costretto a cedere da una forza ed una determinazione uguale e contraria. Per questo bisogna organizzare democraticamente la lotta. Per questo è importante costruire in ogni territorio assemblee RSU o di delegati/e, comprendere il profilo radicale e di lunga durata della lotta (compreso il blocco degli scrutini), costruire un’assemblea nazionale e rappresentava di delegati e delegate delle scuola: per decidere lo sviluppo della lotta, per definire democraticamente una piattaforma, per non ridurre questo movimento ad un episodico sfogatoio.
Impedire l’approvazione del DDL, in ogni caso, non è una battaglia che può esser lasciata solo al mondo della scuola. Il movimento in corso è per difendere la scuola pubblica, contro un’istruzione di classe, contro un’impostazione liberale e padronale della formazione. E’ interesse generale del mondo del lavoro sostenere questa mobilitazione, impedire la trasformazione della scuola in uno strumento di divisione della forza lavoro, di differenziazione sociale, di disuguaglianza. Per questo è necessario allargare il conflitto contro il governo anche con uno sciopero generale dell’insieme del mondo del lavoro. Lo chiediamo alla CGIL ed a tutte le organizzazioni sindacali coinvolte in questo movimento.
Per organizzare questo movimento, per il ritiro del DDL, per l’assunzione di tutti gli aventi diritto, per condurre sino in fondo questa lotta.
Ilsindacatoèunaltracosa Opposizione-CGIL
nella FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza – CGIL)

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